Acquaroli a tutto campo: «Pronti per le Zone rosse ma non faremo il lockdown. Le scuole? Restano aperte»

Domenica 1 Novembre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Francesco Acquaroli

Governatore Acquaroli, tre ordinanze in meno di un mese compresa la decisione di chiudere le scuole superiori con la Dad al 100%. Quella della sua giunta è una corsa contro il tempo.


«È una corsa contro le carenze riscontrate sotto il profilo socio sanitario. Dobbiamo fare i conti con un sistema destrutturato da una riforma che ha smantellato i presidi periferici, che non tiene nella giusta considerazione la medicina del territorio ma punta tutto sulla centralizzazione dei servizi. Invece oggi siamo di fronte ad un’emergenza pandemica che porta a fare scelte contrarie a quello che è stato fatto fino ad oggi».

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Lo dice spesso: il Covid ha mostrato tutta la fragilità di questa impostazione.


«Perchè con il Coronavirus la partita vera si gioca sulle Usca, sui tamponi e sulla medicina territoriale. Una resistenza sanitaria che ha come obiettivo quello di evitare l’ospedalizzazione laddove non sia strettamente necessaria».


Quanto teme la tenuta del sistema sanitario nelle Marche di fronte alla seconda ondata pandemica?


«Sono fortemente preoccupato, anche se a tutt’oggi le Marche non sono tra le regioni ad alto rischio e i contagi, seppur in aumento, attualmente non sono completamente fuori controllo. Però sì, temo il fatto che i reparti di malattie infettive possano riempirsi, manca il personale specializzato per le terapie intensive e non sono stati ancora rinforzati i posti letto in rianimazione, tranne i 44 che siamo riusciti a recuperare con un grande impegno nel giro di pochi giorni. Per questo motivo, nonostante i dati, continuo a sottolineare la necessità di attenersi scrupolosamente a tutte le regole anti- contagio».


Il passaggio dalle mascherine h24 alla didattica a distanza per le superiori fa capire quanto il rischio di una evoluzione drammatica sia dietro l’angolo. Eppure non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di un lockdown temporaneo. Perché?


«Chiudere tutto significa dire ai marchigiani che hanno un’attività di restare a casa, ma con la garanzia di un ristoro. La Regione non possiede queste risorse, soprattutto siamo ancora distanti dalla Fase 4, quella più drammatica. La curva è in crescita, però in alcuni ospedali riusciamo a garantire le prestazioni ordinarie. Con le misure messe in atto cerchiamo di rallentare i contagi e guadagnare tempo per potenziare tutta la medicina del territorio».


State studiando misure estreme a stretto giro di posta?


«Discuteremo eventualmente su nuove Zone rosse, ma non penso che una chiusura totale di un paio di settimane possa essere incisiva in questo momento».


Nei giorni scorsi c’è stata una protesta sotto il palazzo della Regione, a Pesaro un ristoratore ha tenuto aperto nonostante i divieti. Teme una reazione sociale in questo clima rovente a livello nazionale?
«Le chiusure possono ingenerare tensioni, non tanto di carattere politico, quanto per l’incertezza che creano e per la conseguente crisi economica. Abbiamo il dovere di tutelare il sistema economico mantenendo sotto controllo l’emergenza sanitaria. Siamo costantemente aggiornati sulla evoluzione della pandemia in regione e siamo pronti a prendere tutti i provvedimenti possibili se la situazione sfuggisse di mano».


In fase di valutazione un altro giro di vite sullo sport. Che altro?


«L’ipotesi, ancora in discussione, è quella di vietare gli allenamenti laddove ancora vengono effettuati. E lunedì (domani, ndr) cercheremo di capire con la struttura regionale se possono essere prese in considerazione altre iniziative. Ma tra le misure dettate dal Dpcm e le ordinanze, in assenza di una situazione drammatica, andremo avanti così».


Tra le ipotesi anche la chiusura anche le scuole del primo ciclo?


«Non ne vedo la necessità. Lo abbiamo detto, il problema non sono le scuole, non sono le attività sportive, non sono i ristoranti o le palestre. Il problema esiste nella fragilità del sistema sanitario, della medicina del territorio, della medicina della prevenzione e nel trasporto pubblico locale».

 

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