La stangata dell’epidemia: frutta e verdura più cari, pasta e carne aumentano

Carrello della spesa con meno prodotti: sale invece il conto finale
Carrello della spesa con meno prodotti: sale invece il conto finale
di Stefano Rispoli
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Mercoledì 27 Maggio 2020, 03:30

ANCONA -  Il carrello si svuota, il portafoglio si alleggerisce: è l’effetto dell’inflazione da Covid. Fare la spesa è diventato costosissimo: pasta, cereali, carne, formaggi, uova, ma soprattutto frutta e verdura hanno fatto registrare aumenti considerevoli ad Ancona. Nel bimestre della pandemia il prezzo al consumo di alimentari e bevande analcoliche ha subito un incremento del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2019: +1,5% a marzo, +3% ad aprile. In piena emergenza sanitaria, il restringersi dell’offerta e della domanda commerciale al dettaglio da un lato e, dall’altro, il crollo delle quotazioni del petrolio, hanno determinato spinte opposte: deflazionistiche per i beni energetici, inflazionistiche per i prodotti alimentari. 

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Così, benché l’inflazione generale sia stata annullata (-0,1% a marzo, -0,3% ad aprile nel capoluogo), i prezzi del “carrello della spesa” hanno subito un’impennata, portandosi a livelli che non si registravano dal febbraio 2017. I prezzi dei prodotti alimentari, rispetto al mese precedente, sono aumentati dell’1,1% a marzo e dello 0,7% ad aprile. Ma è dal confronto con il 2019 che si percepisce meglio l’effetto Coronavirus, con un rialzo bimestrale di quasi il 5%, secondo i dati forniti dall’Ufficio Statistica del Comune. Rispetto all’aprile 2019, il prezzo medio della frutta è schizzato al 12,9% e al 43% per le fragole. I vegetali sono aumentati del 2,3% con cavoli, cavolfiori e broccoli venduti a peso d’oro. Maggiorazioni anche per pasta secca (+6,2%), carne (+2,8%) e in particolare salumi confezionati (+7%), pesce (+2,5%), formaggi freschi (+8,5%), burro (+7,7%), uova (+4,9%), ma anche pane e cereali (+1,5%), caffè (+4,3%) e acqua minerale (+2%). La variazione mensile dei generi alimentari tra marzo e aprile 2020 è stata dello 0,7%, con un +2,5% per la frutta e +2,1% per i vegetali. 

Per verificare l’impatto effettivo del Covid ora si attendono i dati di maggio, con il lento ritorno alla normalità di bar, ristoranti e negozi. «I problemi di approvvigionamento e trasporto dei prodotti hanno comportato costi aggiuntivi nella filiera - sostiene Massimiliano Polacco (foto), direttore di Confcommercio Marche -. Ma se siamo sull’ordine del 4-5% è un’inflazione ancora sopportabile. Questa è una fase transitoria, prevediamo aumenti dei prezzi anche nella ristorazione, speriamo più contenuti. Tolti piccoli ritocchi del caffè al bar, nella nostra regione la situazione è sotto controllo e siamo moderatamente soddisfatti: c’è un certo afflusso nei negozi che ci fa ben sperare in una ripresa dello shopping per l’estate».

Ma l’inflazione è tutta colpa del Covid? O c’è qualcuno che se ne approfitta? «Nella prima settimana di maggio sono state denunciate all’Antitrust situazioni strane - rivela Francesco Varagona, presidente di Adiconsum Marche -. E’ stata aperta un’istruttoria su diverse aziende della grande distribuzione per verificare se gli aumenti derivano da motivi strutturali, come la difficoltà a reperire la merce, o sono il frutto di speculazioni. Tra l’altro i dati dell’Istat indicano i prezzi medi e non colgono la realtà: nei centri più piccoli ci sono stati aumenti consistenti dovuti al regime di monopolio in cui si sono trovati i supermercati per via delle restrizioni degli spostamenti e c’è chi ha fatto ricadere i costi della sanificazione o di guanti e mascherine sul consumatore. Ma non ci sono solo i generi alimentari - aggiunge Varagona -. Alcuni stabilimenti balneari hanno aumentato le tariffe del 20-25%, come estetisti e parrucchieri. Comprendiamo il momento difficile, ma se non si cerca di calmierare i prezzi, si andrà incontro a una riduzione dei consumi a danno di tutta l’economia».

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