Sterzata sui piccoli ospedali, i sindaci ritrovano la compattezza: ma ora servono letti e reparti: «Troppi pazienti in fuga»

Sterzata sui piccoli ospedali, i sindaci ritrovano la compattezza: ma ora servono letti e reparti: «Troppi pazienti in fuga»
di Francesca Pasquali
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Sabato 19 Febbraio 2022, 08:20

FERMO - I primi a stupirsi di essersi messi, per una volta, tutti d’accordo sono proprio loro. I sindaci, divisi tra campanili mai superati e la gara ai finanziamenti da non perdere, di fronte alle piaghe della sanità fermana hanno fatto quadrato. A due giorni dalla consegna del “documento dei problemi” a Filippo Saltamartini, però, il rapidissimo incontro a distanza con l’assessore regionale alla Sanità, lo interpretano in maniera diversa. Ad accomunare i primi cittadini c’è la speranza che quelle undici cartelle di criticità non finiscano in un cassetto a impolverarsi. Ma che diventino «una traccia per un buon piano di Area vasta».

 
La posizione
È scettico Gaetano Massucci, la “mente” del documento assieme ad Adolfo Marinangeli. Il sindaco di Monte Vidon Combatte si dice «deluso» dalla reazione di Saltamartini. Che, all’incontro coi sindaci del Fermano, è rimasto nemmeno mezz’ora. «Pensavamo di portare un contributo a quello che sarà un successivo momento, per indirizzare gli investimenti e le risorse della sanità. Ci aspettavamo un dialogo un po’ più costruttivo. Invece, niente», dice Massucci. Stamattina Saltamartini sarà a Fermo per un incontro nella sede provinciale della Lega. Farà il punto sugli investimenti che la Regione vuole fare nel Fermano. Oltre alle strutture, «ci sono alcune emergenze che non possono più aspettare, come le guardie mediche e le Potes, per non mettere il dito nella piaga del Murri. Siamo in attesa di risposte», pungola Massucci. Più fiducioso il sindaco di Amandola. Che parla di un Saltamartini che ha «aperto le porte a una futura discussione» e sottolineato che «siamo stati i primi, tra le Aree vaste, ad aprire le trattative». Si dice «stupito», Adolfo Marinangeli, della ritrovata unità tra i primi cittadini. «Nell’arco di una settimana – spiega – abbiamo fatto la ricognizione di tutto il territorio, evidenziando le criticità più importanti. Ho visto una grande partecipazione: suggerimenti, consigli e richieste arrivati di continuo nelle chat. Tutti hanno contribuito, dando un grande aiuto. Non me l’aspettavo. Superare i campanilismi non è scontato». Ma il tema è di quelli che uniscono, perché riguarda tutti, dal mare alla montagna ai Comuni delle vallate. Carenza di posti letto, personale e fondi pro capite le più dolenti tra le note dolenti del documento.
Il confronto
Da cui risulta che l’Av 4, delle cinque marchigiane, è quella con meno posti letto per mille abitanti (387 per acuti, 83 di lungodegenza e 40 di cure intermedie). Sui circa 26mila residenti nel Fermano che si ricoverano in ospedale ogni anno, il 37% lo fa in altri nosocomi delle Marche e l’11% fuori regione. Rimane un 52% di ricoveri “locali”, cioè 14mila persone. Tradotto: ci sono 12mila fermani che ogni anno vanno a curarsi fuori provincia. Il documento mette pure il luce la disparità di trattamento tra Aree vaste sul fronte investimenti che, nel Fermano, nel 2017, ammontavano a 1.395,34 pro capite. Numeri contestati l’altro ieri dal direttore dell’Av 4, Roberto Grinta, che li ritiene non aggiornati e, quindi, non più validi.
I dubbi
«Sono gli ultimi resi noti dalla Regione», replicano le fasce tricolore. «I numeri parlano chiaro e quelli dell’Av 4 dicono che viene trattata in maniera discriminante», dice il sindaco di Magliano di Tenna, Pietro Cesetti. Per il quale «non è questione di lamentarsi che siamo la Cenerentola delle Marche: è un dato di fatto che lo siamo».

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