Spiagge, ecco la doppia beffa. Concessioni a rischio per la norma europea e adesso anche più salate

Spiagge, ecco la doppia beffa. Concessioni a rischio per la norma europea e adesso anche più salate
Spiagge, ecco la doppia beffa. Concessioni a rischio per la norma europea e adesso anche più salate
di Martina Marinangeli
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Venerdì 11 Febbraio 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 08:37

ANCONA - Caro mare, ma quanto mi costi? Non bastava la spada di Damocle della direttiva Bolkestein, che ha messo in subbuglio l’intero settore balneare. Ora arriva anche l’aumento record dei canoni demaniali marittimi che, inevitabilmente, rischia di tradursi in una rimodulazione al rialzo dei prezzi di lettini ed ombrelloni. Insomma, dopo il caro bollette ed il caro materie prime, si profila anche il caro spiagge. 

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Il decreto 500 del 14 dicembre 2021 - come ha reso noto una recente circolare del Ministero delle infrastrutture – stabilisce un aumento dei canoni demaniali marittimi pari al 7,95% nel 2022, il più elevato di sempre. Ogni anno, infatti, i canoni delle concessioni vengono adeguati in base agli indici Istat. Nel 2021, per esempio, c’era stata una diminuzione dell’1,85% e, prima di quest’anno, l’ultimo incremento si era registrato nel 2018 con un +3%. Questa impennata porta il costo del canone a 2.698,75 euro, quando fino al 2021 era di 2.500 euro e, addirittura, nel 2020 il canone minimo ammontava a soli 362,90 euro. Una rimodulazione dei costi che va ad innestarsi in un contesto già parecchio esplosivo per il settore, con gli operatori balneari che rischiano di vedersi togliere le concessioni con l’applicazione della direttiva Bolkestein. 


Mercoledì c’è stato un confronto tra le Regioni ed i ministri Gelmini (Affari regionali), Giorgetti (Sviluppo Economico) e Garavaglia (Turismo) per cercare un punto di caduta e le Marche si sono fatte capofila nella battaglia per mettere in stand by il tutto, dal momento che ci sono dei punti ciechi su cui sarebbe opportuno intervenire. «Chiediamo un intervento coordinato ed organico da parte del Governo, che deve porre fine all’incertezza che si sta diffondendo», il commento dell’assessore al Demanio Guido Castelli, che aggiunge: «Le due sentenze del Consiglio di Stato del 9 novembre 2021 hanno generato un clima di precarietà, con i Comuni che potrebbero avviare le gare se le concessioni sono scadute. A livello centrale, si sta dando per scontato che ciò che è stato deliberato dal Consiglio di Stato sia immodificabile, ma secondo noi non è così». 


Al momento, sulla Bolkestein ci sono due scuole di pensiero: la prima, perorata anche dalle Marche, vorrebbe avviare un’interlocuzione con Bruxelles per mettere tutto in stand by ed intervenire sulle zone d’ombra della direttiva. La seconda, invece, vede le gare – da espletare entro il 2023 – come ormai ineluttabili e preferirebbe iniziare a ragionare su come renderle il meno impattanti possibili per il settore, prevedendo magari il diritto di prelazione o una forma di indennizzo. Le Marche, insieme alla maggior parte delle altre regioni, si posizionano sul primo fronte. «In particolare – prosegue Castelli – chiediamo che si apra un’interlocuzione con l’Unione europea per accertare una volta per tutte se la direttiva servizi si applichi anche agli stabilimenti balneari, che sono beni. A livello nazionale, invece, chiediamo di aderire a quelle iniziative giurisdizionali che sono state proposte come impugnazione delle due sentenze del Consiglio di Stato che, a nostro avviso, si è di fatto sostituito al Parlamento legiferando e stabilendo quando vanno fatte le gare e quando scadono le concessioni».

Il Consiglio di Stato, insomma, ha dato per scontato che la Bolkestein vada applicata, «ma all’articolo 12 – osserva Castelli – la direttiva stabilisce che, ai fini della sua applicazione, si debba appurare la “non scarsità” della risorsa (tradotto: il principio di libera concorrenza si applica sempre, a meno che la risorsa naturale non sia scarsa, ndr). Se invece lo fosse, sono legittime concessioni specifiche. Come si rileva la sussistenza di questo requisito? Con le mappature, ma non sono state ancora fatte. E infatti il decreto Concorrenza le richiede. Solo così – conclude – si può stabilire se la risorsa “spiagge” sia scarsa o meno e, di conseguenza, se sia applicabile la Bolkestein».

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