Se la sfida è il biologico, le Marche sono in pole position. Gardoni: «Dobbiamo sfruttare la vocazione della nostra regione»

Domenica 21 Febbraio 2021 di Andrea Fraboni
Se la sfida è il biologico, le Marche sono in pole position. Gardoni: «Dobbiamo sfruttare la vocazione della nostra regione»

ANCONA - Le Marche declinate al biologico. Una strada già intrapresa ma che la nuova politica regionale mette ai primi posti degli obiettivi da raggiungere. In questo senso l’impegno di Mirco Carloni, assessore all’Agricoltura, è categorico. «Il nostro obiettivo - ha detto l’assessore al Corriere Adriatico - è quello di fare delle Marche il più grande distretto nazionale del biologico. Quello dei bio è uno dei tre distretti del cibo presenti in regione, assieme a quelli prodotti certificati (aree territoriali che si identificano con le indicazioni geografiche e di origine) e dei prodotti di prossimità, contraddistinti dalla forte interazione delle imprese agricole con quelle della trasformazione e ristorazione». 

 

 


«Le Marche hanno la possibilità di diventare un grande distretto biologico ma questo avverrà solo se si avrà la capacità di lavorare in maniera unitaria come, per altro, sta avvenendo anche in altre zone d’Italia e addirittura a livello interregionale». È quanto sostiene Coldiretti Marche, soddisfatta delle dichiarazioni dell’assessore Carloni, che ha sottolineato l’importanza di non parcellizzare le forze e fare finalmente sistema per conquistare, insieme, visibilità sui mercati mondiali. Sicuramente «c’è apprezzamento per la linea di Carloni – dice la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – L’abbiamo condivisa fin dal primo momento con l’obiettivo di rendere le Marche un unico e grande riferimento del cibo biologico, dalla produzione agricola alla trasformazione, un punto di riferimento in Europa e per i mercati extra Ue. La nostra regione esprime già da tempo questa vocazione bio. Dobbiamo consolidarla e rafforzarla non solo attraverso una strategia di filiera dal punto di vista commerciale ma anche di promozione territoriale a forte valenza turistica».

La nostra è una delle principali regioni dell’Italia biologica con oltre 4.000 operatori, circa 104mila ettari bio (il 22% rispetto alla superficie agricola utilizzata), al di sopra della media italiana del 15% di quella europea dell’8,5%. Abbiamo una percentuale più alta anche di nazioni come la Svezia, la Finlandia o la Francia. Eppure, quanto a visibilità e a riconoscibilità, siamo indietro rispetto alle altre regioni d’Italia (Trentino, Sicilia e Piemonte le migliori secondo dell’Osservatorio Immagino Nielsen Gs1). La nostra regione paga da sempre una visione frammentata. È necessario proporsi in maniera univoca e solida all’attenzione di un mercato più vasto e in continua crescita» conclude la presidente Gardoni.


Ma quanto vino biologico viene prodotto nelle Marche? «Non sono in grado di rispondere» dice Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto marchigiano di tutele vini, il più grande consorzio della regione (652 aziende). «Condividiamo pienamente la politica dell’assessore Carloni nei confronti del biologico (non solo sul vino ma su tutti i prodotti dell’agroalimentare): è un mercato sempre più in crescita non solo nel Nord Europa ma in tutto il mondo, i bandi sono condivisi dai nostri associati nel valorizzare questo tipo cultura, i benefici sono a 360°: per chi lavora e per chi consuma prodotti bio. Quindi perfetto il sostegno alla produzione, ora serve modificare la tracciabilità. Vanno modificate le normative che regolano il confezionamento e la commercializzazione di questi prodotti. Il primo passo è la creazione di una banca dati nazionale».

 

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