L’umanità nel legno scolpito da Maurizio. L’arceviese Tishba intaglia le sue opere negli alberi senza vita a bordo strada

Venerdì 27 Agosto 2021 di Véronique Angeletti
L’umanità nel legno scolpito da Maurizio. L’arceviese Tishba intaglia le sue opere negli alberi senza vita a bordo strada

ARCEVIA - Benedetto Croce, scrittore e filosofo, affermava che «il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità». Un concetto che non riguarda chi lavora il legno partendo da tavole come gli ebanisti e i falegnami ma abbraccia solo quelli che lo lavorano lasciandosi guidare dalle venature del legno, dai tronchi, dai rami, dall’intreccio delle radici per farne delle sculture e regalare nuove emozioni.

 

Come l’arceviese Maurizio Tishba che non si accontenta di incidere pezzi di legno ma, audace e coraggioso, ha scelto di intagliare le sue opere direttamente nella Natura e, così facendo, arricchisce di opere d’arte Arcevia, il suo paese. Sceglie alberi senza vita, rimasti a bordo strada o che gli operatori del verde pubblico dovevano rimuovere per malattie. Insomma, fa delle sculture arboree.


La passione
Una passione coltivata molto tardi, scoperta per caso, nata dalla curiosità di fare qualcosa con le sue mani e che oggi fa di Maurizio un “artista portatore di bellezza e di benessere”. «Prima di tutto non le scelgo a caso, ma devono trasmettermi sensazioni – spiega l’artista – poi, cerco di capire l’età dell’albero, la sua storia, cosa rappresenta per la comunità ma anche cosa rappresenta per me».


Un’analisi interiore che lo porta a trasformare un cipresso e un cedro del Libano che dovevano essere abbattuti in “Spiriti del Bosco”, dedicandoli ai suoi cari. «Nel caso del cipresso, che si trova nella zona Pianticelle, sono stato influenzato dagli anelli di accrescimento: l’albero aveva 71 anni come gli anni di mio babbo quando ci lasciò. Ho scolpito, intagliato, incavato ed è nata una figura gigante che ho chiamato “Titalio”, acronimo di Attilio» (coordinate 43°29’46.3”N 12°56’16.8”E).

Quando, nel 2018, in una notte buia e tempestosa, un fulmine colpisce uno dei due maestosi Cedri del Libano, alto 25 metri, nel Giardino Leopardi, Maurizio chiede all’amministrazione comunale di poterne fare un’opera.

«Ancora una volta – confida - è stata la longevità di quest’albero ad ispirarmi. Mi ha ricordato mia nonna Nita, morta a cento anni. Ho quindi creato lo spirito femmina, con i capelli che si trasformano in farfalle» (43°49’81.1” N 12°93’83.1” E). Per tutte le altre sue opere, svela che sono solo il frutto dell’osservazione. «A volte è il cuore che comanda, ma spesso è la radice o il ramo, che decidono per te».


In uno dei nove castelli di Arcevia, ad Avacelli, che vanta fortificazioni risalenti ai primi anni del 1400, Maurizio si è lasciato ispirare da due ippocastani secchi. Si trovano a bordo della strada che porta all’entrata, vicino al selciato con le scalette. Ha giocato tra il Sacro e il Profano: uno è diventato un Cristo ed un altro la rappresentazione delle “Tre Civette sul comò” con tanto di “ambarabà”.

L’artista è stato anche coinvolto dall’Avis locale per fare il monumento al donatore di sangue che si trova nel cimitero comunale. E non a caso: scegliendo di lavorare su alberi morti che sarebbero stati scartati, ridà all’albero non tanto un’identità ma gli regala una nuova vita.

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