Russia, la strage dei riservisti. «Più di 400 soldati morti dopo essere stati abbandonati dai loro comandanti»

Un'ulteriore conferma del fatto che la Russia stia tentando di arginare l'avanzata di Kiev mandando al fronte soldati non adeguatamente formati e con armi e attrezzature scadenti e insufficienti.

Russia, la strage dei riservisti. «Più di 400 soldati morti dopo essere stati abbandonati dai loro comandanti»
Russia, la strage dei riservisti. «Più di 400 soldati morti dopo essere stati abbandonati dai loro comandanti»
di Giorgia Crolace
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Martedì 8 Novembre 2022, 18:46

Secondo i resoconti dei media sarebbero circa 440 i riservisti russi inviati a combattere a Lugansk, uccisi dai bombardamenti ucraini dopo essere stati abbandonati dai propri comandanti. Come ha raccontato al Guardian il riservista russo Aleksei Agafonov, dei 570 soldati reclutati e mobilitati nella sua unità, ne sono sopravvissuti solo 130 nell'attacco del 1 novembre.

Il racconto di un soldato

Come riferisce il quotidiano britannico, ad Agafonov e al suo battaglione è stato ordinato di scavare trincee per tutta la notte. Il numero di pale era del tutto insufficiente. Il lavoro si era interrotto all'improvviso quando i missili ucraini avevano iniziato ad illuminare il cielo e a piovere su Agafonov e la sua unità. «Ho visto uomini fatti a pezzi davanti a me, la maggior parte della nostra unità è sparita, distrutta. È stato un inferno», ha detto Agafonov, specificando che i comandanti della sua unità sono scappati poco prima che iniziassero i bombardamenti.
Terminato l'attacco ucraino, Agafonov e i soldati sopravvissuti si erano ritirati nella vicina città di Svatove controllata dai russi. «Molti dei sopravvissuti stanno perdendo la testa dopo quello che è successo. Nessuno vuole tornare indietro», ha detto Agafonov.

Una situazione quella vissuta da Agafonov e i soldati della sua unità che conferma il fatto che la Russia stia tentando di arginare l'avanzata di Kiev mandando a combattere soldati non adeguatamente formati. Il Guardian spiega inoltre di aver parlato con un altro soldato e con due familiari di soldati sopravvissuti e tutti hanno fornito un resoconto simile.

«Eravamo completamente esposti, non avevamo idea di cosa fare. In centinaia di noi sono morti», ha dichiarato il secondo soldato chiedendo di rimanere anonimo, aggiungendo che «due settimane di addestramento non ti preparano a questo».

La protesta delle mogli dei soldati reclutati

L'agenzia investigativa russa Verstka, continua il Guardian, ha riportato il racconto di un terzo soldato, Nikolai Voronin: ha descritto allo stesso modo di essere stato colpito dal fuoco ucraino nelle prime ore del 2 novembre. Le mogli di alcuni dei soldati reclutati, inoltre, hanno inviato un videomessaggio al governatore locale per protestare per le condizioni in cui i loro mariti sono stati mandati a combattere chiedendo alle autorità russe di salvare i propri uomini, rimuovendoli dalla prima linea.

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Il malcontento tra i soldati

La caotica e improvvisata campagna di reclutamento russa continua a suscitare critiche anche tra i più entusiasti sostenitori della guerra. In un video girato in un centro di addestramento di Kazan, in Russia, spiega il Guardian, si vedono diversi uomini mobilitati di recente mentre rimproverano i propri comandanti non solo per l'assenza di una paga ma anche per la mancanza di acqua e cibo. Un ufficiale identificato come il Maggiore Generale Kirill Kulakov viene visto indietreggiare mentre i soldati infuriati lo insultano. Per contrastare il malcontento sempre più crescente, Putin avrebbe esortato i funzionari locali a prestare maggiore attenzione ai soldati mobilitati e ai loro bisogni.

Nonostante la nuova mobilitazione, la Russia non è ancora riuscita a guadagnare nuovo terreno in Ucraina. Secondo l'intelligence occidentale i riservisti russi stanno arrivando in prima linea con attrezzature scadenti e armi dell'era sovietica mentre i notiziari russi riportano che, tra gli uomini mobilitati, c'è una corsa ai negozi che vendono equipaggiamento militare per acquistare le attrezzature da combattimento che Mosca non è in grado di fornire loro.

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