Statali, smart working a metà: più tempo in presenza e il pc sarà aziendale

Le linee guida di Brunetta: dovrà essere indicato il posto da cui si presta il servizio

Statali, smart working a metà: più tempo in presenza e il pc sarà aziendale
Statali, smart working a metà: più tempo in presenza e il pc sarà aziendale
di Francesco Bisozzi
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Martedì 30 Novembre 2021, 22:10

Nella Pa il lavoro in presenza dovrà prevalere su quello a distanza. Ai lavoratori andrà fornita da parte dell’amministrazione di appartenenza l’idonea strumentazione tecnologica per operare da remoto. Infine i dipendenti pubblici in smart working non potranno usare utenze personali o domestiche per le ordinarie attività di servizio, a meno che non abbiano ricevuto una specifica autorizzazione. Ecco le linee guida per lo smart working nella Pubblica amministrazione, che anticipano la cornice entro la quale prenderà forma il lavoro agile una volta che saranno sottoscritti i nuovi contratti di lavoro per i dipendenti pubblici. 

IL CONFRONTO

«Siamo arrivati alla conclusione del confronto con le organizzazioni, adesso il testo con le linee guida sarà inviato alla Conferenza unificata, che dovrà fornire il suo parere in merito, dopodiché le 32mila amministrazioni pubbliche saranno tenute a rispettare il documento, che fa da ponte rispetto ai contratti», ha spiegato il ministro della Funzione pubblica Brunetta.

Durante le fasi più acute dell’emergenza pandemica il lavoro agile ha rappresentato la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. A marzo di quest’anno erano ancora 1,4 milioni gli statali in smart working, secondo i calcoli dell’Osservatorio sullo smart working della School of management del Politecnico di Milano. Più nel dettaglio, le linee guida della Funzione pubblica raccomandano «l’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando comunque la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza». Non solo. Prevedono «il prevalente svolgimento in presenza della prestazione lavorativa dei soggetti titolari di funzioni di coordinamento e controllo, dei dirigenti e dei responsabili dei procedimenti». E poi: oltre a dover fornire al lavoratore in smart working l’idonea dotazione tecnologica di cui necessita, le Pa dovranno mettere a disposizione degli statali impiegati da remoto postazioni di lavoro in centri satellite, al fine di garantire la protezione delle risorse aziendali a cui il lavoratore deve accedere. Le apparecchiature del lavoratore potranno essere sfruttate solo se in accordo con il datore di lavoro. 

I PUNTI

Ma le linee guida scendono più nello specifico. Per esempio: se il dipendente è in possesso di un cellulare di servizio, deve essere prevista o consentita, nei servizi che lo richiedano, la possibilità di inoltrare le chiamate dall’interno telefonico del proprio ufficio sul cellulare di servizio. Altra novità non di poco conto. Non c’è più traccia nel testo che verrà sottoposto al parere della Conferenza unificata delle tre fasce temporali (quella dell’operatività, della contattabilità e quella dell’inoperabilità) con cui inizialmente si prevedeva di organizzare il lavoro agile dei dipendenti pubblici. O meglio, le linee guida si concentrano unicamente sul diritto alla disconnessione, citando la sola fascia dell’inoperabilità, che dovrà coincidere con un tempo di riposo pari ad almeno 11 ore consecutive. 

I TERMINI

A dire il vero pure nella nuova bozza del contratto per i dipendenti delle Funzioni centrali, atterrata sul tavolo della trattativa tra Aran e sindacati all’inizio di questa settimana, l’ipotesi delle tre fasce ha subìto un depotenziamento notevole. L’ultima ipotesi di contratto lascia alle Pa la decisione se ricorrere o meno a questo tipo di schema. A ogni modo, ci sono alcune “clausole di salvaguardia” anti-arretrati. Una di queste stabilisce che per sopravvenuto esigenze di servizio gli statali impiegati da remoto potranno essere richiamati in ufficio con un preavviso di sole 24 ore. L’obiettivo delle linee guida in rampa di lancio è proprio quello di promuovere l’orientamento ai risultati, oltre che dare indicazioni per la definizione di una disciplina in grado di garantire condizioni di lavoro trasparenti. Insomma, il miglioramento dell’equilibrio tra vita professionale e vita privata dei lavoratori dello Stato deve combaciare con il miglioramento dei servizi pubblici. Perché, come recitano le linee guida di Brunetta, che in passato ha equiparato lo smart working emergenziale nella Pa a un lavoro a domicilio self-service, il lavoro agile deve rappresentare uno strumento di innovazione organizzativa e di modernizzazione dei processi.

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