Inno nazionale dedicato a Leonardo
Mistero fitto, lo zio vola a Budapest

Inno nazionale dedicato a Leonardo Mistero fitto, lo zio vola a Budapest
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Giovedì 26 Aprile 2018, 06:25

CUPRAMONTANA - È stato un 25 aprile segnato dal dolore composto, dal lutto e dal rispetto per la scomparsa, improvvisa e inaccettabile, di Leonardo David, lo studente 22enne morto lunedì scorso a Budapest - dove si trovava in vacanza - per le tragiche conseguenze di una caduta. La sua famiglia - papà Roberto e mamma Rita - è ancora là, nella capitale ungherese, per trascorrere ogni istante accanto a Leonardo, finché le autorità locali non concederanno il nullaosta per far rientrare in Italia il corpo del giovane e per i funerali. 

Sono ore cariche di dolore e di attesa, ore durante le quali la fidanzata Eva, i cugini, gli zii e gli amici attendono notizie dall’Ungheria, notizie che tuttavia arrivano col contagocce, tanto che il fratello della mamma di Leonardo è volato a Budapest. A Cupramontana, intanto, continuano a regnare sconcerto e incredulità: Leonardo era forte, fisico atletico, giocatore di calcio - era ala sinistra della società Maiolati Calcio - e si fa fatica a credere che per una caduta, inciampando sulle rotaie del tram, ora non ci sia più. La direzione sanitaria del policlinico di Budapest, dove il ragazzo è stato sottoposto a tre interventi chirurgici, dovrebbe disporre un’autopsia: il condizionale è d’obbligo, visto che ogni informazione è filtrata. 

Il sindaco di Cupra, Luigi Cerioni, nel condividere il dolore di tutta la comunità e partecipare allo strazio della famiglia David, ha voluto che il 25 Aprile quest’anno fosse celebrato in tono dimesso, «perché l’intera comunità non ha nessun motivo per gioire ma tanti per piangere - commenta - È sufficiente la banda comunale che intona l’inno nazionale». È il momento delle lacrime e del dolore, da vivere privatamente in una riflessione sul dolore proiettata verso il conforto della fede, come scrive il giovane diacono di Cupramontana Federico Rango. «Un altro lutto tocca da vicino la nostra comunità cuprense, e in modo particolare una nostra famiglia attorno alla quale ci stringiamo con affetto. È un lutto che non cerca parole o chiacchiere di paese. La speranza cristiana ci chiede, allora, di non dare rabbiose risposte a dei perché che non troveranno mai una soluzione umanamente accettabile, ma ci chiede invece di capire come attraversare, insieme, la sofferenza e di accogliere così come si presenta, la vita, che è un mistero, un progetto che ci supera sempre».

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