Benzina, lo stop dell'Iva alza il prezzo
in arrivo incrementi di 4-5 centesimi

Venerdì 27 Settembre 2013 di Luca Cifoni
Benzina, lo stop dell'Iva alza il prezzo in arrivo incrementi di 4-5 centesimi
ROMA - Tagli lineari e rinvii di spesa per arginare il deficit, pi un aumento delle accise sui carburanti che dovrebbe permettere di portare il totale delle risorse finanziarie disponibili 3-3,5 miliardi, in modo da finanziare il rinvio dell’aumento dell’Iva e forse anche un ulteriore stanziamento di circa 500 milioni per gli ammortizzatori sociali in deroga.

È questo il menu che ieri - nel bel mezzo della tempesta politica - il ministero dell’Economia stava mettendo a punto in vista di un Consiglio dei ministri la cui convocazione del resto a tarda sera non era stata ancora ufficializzata: arriverà probabilmente solo questa mattina, dopo l’incontro tra Enrico Letta e il presidente Napolitano.



L’incertezza pesa anche sullo specifico delle misure da adottare: ad esempio uno dei capitoli del decreto è un aumento sostanzioso delle accise sui carburanti, per 4-5 centesimi al litro, ma è chiaro che il presidente del Consiglio non si assumerà la responsabilità di una mossa non particolarmente popolare se questa non sarà stata condivisa a livello politico.



IL DEFICIT IN SICUREZZA

Per il ministro dell’Economia il primo e irrinunciabile obiettivo resta la messa in sicurezza del disavanzo. Ma il rifinanziamento delle missioni di pace all’estero è un altro punto ormai non rinviabile, mentre come già emerso nella giornata di mercoledì la pressione della maggioranza ha portato a inserire nel provvedimento anche lo stop all’incremento dell’Iva. Se tutte le altre complicazioni risolveranno, l’esecutivo potrebbe anche decidere di aggiungere un ulteriore stanziamento di 500 milioni per la Cig in deroga, visto che comunque la necessità si ripresenterebbe da qui alla fine dell’anno. L’esatto mix delle coperture è rimasto aperto per tutta la giornata di ieri e probabilmente ci saranno degli aggiustamenti ancora questa mattina. C’è la preoccupazione di mettere insieme tutti i miliardi necessari ma anche quella di definire uno schema del tutto credibile agli occhi dell’Unione europea, che vigila sul rispetto degli impegni da parte del nostro Paese. E c’è un problema oggettivo di tempi: un arco temporale di soli tre mesi rende molto difficili gli interventi sulle spese e più dolorosi quelle sulle entrate. Dunque del menu messo a punto fanno parte ulteriori tagli dei bilanci dei ministeri, ma si punta a che ad un’operazione di rinvio di spese già finanziate ma ritenute a questo punto non prioritarie. Possono essere ritardati anche i residui pagamenti dei debiti alle imprese per la quota relativa a investimenti. Resta in campo anche l’ipotesi di un nuovo incremento degli acconti sulle imposte dirette, che però potrebbe rimanere sullo sfondo come ipotesi di riserva.



LE VOCI STRAORDINARIE

Una parte delle risorse sarà inevitabilmente una tantum: tra le voci di questo tipo che sono state messe a punto c’è l’anticipo da parte della Cassa Depositi e Prestiti di circa un miliardo quale corrispettivo per la vendita di un primo stock di immobili pubblici. Le dismissioni immobiliari, a differenza delle cessioni di quote di società pubbliche, possono essere conteggiate a riduzione del disavanzo pur se come poste one off. Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 21:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA