Acquaroli: «Riprendere i miei assessori se non vanno in Parlamento? Dipende da nome e risultato»

Acquaroli: «Riprendere i miei assessori se non vanno in Parlamento? Dipende da nome e risultato»
Acquaroli: «Riprendere i miei assessori se non vanno in Parlamento? Dipende da nome e risultato»
di Martina Marinangeli
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Domenica 14 Agosto 2022, 03:10 - Ultimo aggiornamento: 22:59

Governatore Francesco Acquaroli ci avviciniamo al giro di boa di metà mandato: che voto si sente di dare fin qui all’operato della sua giunta?
«Premesso che il giudizio lo esprimono i marchigiani, noi siamo molto contenti di come abbiamo gestito questi 22 mesi divisi tra l’emergenza pandemica e l’avvio delle riforme tanto attese dalla nostra regione. Siamo soddisfatti per tutto ciò che concerne la gestione della pandemia e della campagna di vaccinazione, per la quale le Marche sono state ai primi posti nei report nazionali». 

 
Promozione a pieni voti dunque? Neanche una nota a margine?
«Il giro di boa sarà precisamente a marzo del 2023 e in questi mesi che ci separano dal traguardo di metà mandato continueremo a lavorare per l’approvazione delle principali riforme che rappresenteranno la struttura per il rilancio della nostra regione. Quindi definirei questa una fase di consolidamento e transizione». 


Qual è, a suo avviso, l’obiettivo più importante che avete centrato e quale invece una partita che avreste potuto giocare meglio?
«Ad oggi sicuramente l’obiettivo centrato più importante è quello della riforma della legge 13 che riorganizza la sanità regionale. Una riforma epocale che viene dopo 20 anni di Asur e ha come scopo quello di dare ai marchigiani le risposte che attendono da tempo. Sicuramente, ogni giorno e in ogni situazione, lavoriamo dando il massimo. Sono tanti i dossier ereditati che hanno rappresentato criticità, però siamo convinti che in nessuno di essi si possano registrare errori imputabili a questa giunta». 


Uno dei dossier più importanti che si è trovato a gestire è quello del progetto dell’hub logistico di Amazon nell’area dell’interporto di Jesi. La multinazionale ha rinviato a settembre la decisione sul portare avanti o meno l’iter: la ritiene ancora un’operazione fattibile? Da 1 a 10, quanto ci spera?

«Confido nel lavoro di tutti per il rilancio dell’intermodalità della nostra regione e quindi anche nella positiva conclusione di una operazione che può segnare la svolta per l’Interporto. Da 1 a 10 ci spero il massimo e quindi significa che la ritengo fattibile». 


Con le elezioni Politiche anticipate, si ritroverà con una giunta depotenziata a causa della diaspora degli assessori verso Roma: tre su sei (Giorgia Latini e Mirco Carloni per la Lega, e Guido Castelli per Fratelli d’Italia) hanno dato la loro disponibilità a candidarsi e due di loro – Carloni e Castelli – finora hanno gestito le deleghe più pesanti. Teme un calo nella qualità dell’operato dell’esecutivo?
«Vediamo quello che capiterà nelle prossime settimane ma sicuramente è fondamentale per la nostra regione avere anche un peso nel Parlamento e nella politica centrale. E questo deficit lo riscontriamo su tanti dossier irrisolti da decenni. Il tema non è chi fa cosa ma cosa riusciamo a fare per la regione». 


Ha già pensato ad una eventuale squadra alternativa?
«Non mancano figure eventualmente in grado di dare continuità al lavoro iniziato: non ci sarà un depotenziamento».


Se qualcuno degli assessori candidati non dovesse essere eletto in Parlamento, lo farebbe tornare in giunta?
«Dipende dal tipo di candidatura, dal collegio e dal risultato. Non tutte le candidature possono essere ritenute uguali». 


In più di un’occasione ha dovuto indossare i panni del mediatore in una maggioranza variegata e con molte primedonne: qual è la grana peggiore che si è trovato a dover risolvere?
«Devo ringraziare tutta la maggioranza e la Giunta per la coesione perché in realtà, in questi 22 mesi, non ci sono mai stati grandi problemi. Abbiamo sempre messo le Marche e i marchigiani prima di ogni alta questione. Non si tratta di avere tante prime donne, ma tante teste pensanti che hanno una personalità, un’esperienza, un vissuto e quindi sono in grado di portare un ampio contributo. Io ho semplicemente cercato di farli esprimere al meglio». 

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