Alessandrini: «Mancano i leader e va migliorata la comunicazione»

Domenica 24 Gennaio 2021 di Lucilla Niccolini
Pietro Alessandrini

Come commenta, professor Pietro Alessandrini, il taglio della linea Freccia Rossa? 
«Ne consegue un processo di marginalizzazione di regione e capoluogo, in atto da troppo tempo, con l’isolamento nella rete dei trasporti pubblici, aereo e ferroviario. Ciò è grave perché penalizza le opportunità di scambio di persone e beni, a danno di tutti i settori dell’economia, manifattura e turismo in primis». 

 
Quindi una pesante penalizzazione.
«Aggravata dal venir meno della spinta propulsiva dello sviluppo endogeno, ovvero il ricambio generazionale e settoriale, che ha determinato il decollo economico delle Marche negli scorsi decenni. La crisi degli ultimi venti anni ha fortemente rallentato quello slancio. E oggi, mentre assai più che nel passato abbiamo bisogno di investimenti dall’esterno, è paradossale che quando c’è più bisogno di scambi esterni vengono meno le possibilità di collegamento». 


Che cosa si può fare? 
«Bisogna affrontare con decisione e capacità il vuoto di comunicazione, in termini di visibilità, che non è legato solo a un fattore dimensionale: altre regioni più piccole, come ad esempio la Liguria, con la metà della popolazione, appaiono più delle Marche all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. E non solo per il crollo del ponte di Genova». 


Si tratta di un vuoto di contenuti o di protagonisti? 
«Paghiamo un problema di vuoto di rappresentanza, per mancanza di leadership politica, che si associa a una perdita di visibilità e potere gestionale di industriali leader. E il calo di rappresentanza a livello nazionale ed europeo non è facile da superare. Temo che dovremo aspettare l’avvento di una nuova generazione di imprenditori, quindi di nuove imprese, a livello produttivo. E di politici, provenienti da una migliore selezione delle vocazioni». 

 

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