Il sindaco Valeria Mancinelli (Pd): «Non spariamoci addosso tra noi o finiamo come i polli di Renzo»

Il sindaco Mancinelli: «Manca una classe dirigente ben formata, ora restiamo uniti poi ribaltiamo il Pd»
Il sindaco Mancinelli: «Manca una classe dirigente ben formata, ora restiamo uniti poi ribaltiamo il Pd»
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Giovedì 18 Agosto 2022, 03:05 - Ultimo aggiornamento: 15:09

ANCONA - Valeria Mancinelli, sindaca di Ancona: le candidature del Pd alle elezioni Politiche, come spesso accade, hanno generato un lunghissimo strascico di polemiche, con stracci volati in particolare tra la deputata uscente Alessia Morani ed il primo cittadino di Pesaro Matteo Ricci. Cosa ne pensa?
«È fisiologico che ci siano problemi, ma non se ne discute in campagna elettorale».

 
Solo problemi fisiologici?
«I problemi sono in parte fisiologici ed in parte si ricollegano a questioni ben più annose, che riguardano sia il centrosinistra che il centrodestra».


Ovvero?
«La formazione della classe dirigente e delle persone che possono e devono svolgere ruoli nelle istituzioni pubbliche: i meccanismi di formazione e selezione si sono inceppati da tempo e la legge elettorale non aiuta per niente, anzi. E questo tipo di problema si affronta a monte, altrimenti all’ultimo miglio ci si ritrova a dover fare i conti con un sistema inceppato. I nodi che vengono al pettine non sono iniziati ieri». 


Non pensa che questa immagine di un Pd in perenne lotta con se stesso - a livello nazionale e locale - ed il balletto sul collegio di Pesaro vi indeboliscano?
«Non è una questione di scontri o di ex renziani, non ex renziani. Sono una persona, come noto, fortemente convinta che il centrosinistra debba avere una fase di rigenerazione profonda. Ma ora siamo in campagna elettorale e dobbiamo concentrarci su quella».


Spostandoci dal caos di Pesaro verso Ancona, dove la situazione appare più nitida: lei è riuscita a spuntarla e a piazzare la candidatura di Marco Bentivogli al collegio Marche nord al Senato.
«Mi permetto di precisare: siamo riusciti. Altrimenti vengo sempre bollata come la donna più o meno sola al comando. Siamo riusciti a spuntarla».


La federazione dem di Ancona ha indicato all’unanimità il nome di Antonio Mastrovincenzo e una buona parte quello di Bentivogli, è vero. Ma è un nome notoriamente vicino a lei.

«Sono stata tra i più convinti sostenitori dell’idea che fosse utile spendere una risorsa come Marco. Anzi, chiedergli un atto di coraggio e generosità Essere candidati nei collegi uninominali, oggi, per il centrosinistra non è il massimo del regalo che si possa fare. Ma siccome credo che Marco sia una risorsa importante, vale la pena metterla in campo. Non solo per il risultato elettorale, ma anche per il dopo».


La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni inizierà la campagna elettorale da Ancona: come risponderà il centrosinistra?
«Quello che auspico è una campagna elettorale in cui ci si confronti davvero sulle proposte e sul valore dei candidati. Anzi, consiglio ai candidati di centrosinistra di chiedere confronti diretti con gli avversari del centrodestra, soprattutto negli uninominali».


Uninominali in cui rischiate la sconfitta 6-0: previsioni?
«Sono sempre stata abituata a non fare previsioni ma a combattere. A chi mi dice di essere preoccupato, rispondo di preoccuparsi meno ed occuparsi di più. Questa cosa l’ho imparata all’asilo e mi ha sempre accompagnata nella vita. Che il centrosinistra, sulla carta, parta in svantaggio, mi pare evidente, ma non sono così convinta che tutti i giochi siano fatti». 


Lei ne sa qualcosa: nel 2018 è riuscita ad arginare la valanga del centrodestra venendo riconfermata alla guida del Comune di Ancona. Qual è la ricetta vincente?
«Avanzare con forza ed in maniera comprensibile le nostre proposte per risolvere i problemi del Paese e puntare sulla credibilità dei candidati, più che demonizzare gli avversari. Certo, poi ricordare agli italiani che l’ultima volta che la destra ha governato, il Paese stava andando in bancarotta, non sarebbe male. Non arrivano da Marte: sono quelli che ci hanno fatto subire la cura Monti». 


A suo avviso, il Pd quanto pagherà lo strappo di Azione?
«Consiglierei vivamente al centrosinistra e al terzo polo di non spararsi addosso a vicenda, ma di rivolgere il mirino contro il centrodestra. Se no facciamo la fine dei polli di Renzo».

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