Green pass, arriva la stretta e riparte il pressing sui tamponi low cost: «Pensate a chi rischia il posto di lavoro»

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Francesca Pasquali
Green pass, arriva la stretta e riparte il pressing sui tamponi low cost: «Pensate a chi rischia il posto di lavoro»

FERMO - La partita del Green pass obbligatorio sul posto di lavoro al via da oggi, adesso, si sposta sui tamponi. I timori per la piega che prenderà la giornata sono fondati. Se, nel Fermano, il rischio del blocco di interi settori sembra scongiurato, quelli per i comparti rallentati o in affanno sono più che concreti. Ecco allora che l’obiettivo diventa abbassare il prezzo dei tamponi. Per non accanirsi sui lavoratori che non vogliono o non possono vaccinarsi e mettere all’angolo una volta per tutte il pericolo di brusche frenate produttive, spiegano i sindacati.

 

 


«Se il Governo trovasse una soluzione per calmierare il prezzo dei tamponi, sarebbe l’ideale. Ieri mattina (mercoledì, ndr) c’è stato un ulteriore incontro con il presidente del Consiglio, durante il quale si è discusso anche di questo», fa sapere il segretario della Cgil di Fermo, Alessandro De Grazia. E parla di «soluzioni da trovare per ammorbidire situazioni estreme come quella di sabato scorso, che non vorremmo rivivere più» e di «contesti dove si rischia grosso». Non nel Fermano, secondo il sindacalista, dove «a oggi non abbiamo particolari criticità». I telefoni in via Dell’Annunziata da giorni, però, squillano di continuo. Sono i lavoratori senza Green pass che chiedono come dovranno comportarsi da oggi. «Rispondiamo che devono averlo, perché senza non possono andare al lavoro. E che devono presentarsi, perché altrimenti risultano assenti ingiustificati», dice De Grazia. E aggiunge che «mettersi in regola è nell’interesse dei lavoratori».

E che «il Green pass è una norma e noi siamo per il rispetto delle norme». Favorevole a rivedere al ribasso il prezzo dei tamponi anche Alberto Tarquini della Uil fermana. Strategia che, per il sindacalista, «consentirebbe a chi non si vuole vaccinare di non morire di fame e di avere un accesso più lineare e meno costoso ai tamponi». «Non essendo vigente l’obbligo vaccinale – ragiona Tarquini –, a chi sceglie diversamente, cioè di non vaccinarsi, non si può impedire di avere una vita regolare». E la partenza di venerdì del Green pass obbligatorio, per il sindacalista, non è stato una grande idea. Visto che la maggior parte dei lavoratori sabato e domenica resta a casa. E che lunedì, per tornare al lavoro, dovrà già fare un altro tampone.

«Non ci aspettiamo grosse criticità perché la nostra zona ha particolarmente aderito alla vaccinazione», fa sapere Tarquini e parla di un sindacato «ancora in buoni rapporti con il gruppo no vax del Fermano, che si incontra regolarmente». Niente spinta allo smart working sul fronte pubblico, dove la quota di lavoratori da casa è ancora sostanziosa. La certificazione verde obbligatoria, nel Fermano, non ha fatto lievitare il popolo dei lavoratori casalinghi, come, invece, s’era ipotizzato in un primo momento. Anzi. «Le indicazioni del governo vanno in tutt’altra direzione e, anche qui, ci stiamo adeguando. Finora, non sono arrivate richieste in senso opposto», spiega dal canto suo il responsabile della Cisl di Fermo, Alfonso Cifani. Per il quale, lo smart working «non è la soluzione e non lo sarà mai».


Non nasconde i timori per la prova del nove di oggi, Cifani. «Forse – dice –, il fenomeno è più ampio di quello che si pensa, abbastanza trasversale e senza settori più esposti di altri». A preoccupare sono soprattutto le aziende più piccole. Quelle dove l’assenza di uno o due lavoratori sprovvisti di Green pass può mettere a rischio la produttività. «Ci vorrà qualche giorno – chiosa Cifani – per capire gli effetti della misura. Noi siamo per la sicurezza e il Green pass ne è un’interpretazione particolare, che crea problemi, ma a cui ci adeguiamo».

 

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