Reddito di cittadinanza, gli ex beneficiari rinunciano all’assegno da 350 euro: ​solo 85mila domande

Solo 85mila domande per l’assegno per gli occupabili a fronte di 200mila famiglie che hanno perso il sostegno. A frenare le richieste anche la mancanza di offerte di lavoro nelle regioni meridionali

Reddito di cittadinanza, gli ex beneficiari rinunciano all assegno da 350 euro: solo 85mila domande
Reddito di cittadinanza, gli ex beneficiari rinunciano all’assegno da 350 euro: ​solo 85mila domande
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Domenica 15 Ottobre 2023, 08:31

Arriva tra oggi e domani la nuova tranche di pagamenti del Supporto per la formazione e il lavoro, l’assegno da 350 euro che per i cosiddetti occupabili sostituisce da quest’anno il reddito di cittadinanza. Le prime erogazioni sono partite alla fine di settembre. Ieri la ministra del Lavoro, Marina Calderone, intervenendo al convegno dei Giovani Imprenditori a Capri, ha detto che la misura introdotta dal governo Meloni, riservata a chi ha un Isee non superiore a seimila euro e vuole acquisire competenze per trovare un lavoro, ha già totalizzato 85 mila richieste, di cui la metà provenienti da ex percettori del sussidio caro ai Cinquestelle. 

Il limite

Nel complesso sono però più di 200 mila i nuclei familiari che tra luglio e settembre hanno ricevuto il fatidico sms dell’Inps che li informava dell’interruzione del reddito di cittadinanza a seguito delle sette mensilità fruite nel 2023, ovvero il limite massimo fissato dall’ultima legge di Bilancio. Insomma, a giudicare dai numeri molti ex percettori del reddito di cittadinanza starebbero rinunciando alla nuova prestazione di sostegno. Il che sorprende fino a un certo punto. Infatti, per ottenere i 350 euro del Supporto per la formazione per il lavoro è necessario partecipare (fisicamente) a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale, un impegno che mal si sposa con le esigenze di chi per esempio ricava piccoli guadagni anche da altre attività, magari sommerse. 

Le proposte

Altro problema: sulla piattaforma realizzata dall’Inps per intercettare domanda e offerta di lavoro, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, scarseggiano le proposte di un impiego nelle regioni del Sud, che poi sono quelle che stanno registrando la maggiore fuoriuscita di percettori dal reddito di cittadinanza.

Più nel dettaglio. Sul sito del ministero del Lavoro si legge che al 13 ottobre erano quasi centomila le domande per il Supporto per la formazione e il lavoro già acquisite, di cui poco meno della metà inviate per il tramite dei patronati. 

Il Supporto

Il sito del ministero guidato da Marina Calderone ricorda poi che da settembre possono chiedere il Supporto per la formazione e il lavoro anche gli ex percettori del reddito di cittadinanza con un’età compresa tra i 18 e i 59 anni e privi di una condizione di fragilità (presenza di figli minori, persone con disabilità e over 60 nel nucleo familiare).  L’assegno di inclusione, l’altra misura decisa dal governo per far calare definitivamente il sipario sul reddito di cittadinanza, arriverà a gennaio. La prestazione di sostegno in questo caso è destinata ai nuclei con minori, disabili, persone con più di 60 anni o in carico ai servizi sociali perché non attivabili al lavoro. L’assegno sarà di 500 euro e avrà una durata di diciotto mesi. Dopo uno stop di 30 giorni potrà essere richiesto nuovamente. Dal 2019 a oggi il reddito di cittadinanza è costato invece più di 30 miliardi di euro. L’importo medio erogato nel periodo è stato di circa 540 euro al mese, con una media di 1.148.010 nuclei raggiunti. 

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