La Regione: no alla riforma della sanità. L'assessore Saltamartini: «Via il numero chiuso a Medicina per 2-3 anni». Mancano 70 dottori al 118

Mercoledì 16 Marzo 2022 di Martina Marinangeli
La Regione: no alla riforma della sanità. L'assessore Saltamartini: «Via il numero chiuso a Medicina per 2-3 anni». Mancano 70 dottori al 118

ANCONA - «Su 180 medici del 118 che dovrebbero essere impiegati sulle ambulanze, ne mancano 70». Il problema cronico della carenza di personale nella medicina d’urgenza - e non solo - è tradotto in numeri dall’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini che, proprio per questa ragione, ha annunciato il giudizio negativo delle Marche, ieri in sede di Conferenza delle Regioni, sul decreto ministeriale 71, che detta i nuovi standard per l’assistenza sanitaria sul territorio.

 

 
La situazione
«Non si può pensare di riformare la sanità con il blocco delle assunzioni, senza aver formato i medici di medicina generale, del 118 o del pronto soccorso – articola il ragionamento il titolare della delega –. Il tema è sempre lo stesso: qualunque riorganizzazione deve tenere conto della carenza dei medici e delle specializzazioni. Per questo, proponiamo da tempo l’eliminazione del numero chiuso a Medicina, almeno per 2-3 anni, l’aumento delle specializzazioni e la risoluzione del problema della giungla di retribuzioni». 


Il nodo
Per restituire un’immagine plastica delle criticità che si stanno affrontando in questo segmento sanitario, l’assessore cita il caso di Senigallia dove, «su 15 medici in organico, ne abbiamo solo sei ed i bandi che abbiamo pubblicato sono andati deserti». L’unico ad andare a segno è stato l’ultimo pubblicato, che si è chiuso il 7 marzo scorso: «Prevedeva di mettere a gara sei posti per il pronto soccorso di Senigallia e hanno fatto domanda 13 studenti del corso di specializzazione al secondo anno». Si tampona come possibile, ma il nodo resta. «Molti medici non vogliono prestare servizio nella continuità assistenziale, nel 118 o nei pronto soccorso perché c’è una giungla retributiva con trattamenti che tendono a scoraggiare chi sarebbe disposto a farlo. Questi sono temi posti, come Regioni, al governo e spero che ci sia una risposta». Il Dm71 presentato dal governo alle Regioni, disegna la riforma degli attuali assetti delle cure primarie, difficile da portare a casa senza un numero di risorse umane adeguato. Il perno del sistema immaginato dal decreto sarà il distretto sanitario, al cui interno avrà un ruolo fondamentale la Casa della Comunità, dove verrà garantita assistenza h24 ogni giorno della settimana.


I ruoli
Gli studi dei medici di famiglia - definiti spoke delle Case della Comunità - saranno poi collegati in rete per assicurare aperture h12 sei giorni su sette. C’è poi il ruolo degli Ospedali di Comunità, cruciali nella presa in carico dei pazienti nelle fasi post ricovero ospedaliero, oppure dove c’è bisogno di una particolare assistenza vicino al domicilio del paziente. Un ruolo di primo piano lo rivestiranno gli infermieri di famiglia. A coordinare i vari servizi del distretto saranno le Centrali operative territoriali. Il Dm 71 detta le azioni in cui si dovranno tradurre le risorse del Pnrr Salute nella Missione 6 C1 sulle reti di prossimità. Tra le altre misure presenti nella bozza del Dm, infatti, ci sono gli standard per l’assistenza domiciliare e la definizione dell’utilizzo dei servizi di Telemedicina. Nel nuovo sistema di cure primarie vengono incluse le farmacie, che sono identificate a tutti gli effetti come presidi sanitari di prossimità dove il cittadino potrà trovare un numero sempre maggiore di servizi aggiuntivi.

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