Il comitato etico alla Asur: «Non scarichi, per noi Mario può andare avanti nel suicidio assistito»

Il comitato etico alla Asur: «Non scarichi, per noi Mario può andare avanti nel suicidio assistito»
Il comitato etico alla Asur: «Non scarichi, per noi Mario può andare avanti nel suicidio assistito»
di Martina Marinangeli
5 Minuti di Lettura
Domenica 19 Dicembre 2021, 05:50

ANCONA «Questo tira e molla tra Asur e Comitato etico regionale non aiuta il paziente nel suo doloroso percorso. Noi ci siamo già espressi: ora tocca al sistema sanitario regionale muoversi in merito alle questioni decisionali ed operative relative alla richiesta di suicidio medicalmente assistito». L’intervento è del presidente del Comitato etico regionale Paolo Pelaia, che mette in fila le ultime tappe della battaglia di Mario, il 43enne dell’Anconetano tetraplegico ed immobilizzato da 10 anni, da oltre 15 mesi in lotta per vedersi riconosciuto il diritto a morire con dignità, arrivando anche a denunciare Asur e Cer per il reato di tortura. 

 
Il parere non vincolante
Nel merito della questione, «mi rifaccio a quello che la sentenza della Corte costituzionale ha stabilito con criteri ben precisi – spiega Pelaia –, tra cui la richiesta di un parere non vincolante del Comitato etico. Una commissione di medici di varie specialità professionali ha valutato le condizioni del malato, la sua determinazione a seguire questa procedura e, in una relazione ben documentata, ha riportato tutto al Comitato etico, che ne ha discusso e ha stabilito che ci fossero tutte le condizioni che la Corte costituzionale prevedeva. Quindi, a questo punto, stante la sentenza della Corte, è corretto eseguire il desiderio del malato».


Dall’Area Vasta al Cem

Quanto alla cronistoria delle tappe che hanno portato a questa situazione, il presidente Pelaia ricorda come il direttore dell’av2 Giovanni Guidi, «il 1 dicembre abbia rimandato al Comitato una lettera, chiedendo di riesaminare il quesito di cui al punto C (ovvero le modalità ed il quantitativo di farmaco eventualmente da somministrare, ndr) dell’ordinanza del Tribunale di Ancona, oppure di trasmettere il tutto ad un organismo ritenuto competente affinché si pronunciasse. Procedura un po’ strana: nel caso dovrebbe essere l’area vasta a rivolgersi eventualmente a questo organismo competente». Al netto di ciò, il Cer risponde il 3 dicembre: «nel merito degli aspetti sanitari del paziente – scrivono in una comunicazione all’av2 –, si precisa che il parere del Comitato ha natura consultiva e non vincolante, mentre le questioni decisionali ed operative relative alla richiesta di suicidio medicalmente assistito, sono di competenza del Servizio sanitario regionale che, di fatto, previo parere consultivo del Comitato etico, ha il compito di decidere se e quale procedura seguire. Il Comitato ha già risposto ai quesiti – tra cui quello in merito al farmaco – alle cui considerazioni si rimanda non ritenendo necessario modificare o integrare quanto già espresso. Come previsto dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, rimane in capo al servizio sanitario la gestione operativa della procedura». 


L’estraneità conclamata
Il Comitato «si ritiene estraneo a queste querelle legali, in quanto organismo indipendente – puntualizza Pelaia, che però è voluto andare a fondo alla questione –: grazie al centro studi della Corte, ho trovato un documento della commissione regionale di bioetica della Regione Toscana, parere numero 2/2020 del 14 febbraio del 2020. Si tratta di un protocollo operativo su come ci si deve comportare nei casi di suicidio assistito, ci sono le linee guida. E viene specificato che la gestione operativa è in capo al servizio sanitario regionale. Ho dato questo protocollo ai dirigenti dell’Asur: qualcosa di operativo in mano ce l’hanno». Quanto al nodo rimasto aperto in merito al farmaco, «il paziente è seguito da un collega anestesista e, esprimendo un parere puramente generale, secondo me chi è deputato a decidere l’aspetto operativo, potrebbe mettersi in contatto e definire insieme al medico curante come procedere. Il farmaco non lo dà il comitato etico, lo dà il Ssr. Si continua a tirare per la giacchetta il Comitato etico quando quello che dovevamo fare, l’abbiamo fatto, nel supremo interesse del malato. Non è il Comitato che può decidere sul farmaco. Esistono già dei protocolli, come quelli della Svizzera, o dell’Olanda. Certo, non essendoci una legge, navighiamo a vista: non c’è esperienza, legislatura, e non sappiamo come muoverci, ma piccoli passi nei confronti di malati che soffrono, ci sono».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA