Ascoli, guerra del vino, tutti contro il Cordisco: «Montepulciano resti sull’etichetta, usiamo quelle uve»

Ascoli, guerra del vino, tutti contro il Cordisco: «Montepulciano resti sull etichetta, usiamo quelle uve»
Ascoli, guerra del vino, tutti contro il Cordisco: «Montepulciano resti sull’etichetta, usiamo quelle uve»
di Marco Vannozzi
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Mercoledì 20 Dicembre 2023, 02:45 - Ultimo aggiornamento: 15:25

ASCOLILa guerra del Montepulciano finisce alla Camera dei Deputati: nuovo round in commissione Agricoltura davanti al presidente Mirco Carloni. Da una parte c'è l'Abruzzo, dall'altra Marche, Molise e Puglia. Sul tavolo il famigerato dossier e gli indirizzi che potrebbero scaturire dall’approvazione del recente decreto ministeriale (26 ottobre 2023). Si prevede infatti l’inserimento del sinonimo “Cordisco” per il nome della varietà di uva Montepulciano, condizionando l’iter di approvazione dell’atteso decreto etichettatura dei vini, con l’ipotesi di limitare l’uso del nome di varietà “Montepulciano” ai soli produttori abruzzesi, riservando a tutti gli altri l’uso del sinonimo “Cordisco”.

Il commento

«Sarebbe scorretto se ogni territorio si riservasse un vitigno, impedendo agli altri produttori una comunicazione trasparente nei confronti dei consumatori – afferma il presidente dell’Istituto marchigiano di tutela vini, Michele Bernetti -.

Lo è ancora di più per un vitigno come il Montepulciano, che in Italia conta 35mila ettari coltivati di cui 2.900 solo nelle Marche. L’impasse su un decreto che riforma in maniera importante diversi aspetti del nostro settore è evidente: serve uno sforzo di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco per trovare una linea comune, in grado di sbloccare con urgenza la situazione. Per questo esprimiamo la nostra disponibilità ai colleghi abruzzesi, ma anche alle altre regioni interessate, per lavorare assieme verso un percorso comune». Secondo Imt, l’ipotesi abruzzese di inserire in etichetta il sinonimo “Cordisco” (anziché Montepulciano) risulta penalizzante per le Dop Rosso Piceno e Rosso Conero (quest’ultima costituita prima di quelle abruzzesi) che hanno contenuti obbligatori di uva Montepulciano in percentuali prossime al 100%. «Non è opportuno riservare l’uso del nome di un vitigno in esclusiva ad alcuni produttori, bensì occorre tutelare l’area geografica, in quanto il vitigno, in questo caso il Montepulciano, non appartiene a nessuna regione in particolare, ma fa parte del patrimonio generale e vitivinicolo del nostro Paese – aggiunge l'assessore regionale Andrea Antonini -. Si rischia di sancire il diritto di una regione di impedire ad altre l’uso del nome del vitigno storicamente conosciuto e valorizzato come “Montepulciano”. Come Regione Marche intendiamo ribadire l'importanza di fare sistema e rete fra tutte le parti interessante, non disperdendosi in inutili contrapposizioni che rischiano soltanto di creare confusione ai cittadini».

L’affondo

Tuona infine anche Giorgio Savini, presidente del Consorzio Vini Piceni. «Noi dovremmo nascondere l'85% della componentistica del nostro vino – spiega -. Nel Rosso Piceno, il vino rosso più grande delle Marche, non è menzionato il termine Montepulciano. È una varietà di uva, un vitigno. E il vitigno è patrimonio di tutti coloro che sono autorizzati a coltivarlo. Oggi ci troveremmo d'ufficio a togliere quella parola. L'errore dell'Abruzzo è associare il termine del vitigno al territorio. Tutelino l'Abruzzo. Ma noi vogliamo mantenere un nostro diritto acquisito».

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