Covid, visiere, termoscanner e turni per salvare i centri estivi: «Siamo pronti a partire»

Venerdì 8 Maggio 2020 di Martina Marinangeli
Covid, visiere, termoscanner e turni per salvare i centri estivi: «Siamo pronti a partire»

ANCONA - La fase 2 è iniziata, molti genitori sono tornati a lavoro ed altri ci torneranno a breve. A chi lasceranno i figli più piccoli? Con l’aiuto dei nonni che per ora è meglio ridurre al minimo indispensabile, il comitato tecnico scientifico che affianca il governo Conte nella gestione dell’emergenza Covid sta esaminando un piano per far riaprire asili nido e centri estivi già da giugno.



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Triage e termoscanner all’entrata delle strutture, ingressi scaglionati ed organizzati in piccoli gruppi divisi per fasce d’età, sanificazione degli ambienti ed un sistema di ‘isole’ per garantire il distanziamento: sono solo alcune delle proposte al vaglio degli esperti ma, nell’attesa delle ufficiali linee guida nazionali, nei territori si inizia a ragionare sul tema per non farsi trovare impreparati quando le porte riapriranno. Ed in certi casi, si lavora su ipotesi anche più innovative rispetto a quelle al vaglio del comitato. Ne è un esempio il comune di Macerata dove, tra le misure da mettere in campo, si valuta quella di far indossare alle educatrici visiere di protezione trasparenti che coprano naso e bocca, anziché le mascherine chirurgiche. 
 
«I bimbi fino ai 6 anni difficilmente riuscirebbero a rapportarsi con persone con il viso coperto quasi per intero – osserva il dirigente al Welfare Gianluca Puliti –. Se ci sarà consentito, porteremo avanti questa misura, insieme ad altre come la sanificazione e l’uso del termoscanner. L’idea è quella di utilizzare tutte le strutture pubbliche a disposizione (scuole, impianti sportivi e spazi verdi all’aperto) per i centri estivi e di lavorare in piccoli gruppi, con accessi a turno. Magari resteranno aperti più a lungo, mattina e pomeriggio. Alla Regione, abbiamo fatto sapere che siamo pronti a partire dall’8 giugno». Idee simili a quelle vagliate ad Ancona, dove l’assessora alle Politiche scolastiche, Tiziana Borini, ha riassunto la bozza del progetto per i centri estivi in punti chiave: «massimo 15 bambini e tre educatori, utilizzare il maggior numero di scuole possibili, purché dotate di spazio esterno adatto o parchi nelle vicinanze e, se sarà fattibile, coinvolgere agriturismi e fattorie didattiche». Si pensa a un’apertura prolungata. La precedenza potrebbe spettare a chi si trova in situazioni più critiche, come «i nuclei monoparentali o quelli in cui entrambi i genitori sono tornati a lavoro. Domani (oggi) è previsto un incontro in Regione per iniziare a predisporre il piano territoriale dei servizi alla persona».
Potrà contare su una struttura di ultima generazione il comune di Fermo, che ha inaugurato il nuovo asilo nido, con tanto di ampi spazi esterni attrezzati, l’anno scorso. A supporto, anche le due ludoteche. «Stiamo ragionando sull’offrire alle famiglie turni bisettimanali per centri estivi, divisi in tre fasce d’età da quella del nido – spiega il dirigente Gianni Della Casa –: sarebbero aperti mattina e pomeriggio ed organizzati in gruppi massimo di 15 bambini. Se dobbiamo usare il termoscanner o fare il mini triage, ce lo diranno le linee regionali e nazionali».
Niente spiaggia
Probabilmente salteranno i tradizionali soggiorni al mare tra giugno e luglio: «Quest’anno organizzeremo centri estivi urbani nelle tre strutture, in alternativa». Ad Ascoli, è lo stesso sindaco Marco Fioravanti ad interessarsi alla materia, insieme agli uffici. «Si lavorerà in gruppi più piccoli e, tra le valutazioni che abbiamo fatto, c’è quella del termoscanner all’ingresso – fa sapere il primo cittadino –. Appena ci danno l’ok, siamo disponibili a riattivare i servizi». In attesa delle linee da Roma il comune di Pesaro, dove il dirigente Valter Chiani spiega che «stiamo facendo valutazioni su tutto e siamo pronti per qualunque cosa, appena ci comunicheranno le misure ufficiali».

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