Bruscoli, Imab Group: «Baby sitter in azienda per aiutare i dipendentI. E c’è anche un servizio di car sharing»

Bruscoli, Imab Group: «Baby sitter in azienda per aiutare i dipendentI. E c è anche un servizio di car sharing»
Bruscoli, Imab Group: «Baby sitter in azienda per aiutare i dipendentI. E c’è anche un servizio di car sharing»
di Véronique Angeletti
3 Minuti di Lettura
Martedì 10 Ottobre 2023, 02:40 - Ultimo aggiornamento: 12:31
Dieci stabilimenti tra Fermignano e Canavaccio di Urbino, 800 dipendenti. Imab Group da oltre 50 anni produce arredamento per la casa ed è il primo produttore in Italia per volume di mobili componibili per la zona notte. Alberto Bruscoli, amministratore delegato del gruppo dal 2019: come valuta il Piano regionale per le politiche attive del lavoro 2024-2026?
«Non conoscevo tutte le iniziative. Come il sostegno alle crisi aziendali o le azioni per il lavoro nelle politiche di valorizzazione e riqualificazione dei borghi. Ciò dimostra che, come azienda, dobbiamo dialogare meglio con la Regione per fare conoscere i bisogni di realtà come le nostre». 
C’è un gap? 
«C’è la necessità di ripensare alcune logiche».  
Ovvero?
«Spesso le politiche di sostegno sono rivolte alle microimprese e alle Pmi, trascurando le grandi imprese. Sono invece le grandi imprese che, nell’evoluzione registrata in tutti i distretti, possono fungere da traino per tante altre Pmi, fungendo da volani in molti comprensori e possono essere validi supporti per le politiche delle istituzioni».
Qualche esempio?
«Nei nostri bilanci di sostenibilità affrontiamo l‘autosufficienza energetica, i materiali riciclabili, ci prendiamo la responsabilità di affiancare i nostri fornitori nel rivedere i loro processi affinché le dichiarazioni sui nostri prodotti siano coerenti. Ci vorrebbero delle misure regionali su queste dinamiche. Vale anche per la digitalizzazione. La Regione dovrebbe promuovere progetti di filiera, includendo nei bandi piccole medie e grandi imprese, per evitare investimenti inutili». 
Perché si è interessato alla politica attiva per il lavoro nei borghi?
«Perché avere stabilimenti nel Montefeltro carica il nostro gruppo di grandi responsabilità nel suo sviluppo. Qui, la nostra presenza è rilevante per arginare lo spopolamento e, immersi in un territorio costituito da piccoli centri, ci sentiamo condizionati nella crescita dal rispetto per i luoghi e per le comunità che ci abitano».
Come concretizzate queste sensibilità? 
«Grazie ad un continuo dialogo con le parti sociali. Imab nel 2021 ha sottoscritto un accordo di prossimità che ha permesso all’azienda una maggiore flessibilità in termini di durata e rinnovi dei contratti determinati, a fronte di un impegno - rispettato - di 56 assunzioni a tempo indeterminato nel triennio 2021-2023. Siamo stati i primi nel settore del mobile nel Pesarese a sottoscrivere un accordo di questo tipo. Poi lavoriamo sul welfare». 
Può spiegare? 
«Da luglio abbiamo la piccola fucina Imab. Con un contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per le politiche della famiglia - abbiamo attivato un servizio gratuito di baby-sitting e doposcuola dedicato ai figli dei dipendenti dai 4 mesi ai 13 anni. Il che compensa i problemi dei servizi nei piccoli Comuni. Come abbiamo attivato a primavera un servizio di car sharing aziendale con macchine totalmente elettriche che i dipendenti possono utilizzare gratuitamente per compiere il tragitto casa-lavoro insieme ai colleghi. Favorisce la mobilità green e azzera i costi di viaggio per i nostri collaboratori. Prevediamo già di aumentare la flotta». 
Cosa pensa del piano sulla formazione? 
«Il perno di molte politiche sono i Centri per l’impiego. Attori nel mondo del lavoro sicuramente molto utili ma non possono sostituirsi ad un rapporto diretto tra le aziende, le scuole e l’università. L’evoluzione tecnologica del settore del mobile fa sì che ci sia sempre meno bisogno di falegnami e sempre più di meccanici. Di risorse formate per il controllo e la gestione di macchina a controllo numerico».
Il noto mismatch tra domanda e offerta.
«Sono figure fondamentali in un settore così maturo, dove la competizione è sempre più alta e globale. Motivo per cui abbiamo creato La fucina, la nostra scuola interna di formazione e abbiamo dei programmi con le università di Urbino e la Politecnica delle Marche». 
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA