Quaranta anni fa il rapimento di Roberto Peci. Le lacrime della figlia: «Dolore che si rinnova sempre»

Giovedì 10 Giugno 2021 di Alessandra Clementi
Quaranta anni fa il rapimento di Roberto Peci. Le lacrime della figlia: «Dolore che si rinnova sempre»

SAN BENEDETTO -  «Un dolore che si rinnova ogni anno». Così Roberta Peci parla di questo tragico anniversario. Era il 10 giugno di 40 anni fa quando suo padre veniva sequestrato per poi essere ucciso dopo 55 giorni. Sono trascorsi 40 anni dall’omicidio di Roberto Peci ed è ancora una storia che fa male, che in molti vorrebbero rimuovere e di cui si fa fatica a parlare. Come una ferita mai rimarginata. 

 


«E’ un anniversario che vivo come sempre con grande tristezza nel cuore» afferma la figlia di Roberto Peci che proprio quest’anno compie 40 anni, visto che il rapimento e uccisione di suo padre Roberto avvennero quando lei era ancora nella pancia della madre Antonietta. Una figlia che in questi anni ha affrontato un percorso duro ricomponendo i pezzi di un mosaico di quella che era la storia di suo padre e della propria vita. 


Era l’inizio dell’estate del 1981. San Benedetto si apprestava a vivere un’altra stagione di mare, sole e di villeggianti. Ma un fatto scosse la Riviera, da qualche giorno in lutto per il rogo del Ballarin, quando il 10 giugno 1981, venne sequestrato Roberto Peci fratello del pentito Patrizio Peci appartenente alle Brigate Rosse. Roberto aveva solo 25 anni e faceva l’antennista in un negozio di elettrodomestici, tanto che qualcuno lo aveva contattato per sistemare un’antenna in via Boito ed è lì che trovò l’inizio della sua agonia e la fine della sua vita. In quattro lo costrinsero a salire su una Fiat 127, dove venne nascosto nel bagagliaio, tutto questo a pochi passi dal lungomare che già stava indossando i vestiti dell’estate tra turisti con gli zoccoli e canzoni che arrivavano dai juke box. Dal mare Roberto, sempre chiuso in quel bagagliaio arrivò fino a Roma a Tor Sapienza da dove non fece più ritorno nella sua San Benedetto, ma soprattutto dalla sua fidanzata Antonietta che stava aspettando Roberta e che nascerà nel dicembre dello stesso anno. 


Il rapimento di Roberto fu deciso dall’ala delle Brigate Rosse che faceva capo a Giovanni Senzani per una vendetta trasversale. Nei 55 giorni di prigionia Roberto fu spesso sottoposto a interrogatorio dai suoi sequestratori, per poi essere assassinato il 3 agosto 1981. Lo stesso Senzani fotografò e riprese il momento dell’esecuzione, avvenuta con 11 colpi di mitra, in un casolare abbandonato nella campagna romana, in via Fosso dello Statuario, vicino all’ippodromo Le Capannelle. La durata della sua prigionia e le modalità della sua esecuzione coincisero con quelle subite da Aldo Moro. In passato Roberta Peci ha anche cercato di conoscere Senzani, ma poi questo incontro non avvenne mai così come con suo zio Patrizio. E oggi ribadisce: «Non ho mai avuto contatti con entrambi e non mi interessa». Senzani l’aveva cercata all’indomani della morte di sua moglie e proprio da quel dolore personale che sentì il desiderio di incontrare i parenti delle proprie vittime, ma Roberta non accettò mai sottolineando come quel dolore lei lo conosceva dal giorno della propria nascita avvenuta dopo mesi dalla morte del padre

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