Coronavirus, l'aria condizionata è un pericolo? Sì, no, anzi forse. Le risposte degli esperti

Coronavirus, l'aria condizionata è un pericolo? Sì, no, anzi forse. le risposte degli esperti
Coronavirus, l'aria condizionata è un pericolo? Sì, no, anzi forse. le risposte degli esperti
di Maria Cristina Benedetti e Martina Marinangeli
9 Minuti di Lettura
Giovedì 7 Maggio 2020, 13:29

Dopo una primavera di passione, l’estate non sarà da meno. Ai tempi del Coronavirus anche garantirsi un po’ di fresco può diventare un problema di stato. A scatenare dubbi e polemiche sono state le parole della virologa di fama internazionale Ilaria Capua. Che invita a fare una riflessione. Semplice, ma inquietante.

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«Ogni anno - afferma - succede che i centri commerciali diventino un rifugio per gli anziani che non hanno l’aria condizionata a casa. Sarebbe opportuno che si riflettesse su cosa può succedere quest’estate se dovesse arrivare un momento di grande caldo, perché sappiamo che l’aria condizionata può veicolare il virus». Un’affermazione lapidaria a cui fa da contraltare la convinzione di Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss): «Al massimo - ridimensiona l’allarme - può fare da effetto vento e spingere goccioline di saliva all’interno di un ambiente chiuso». Abbiamo chiesto ad alcuni esperti delle Marche - virologo (Massimo Clementi), allergologo (Floriano Bonifazi), imprenditore (Marco Manzone) e professore (Sauro Longhi) - cosa ne pensino. E la risposta non è così semplice.

LE DOMANDE:
1 - L’aria condizionata può contribuire alla diffusione del Coronavirus? 2 - Come si affronterà l’estate negli ospedali, nei centri commerciali, negli uffici e in tutti i luoghi a rischio di assembramento dove l’aria condizionata è fondamentale? 3- Indossare le mascherine basterà o sarà solo un aiuto? 4 - L’aria condizionata nelle abitazioni è soggetta a meno controlli. È un fattore di rischio ulteriore? 5 - E gli anziani che solitamente si rifugiano nei centri commerciali per trovare un po’ di refrigerio? 6 - È più pericoloso lo stress termico con gli spazi non climatizzati o i luoghi con l’aria condizionata?

 
MARCO MANZONE (Marketing Senior Director Europe Ariston Thermo Group)
«IL PUNTO FONDAMENTALE E' LA PULIZIA DEGLI IMPIANTI»
1 È molto difficile a oggi definire con chiarezza se l’aria condizionata favorisca la trasmissione del virus. Sono stati fatti alcuni studi, ma non è possibile dare una risposta univoca. Quello che noi raccomandiamo, da sempre e in particolare in questo momento, è di fare pulizia degli impianti di climatizzazione.
2 Sarà fondamentale che chi gestisce questi spazi pubblici si rivolga a centri d’assistenza specializzati e ben formati affinché possano coordinare nel modo più sicuro ed efficace la pulizia degli impianti. 
3 Indossare le mascherine può aiutare a limitare, eventualmente, gli effetti negativi dell’aria condizionata? A oggi non siamo a conoscenza di evidenze scientifiche sull’argomento. Sicuramente l’uso delle mascherine è sempre consigliato negli spazi pubblici, come del resto è stato previsto dai decreti governativi. 
4 Noi, come Ariston Thermo, abbiamo fatto e continuiamo a fare corsi di pulizia e manutenzione degli impianti di climatizzazione e in questo momento di emergenza abbiamo consigliato a tutta la nostra rete di assistenza di proporre agli utenti finali una pulizia dei principali componenti interni (pulizia filtro e batteria) e delle installazioni canalizzate. 
5 A causa della pandemia, lo scenario è in continua evoluzione e non sappiamo come verrà regolamentata la mobilità delle persone nei prossimi mesi, specialmente delle categorie più a rischio come gli anziani. In generale, potrebbe essere utile organizzarsi con impianti di climatizzazione domestici, in grado di garantire il comfort nelle proprie abitazioni. Ovviamente ribadiamo l’importanza della corretta e frequente pulizia degli stessi. 
6 Lo stress termico è senza dubbio pericoloso e ci auguriamo che gli studi in corso riescano a dare una risposta più chiara sul potenziale rischio di trasmissione del Covid-19 legato all’uso dell’aria condizionata. Da parte nostra, stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per fornire informazioni e training alla nostra rete di assistenza, affinché possa gestire nel modo più corretto e sicuro l’installazione e la manutenzione dei nostri prodotti. 

SAURO LONGHI (Docente di Automatica Università Politecnica delle Marche)
«RICAMBIO E FILTRAGGI GARANTITI, MA SANIFICARE SEMPRE I LOCALI»
1 L’aria condizionata non ha un impatto sul virus in termini climatici, o almeno non è ancora stato dimostrato. Il problema legato all’aria condizionata è quello della circolazione dell’aria in un contesto a basso ricircolo. Gli impianti di condizionamento, quando ben costruiti, prevedono un doveroso ricambio dell’aria e un filtraggio. Se il virus è presente in un ambiente dove è installato un sistema di climatizzazione, il rischio che questo possa essere mandato in circolo è certamente maggiore. In questo senso, è importantissima la sanificazione degli ambienti, con trattamenti all’ozono o con la nebulizzazione di prodotti specifici.
2 Nei grandi locali, l’areazione forzata è presente sia per il riscaldamento sia per il rinfrescamento, se dovesse esistere un problema non è legato all’estate e alla necessità di rinfrescare i locali, perché nell’inverno che ci siamo lasciati alle spalle questi impianti hanno continuato a riscaldare ospedali, uffici e centri commerciali. Negli ospedali il discorso è diverso, perché nei locali a più alto rischio l’impianto è in depressione quindi l’aria può solo entrare ma non uscire liberamente. Dove sarà presente l’aria condizionata, nei centri commerciali o negli uffici pubblici, bisognerà continuare a indossare mascherina e guanti, che ci accompagneranno per molti mesi.
3 Nella Fase 2 dobbiamo continuare a seguire questo obbligo indipendentemente se nei locali vi sia o meno un impianto di ventilazione forzata e di condizionamento.

4 Nelle abitazioni gli impianti sono generalmente confinati alla singola unità abitativa, quindi il condizionamento avviene internamente, e se in casa non abbiamo condizioni di contagio non vedo problemi. Il consiglio è sempre quello della nonna: cambiare spesso l’aria, tenere aperte le finestre.
5 Agli anziani mi sento di suggerire una condotta quanto più prudente possibile: eseguire spostamenti solo se necessari, evitare assembramenti, rispettare sempre le distanze e indossare mascherina e guanti. In questo momento dobbiamo farci guidare dalla scienza e dal senso civico.
6 Sulla questione della pericolosità degli stress termici nei locali non climatizzati e della comparazione con la pericolosità dell’aria condizionata, occorrerebbero analisi comparative per avere una evidenza scientifica certa, senza queste è difficile esprimere considerazioni significative.

MASSIMO CLEMENTI (Virologo, Direttore laboratorio San Raffaele Milano)
«PER CONTAGIARE UNA PERSONA SERVE UNA CARICA INFETTIVA IMPORTANTE»
1 Non si sa ancora con precisione se l’aria condizionata favorisca la trasmissione, dipende da vari elementi. Il virus potrebbe essere presente nell’aria se c’è una persona infetta in quell’ambiente, ma a distanza di molti metri non arriva una carica infettante importante, anche se interviene un sistema di ricircolo dell’aria. Perciò, la carica infettante, nel caso ci fosse, sarebbe molto bassa e non penso sarebbe in grado di infettare una persona.
2 Anche nei luoghi come ospedali, uffici e centri commerciali l’aria condizionata a mio avviso non rappresenta un problema reale. Per essere infettato, devo ricevere il virus da una persona in prossimità e non basta una particella virale, bensì serve una carica infettante sufficiente per provocare lo sviluppo dell’infezione. Ci sono studi in cui si è messo in evidenza che se vengo infettato da una persona che trasmette tanto virus, anche il mio sviluppo dell’infezione sarà rapido.
3 Indossare la mascherina aiuta sempre, quindi anche in luoghi dove c’è l’aria condizionata. Innanzitutto, così si proteggono gli altri nel caso fossimo infetti e non lo sapessimo. Inoltre, soprattutto certi tipi di mascherina, proteggono anche noi stessi dagli altri nel caso ci trovassimo in luoghi promiscui o in prossimità di persone infette. In più, le mascherine documentano l’attenzione al problema che è sempre dimostrazione di senso civico. 
4 Sì, potrebbe essere più pericoloso nelle abitazioni. Pulire o, se necessario, cambiare il filtro è una buona norma non solo per il Covid-19, ma per eliminare anche i batteri che lì si raccolgono e le spore che poi si diffondono. 
5 A mio avviso non rappresenta un rischio in più per gli anziani quello di refrigerarsi in luoghi come i centri commerciali dove c’è l’aria condizionata. Meglio che stiano al fresco piuttosto che morire di caldo.
6 Lo stress termico è qualcosa da evitare. Meglio non passare da un luogo a un altro con temperature troppo diverse. Rappresenta uno stress per le vie respiratorie e per la circolazione. Evitare, dunque, di tenere una temperatura all’interno troppo bassa rispetto a quella esterna: al massimo, può esserci una differenza di cinque o sei gradi, ma non di più.

FLORIANO BONIFAZI (Immuno-allergologo, Ex primario di Torrette Ancona)
«WUHAN HA SOLLEVATO IL PROBLEMA, CON IL RICICLO DELL'ARIA SI RISCHIA»
1 Che i sistemi di ventilazione meccanica, quando non adeguati o addirittura difettosi, fossero in grado di trasmettere malattie virali altamente contagiose è noto da tempo. Autori cinesi dall’ospedale di Wuhan hanno inoltre pubblicato su Nature, nel marzo scorso, uno studio che ha posto al mondo la problematica della dispersione del virus per via aerosolica, attraverso i flussi aerei di ventilazione di alcuni reparti, e della necessità di sistemi di sanificazione adeguati a partire dai sistemi di condizionamento dell’aria. 
2 I virus respiratori hanno una stagionalità: preferiscono temperature basse (4-8 gradi) e un’umidità relativa tra il 20-50%. Ne consegue una particolare attenzione ai sistemi di ventilazione meccanica. Non sono tutti uguali: quelli utilizzati per gli edifici nuovi prendono aria dall’esterno, diluita ed incontaminata da virus e la trasferiscono all’interno. Per i grandi centri commerciali, in genere i sistemi di ventilazione prendono solo una quota dell’aria esterna e, con l’utilizzo del ricircolo dell’aria, il rischio di contagio per via aerea del virus in caso di affollamento e presenza di portatori asintomatici diventa elevato. 
3 Le mascherine, almeno quelle chirurgiche, sono indispensabili a ridurre il rischio di contagio in tutti i luoghi chiusi, affollati, poco ventilati naturalmente o, addirittura, con aria condizionata e ricircolo dell’aria. È stato dimostrato da bioingegneri canadesi che le mascherine professionali riducono a zero l’emissione delle goccioline che veicolano il virus sopra e sotto i 5 micron. 
4 L’aria condizionata in casa, quando ha meno controlli, rischia di provocare altri tipi di malattie come quelle da batteri o da muffe. La dispersione del virus sulle superfici ha fortunatamente un indice di degradazione rapida con carica infettante pressoché nulla. 
5 Per le note associazioni alle patologie che accompagnano la gravita dell’infezione negli anziani, direi proprio che rappresenta un rischio in più. 
6 Persistendo la circolazione del virus, è meglio lo stress termico da caldo. La cosa migliore, in tempi di Covid, rimangono i sistemi di ventilazione naturale che, rispetto a quelli della ventilazione meccanica, assicurano fino a sette volt\e di più il ricambio orario dell’aria.

 

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