Dopo Pamela parchi senza pusher
ma la droga arriva con bus e treni

Sabato 21 Settembre 2019
MACERATA - Una nuova strategia, più articolata e difficile da contrastare. I venditori di morte, ridimensionati dai colpi inferti dalle forze dell’ordine negli ultimi mesi, non hanno rinunciato alla piazza di Macerata, ma sono stati costretti ad affinare la tecnica di spaccio. Perché la richiesta di droga - purtroppo - resta altissima e la legge della domanda e dell’offerta vale pure per il mercato dello sballo. I pusher stanziali, dopo le maxi operazioni che hanno fatto seguito alla morte di Pamela Mastropietro e al folle raid razzista di Luca Traini, hanno passato il testimone ai pendolari dello sballo. 

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Prima dei fatti di cronaca che hanno sconvolto l’Italia, alcune zone di Macerata erano un bazar dello spaccio a cielo aperto. A cominciare dai giardini Diaz e dal parco di Fontescodella. Bastava andare lì e trovare droga (di tutto: eroina, cocaina, hashish e marijuana) era un gioco da ragazzi. Anzi, da ragazzini. Visto che anche tanti studenti acquistavano dosi dagli spacciatori, perlopiù nigeriani. Ora quegli spazi - è un dato di fatto - sono più sicuri. Sono finalmente tornati ad essere un luogo per famiglie, soprattutto di giorno. Parola degli stessi frequentatori: tutti riconoscono i risultati dei controlli della questura e dei carabinieri, ma nel contempo rilanciano, sollecitando uno sforzo ulteriore: garantire maggiore sicurezza anche di notte. 

Chi lavora a stretto contatto con genitori, nonni e bambini è Riccardo Mazzucchetti, titolare con sua zia delle giostre per bambini presenti ai Giardini da ben 79 anni. «Forze dell’ordine e amministrazione comunale - ha dichiarato di recente - si sono prodigate per restituire alla normalità quello che per me è uno dei luoghi più belli di Macerata, e i risultati sono visibili. Vivo qui 13-14 ore al giorno e posso dire che il problema non esiste più con la stessa consistenza di allora». È scomparso il mercato a cielo aperto, appunto. Ma non lo spaccio. Quello è semplicemente cambiato. I pusher stanziali, dopo Pamela e Traini, hanno fatto i conti con un’attività repressiva quotidiana. Niente affatto gradita, viste anche le numerosi aggressioni subite da poliziotti e carabinieri durante i controlli. Ma alla fine si sono dovuti arrendere. O meglio, sono stati costretti a mutare strategia. Come? La strada racconta che ora gli spacciatori arrivano da fuori provincia. Da Ancona e Fabriano, e soprattutto da Perugia, dove lo smercio di droga da alcuni anni a questa parte ha assunto le dimensioni dell’emergenza. Ma anche dalla Campania (l’indagine “Nigerians” dei carabinieri, conclusa a maggio dello scorso anno, aveva portato alla luce un asse tra Macerata e Casal di Principe). I pusher arrivano in treno o in autobus e consegnano le dosi ai clienti. Prima di partire spesso le ingoiano, per evitare di finire in manette. E poi soddisfano le richieste dei consumatori sulla base di accordi presi in precedenza. 

Se prima l’approccio, nella maggior parte dei casi, era vis à vis vicino a qualche panchina dei giardini, ora gli accordi vengono presi per telefono o tramite le nuove applicazioni di messaggistica. I numeri dei pusher, nell’ambiente dei tossicodipendenti, vengono reperiti con estrema facilità. E quando un pendolare dello spaccio viene dirottato in altre città e non torna più a Macerata, si preoccupa di fornire ai clienti il recapito del sostituto. Nulla viene lasciato al caso. È gente senza scrupoli: se un giovane tossicodipendente prova a cambiare vita e non si fa più sentire, è lo spacciatore a contattarlo: «Ma che fine hai fatto? Non ti serve nulla?». Una diabolica tentazione. 

Dopo le maxi retate (su tutte l’operazione congiunta di polizia e carabinieri che aveva fatto scattare 27 misure cautelari), gli spacciatori si sono dunque organizzati a tempo di record. E altrettanto veloce è stata la contromossa delle forze dell’ordine. Ora a essere presidiati sono soprattutto il terminal dei bus in piazza Pizzarello e la stazione ferroviaria. E vengono monitorati gli arrivi da fuori provincia.

Alcuni esempi recentissimi. La Squadra mobile della questura e la polizia ferroviaria di Foligno il 14 settembre hanno arrestato un nigeriano di 26 anni, accusato di detenzione di eroina. Arrivando dall’Umbria aveva venduto circa 500 dosi a Macerata tra l’ottobre del 2018 e lo scorso maggio. L’altro ieri, invece, l’arresto del pusher, anche lui nigeriano, arrivato in bus da Ancona: aveva ingoiato dieci ovuli di cocaina. La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Ma è una partita a scacchi. Molto difficile, ma possibile da vincere.  Ultimo aggiornamento: 21:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA