Processo Raggi, diretta. La difesa: «Va assolta, il fatto non sussiste». Sentenza attesa alle 16

Raggi, la difesa: «Va assolta, il fatto
non sussiste». Sentenza alle 16
Raggi, la difesa: «Va assolta, il fatto
non sussiste». Sentenza alle 16
di Simone Canettieri, Michela Allegri e Sara Menafra
Epilogo oggi del processo Raggi che rappresenta una sorta di bivio per Roma. Nel processo alla sindaca Virginia Raggi per la nomina di Renato Marra alla direzione Turismo del Campidoglio, la difesa del sindaco ha aperto alle 11 con la sua arringa. A prendere la parola davanti al giudice monocratico, gli avvocati Pier Francesco Bruno, Emiliano Fasulo e Alessadro Mancori. Bruno ha chiesto l’assoluzione con la formula più ampia: “perché il fatto non sussiste”. Ha appena finito di concludere la requisitoria il primo degli avvocati della prima cittadina, Pierfrancesco Bruno. Ora la parola passa agli altri due difensori: gli avvocati Emiliano Fasulo e Alessandro Mancori.

Di Maio, tolleranza zero: i nostri non capirebbero. E Grillo chiama gli avvocati


Sentenza nel pomeriggi.  La sentenza è attesa nel pomeriggio. La Procura ha chiesto una condanna a 10 mesi di reclusione. Subito dopo l'intervento della difesa della raggi il giudice Roberto Ranazzi si chiuderà in camera di consiglio per decidere la sentenza. Secondo i legali del primo cittadino la sentnza dovrebbe arrivare «tra le 15.30 e le 16».

Il sindaco è arrivata in Aula alle poco dopo le 11. In trench beige, è arrivata accompagnata dal marito Andrea Severini. È la prima volta che lui l'accompagna da quando è cominciato il processo. In Aula, oltre a tanti giornalisti, presenti anche alcuni consiglieri M5S.


Il post del marito di Virginia. «La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici. CORAGGIO». Lo ha scritto su Fb Andrea Severini, il marito della sindaca di Roma Virginia Raggi. Nelle ore scorse Severini aveva postato sul suo profilo una foto nella quale si vedevano alcuni giornalisti in attesa sotto la casa della coppia, a Borgata Ottavia, e aveva commentato: «Avvoltoi con sembianze umane». Poco dopo il post è stato rimosso. Stamane Severini ha accompagnato, per la prima volta, la moglie al Tribunale dove l'udienza è in corso.



L'accusa. Nella nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo, il fratello Raffaele «ci ha messo una manina ma la sindaca sapeva». È la sintesi dell'impianto accusatorio con cui la Procura di Roma ha chiesto una condanna a 10 mesi per Virginia Raggi imputata per il reato di falso. Il culmine della requisitoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Francesco Dall'Olio durante la quale hanno ricostruito il rapporto tra la Raggi e il suo ex capo del personale e, a sorpresa, depositato il codice etico degli M5S che era in vigore nel dicembre del 2016.
 
 

Secondo la Procura, nella comunicazione alla rappresentante dell'Anticorruzione in Campidoglio, Maria Rosa Turchi, in merito ai rilievi Anac sulla nomina di Marra senior, Raggi «mentì» perché se avesse detto che quella promozione era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un'inchiesta e «in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi». Una interpretazione, però, respinta dalla stessa sindaca che, in una dichiarazione spontanea, ha precisato che «negli atti normativi del movimento nella prassi applicativa l'espulsione non è mai stata applicata, sia Nogarin che Pizzarotti, indagati, non furono espulsi. Pizzarotti fu sospeso perché omise di comunicare che era stato iscritto nel registro». Il vicepremier, Luigi Di Maio, dal canto suo, sollecitato dai giornalisti a rispondere sul processo a Virginia Raggi si è limitato a richiamare le regole del movimento: «io non conosco l'esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete».

Nel corso della requisitoria i pm si sono lungamente soffermati sulla figura di Marra. «Non era come gli altri 25 mila dipendenti comunali» e «andava protetto perché era 'uomo-macchinà e fondamentale per la nuova amministrazione perché a conoscenza di tutte le difficoltà», ha sostenuto l'accusa. In altri termini «senza di lui non si poteva andare avanti». Per quanto riguarda la Raggi, invece, «ci sono elementi chiari, univoci e concordanti per sostenere che fosse assolutamente consapevole del ruolo in concreto svolto da Marra nella nomina del fratello: non era un ruolo compilativo o di chi ha meramente eseguito in modo pedissequo quanto deciso dalla sindaca». L'udienza si era aperta con l'audizione dell'ex capo di gabinetto, Carla Raineri, dalle cui denunce è nato anche il procedimento sulla Raggi. Il magistrato, dimessosi il primo settembre del 2016, ha descritto come primario il ruolo di Marra nell'amministrazione. «Era il consigliere privilegiato del sindaco», ha detto Raineri. Lui e Romeo, quest'ultimo ex capo della segreteria politica di Raggi «si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato».

E ancora: «stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all'allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca. Erano stati coniati vari epiteti per Marra, eminenza grigia, Richelieu, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin». Una ricostruzione definita dalla Raggi come surreale. «In questo processo si parla di un mio presunto falso e per quattro ore abbiamo ascoltato parole simili a gossip. Non ho mai risposto alle interviste rilasciate, a volte mordendomi la lingua, per le cose palesemente false affermate», ha detto la sindaca davanti al giudice monocratico. Domani la parola passa alla difesa e poi la sentenza attesa nel pomeriggio.

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 10 Novembre 2018, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 10-11-2018 13:25

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO