Chiaravalle, la stazione dei clochard tra bivacchi e panni stesi

Mercoledì 23 Ottobre 2019
Chiaravalle, la stazione dei clochard tra bivacchi e panni stesi

CHIARAVALLE  - Fa discutere anche sui social la situazione della stazione ferroviaria di Chiaravalle dove, secondo alcuni testimoni, bivaccanno e passano la notte alcuni clochard. «Anche in pieno pomeriggio - dice Samuele Favi – col via vai dei pendolari ci sono clochard che bivaccano sugli scalini, dormono sulle panchine o gridano al cellulare. Forse è il caso di trovare una soluzione».

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C’è chi rincara la dose e parla di condizioni igieniche compromesse e gravi. «La stazione ha le porte aperte della biglietteria e c’è urina ovunque, un cane legato vicino ad una panchina e cartoni e cartacce ovunque: se non ci credete andate a vedere. I clochard sono visibili a tutti come i panni ed i vestiti stesi sulle recinzioni e le siringhe sparse nei sottopassi».

 

«La situazione della stazione fa schifo – dice senza mezzi termini Francesca Delfino - una mattina ero andata con mia figlia piccola a prendere il treno: c’era un uomo che faceva pipi e un altro che vomitava. Quello che chiediamo è una città pulita e controllata dove regni la sicurezza».
Ci sono poi cittadini che sottolineano come la stazione sia pulita e il fatto che i senza tetto non diano assolutamente fastidio o arrechino danni. 

«Prendo il treno stamattina – dice Donatella Tulli - e vedo i famosi clochard colpevoli del degrado chiaravallese. Sono da una parte, ordinati, su dei cartoni con le coperte. Non vedo spazzatura intorno a loro. Il cane legato dorme vicino a loro. La situazione è assolutamente dignitosa. Mi auguro che nessuno di noi debba mai trovarsi nella condizione di dover dormire all’addiaccio. Spero che l’astio sui social non scateni una caccia alle streghe».
L’avvocato Simona Sartini evidenzia che «la povertà o il disagio vanno aiutati ad essere superati adottando quei presidi che fortunatamente uno stato civile ha e non guardando se il clochard sporca o no ma comprendendone le vere ragioni della scelta, obbligata o meno, di dormire sulle panchine».

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