Caso stadio, arriva la sentenza del Garante della privacy: ecco cosa ha deciso riguardo l'identità dei dirigenti comunali

Il Comune di San Benedetto
Il Comune di San Benedetto
di Alessandra Clementi
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Venerdì 17 Giugno 2022, 07:45

SAN BENEDETTO - L’identità dei soggetti, sentiti durante i lavori della commissione di indagine sullo stadio, deve rimanere secretata. Pronunciamento che arriva dal Garante della privacy che si è espresso, dopo tre mesi, dietro richiesta del dirigente Tonino Rosati, sciogliendo un nodo che aveva visto impegnato lo stesso consiglio comunale.

 
La protezione
Il dirigente Claudio Filippi, garante per la protezione dei dati personali, spiega nella lettera pervenuta in municipio: «Non vi sono motivi per discostarsi dalle osservazioni e conclusioni contenute nel parere del responsabile della protezione dei dati del Comune con particolare riferimento alla necessità di tutelare i soggetti interessati e di non divulgare i relativi dati personali, anche considerando le relative ragionevoli aspettative di riservatezza derivanti dalle modalità con cui si è svolta l’inchiesta del Comune». Quindi gli atti dovranno rimanere con i nominativi, dei funzionari e dei vari soggetti che hanno partecipato alle audizioni della commissione di indagine, oscurati. Tutto nasce dalla realizzazione del nuovo manto erboso presso lo stadio Riviera delle Palme, intervento commissionato dalla Sambenedettese Calcio ma non pagato e dal quale è nato un contenzioso con un processo tuttora in atto. Da qui l’istituzione della commissione di indagine per fare luce sulla vicenda con successivo dossier approvato in un consiglio comunale secretato. Al momento dell’elezione del sindaco Spazzafumo, il consigliere Luciana Barlocci ha chiesto, con una mozione, la desecretazione degli atti. Tanto che i documenti sono stati resi pubblici ma con i nomi dei partecipanti alla commissione censurati. Decisione assunta dall’allora garante della privacy comunale Rosati, il quale è stato messo sotto accusa dalla stessa maggioranza e dal sindaco Spazzafumo, tanto da chiedere un parere al garante nazionale che in qualche modo ha confermato la sua tesi. 


Le motivazioni
«Spetta all’amministrazione – spiega il garante - applicare la disciplina in materia di protezione dei dati personali nel rispetto del principio di responsabilizzazione. I soggetti pubblici sono tenuti a ridurre a minimo l’utilizzazione dei dati personali e di dati identificativi ed evitare anche il relativo trattamento quando le finalità perseguite possono essere realizzate mediate dati anonimi». Con questo passaggio il garante lascia al Comune valutare nel rispetto delle linee guida del garante. I nomi coinvolti erano quelli dei dipendenti comunali sia dirigenti che funzionari, così i rappresentanti delle ditte che avevano eseguito i lavori oltre ovviamente ai politici. «Pertanto- conclude il garante - anche davanti a un obbligo di pubblicità è consentita la diffusione di dati personali solo se realmente necessaria».
 

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