Un ragazzo su tre si è già vaccinato ma i medici non mollano: «Sono i più a rischio, dobbiamo fare di più»

Venerdì 3 Settembre 2021 di Francesca Pasquali
Un ragazzo su tre si è già vaccinato ma i medici non mollano: «Sono i più a rischio, dobbiamo fare di più»

FERMO - Poco più di uno su tre. In numeri, 3.081 su 8.755. In percentuale, 35%. È la fetta di ragazzi tra i 12 e i 18 anni che, all’altro ieri, nel Fermano, si erano vaccinati. 1.777 quelli che avevano fatto tutte e due le dosi. Gli altri 1.304 avevano solo la prima. All’appello ne mancavano 5.674. Tanti, a meno di due settimane dal ritorno a scuola. «Dobbiamo motivarli a vaccinarsi. I giovani, per il tipo di vita che fanno, sono quelli che hanno maggiori probabilità di contagiarsi e di contagiare. Più giovani vacciniamo, più terremo basso il numero dei ricoveri in ospedale e lo sviluppo di focolai», spiega il direttore del Dipartimento di igiene e salute pubblica, Giuseppe Ciarrocchi.

 


Anche a questo serve il camper itinerante dell’Asur che, per tutto il mese, batterà la costa, per spingersi, sul finale, nell’entroterra. Fino a domani sarà a Lido Tre Archi, in via La Malfa. Dal 6 all’11 settembre si sposterà a Porto Sant’Elpidio, in viale della Vittoria. Dal 13 al 18 sarà a Porto San Giorgio, in piazza Matteotti. Dal 20 al 25 ad Altidona, al Quartiere degli artisti. Negli ultimi giorni del mese il camper farà tappa a Grottazzolina (27 e 28, piazza Umberto I) e Francavilla d’Ete (29 e 30, piazza Marconi). Gli orari sono gli stessi per tutte le date: dalle 8 alle 20. Non serve la prenotazione. Si segue l’ordine di arrivo. Servono tessera sanitaria e, per la seconda dose, il foglio rilasciato dopo la prima. Una corsa contro il tempo, con i contagi che, nel Fermano, tornano a crescere. Ieri, i nuovi casi erano 45. Al Murri, i pazienti positivi salgono a 13. Tutti pieni i 12 posti Covid di Malattie infettive. Un paziente è in Rianimazione. Tre, ieri, erano in attesa al pronto soccorso. L’ospedale della provincia per adesso regge. I numeri sono lontani da quelli, terribili, dell’inverno scorso.


I reparti, chi più chi meno, sono tornati tutti operativi. Quello di Chirurgia, negli ultimi due anni, ha eseguito più di mille interventi, «mantenendo elevate prestazioni, soprattutto in ambito oncologico, e assicurando con puntualità le prestazioni urgenti, nonostante le criticità legate alla pandemia, la periodica chiusura delle sale operatorie e la soppressione dei posti letto nei momenti di picco pandemico». L’equipe guidata da Silvio Guerriero è composta da 17 medici, primario compreso. «Tutti – spiega l’Av 4 – affrontano la chirurgia generale d’urgenza e d’elezione anche con approccio laparoscopico». Conseguenza è il il calo dei giorni di ricovero: cinque per gli interventi più importanti, uno per quelli minori. Un quinto delle operazioni hanno riguardato il colon-retto. 35 gli interventi per il trattamento chirurgico del morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa, 180 quelli a colecisti e vie biliari. Quindici le operazioni al fegato, 20 allo stomaco. L’anno scorso, gli interventi al seno sono stati cento: 70 per patologie maligne, 30 per patologie benigne.

Nei primi sei mesi di quest’anno, i pazienti operati per patologie maligne sono stati 72, quelli per patologie benigne 10. Anche durante i picchi pandemici è sempre stata assicurata l’attività ambulatoriale con priorità U e B (urgente e breve) per più di mille prestazioni, oltre alla piccola chirurgia ambulatoriale, con circa 1.500 interventi. «Pur mettendo a dura prova il sistema di cura – chiosa l’Av 4 –, la pandemia ha consentito all’Uoc di Chirurgia di crescere, mantenendo inalterati gli elevati standard di cura e di curare i pazienti che sempre più numerosi, anche da fuori provincia, si sono affidati alle cure dei medici del Murri».

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