La battaglia di Mario, il 43enne tetraplegico che ha chiesto di accedere al suicidio assistito: «Questa è tortura». E denuncia Asur e Cerm

Sabato 18 Dicembre 2021 di Martina Marinangeli
La battaglia di Mario, il 43enne tetraplegico che ha chiesto di accedere al suicidio assistito: «Questa è tortura». E denuncia Asur e Cerm

ANCONA - La battaglia di Mario non si ferma. Il 43enne tetraplegico ed immobilizzato da oltre 10 anni ha denunciato i vertici dell’Asur e quelli del Comitato etico per il reato di tortura, accusandoli di avergli «cagionato acute sofferenze fisiche dovute all’aggravarsi delle sue condizioni negli ultimi 16 mesi (da quando è stata presentata la sua richiesta di accedere alla verifica delle condizioni per il suicidio assistito, ndr), agendo con la crudeltà che caratterizza l’immobilismo e l’inerzia proprio di chi ha accertato, come ha fatto l’Asur, una condizione di sofferenza intollerabile e non si attiva per porvi fine - si legge in una nota dell’associazione Luca Coscioni, da 15 mesi al fianco di Mario nella sua battaglia -. Il tutto, nei confronti di una persona che si trovi in una condizione di minorata difesa».

 

 

Oltre al reato di tortura, tramite l’esposto depositato mercoledì mattina presso la Procura della Repubblica di Ancona dal suo pool di avvocati, Mario ha denunciato ulteriori omissioni di atti d’ufficio e la mancata esecuzione dell’ordine del Tribunale di Ancona da parte dell’azienda sanitaria. La battaglia legale viene così portata anche in sede penale.


Il passaggio
Dopo la diffida all’Asur affinché effettuasse le verifiche su metodo e farmaco eventualmente da utilizzare nella procedura, il 1 dicembre l’Area vasta 2 aveva chiesto al Comitato etico di riesaminare il punto - uno dei requisiti richiesti per l’accesso al suicidio assistito - ed integrare il parere precedente, nel quale la questione era rimasta in sospeso. A ieri, tuttavia, non risultava alcun responso da parte del Comitato. «La tortura è un reato che sanziona il “furto di umanità” - il commento di Filomena Gallo, codifensore di Mario e segretaria dell’associazione Luca Coscioni –, che lo Stato, tramite i propri organi, pone in essere nei confronti di chi si trovi in una situazione di minorata difesa.


La situazione
Le condizioni di Mario sono sensibilmente peggiorate negli ultimi mesi: i dinieghi e gli ostruzionismi dell’azienda sanitaria sono ormai eloquenti della volontà di dilatare i tempi, accettando il rischio che le condizioni di Mario peggiorino a tal punto da non consentirgli più di procedere con l’autosomministrazione del farmaco. Questo significherebbe condannare Mario a sopportare sofferenze intollerabili attraverso un trattamento inumano e degradante per la sua dignità». Secondo l’associazione, l’azienda sanitaria avrebbe commesso inoltre «reati non solo contro la pubblica amministrazione ed il suo buon andamento, ma soprattutto contro la libertà morale di Mario, costretto a subire e tollerare un trattamento contrario al suo senso di dignità il cui rispetto è stato espressamente sancito dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale».

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Ultimo aggiornamento: 15:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA