Nel mirino della baby gang: «Mia figlia barricata in casa, ha il terrore di incontrarli»

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Lorenzo Sconocchini
Ancona, nel mirino della baby gang: «Mia figlia barricata in casa, ha il terrore di incontrarli»

ANCONA - Il loro lockdown è durato molto più di 70 giorni. Già prima che scattasse il divieto di uscire per arginare l’epidemia, Claudio e Angelica (nomi di fantasia) erano segregati in casa, spaventati dalle minacce della banda di baby-bulli che li avevano picchiati senza motivo durante la Notte Bianca del 7 settembre scorso. Anche dopo la fine della clausura obbligatoria, non si azzardavano a uscire ad Ancona, come accetta di raccontare - protetta dall’anonimato - la mamma di Angelica.

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«Già dopo la prima aggressione era stata dura - ricorda -, anche perché qualche tempo dopo c’erano state le minacce, le pressioni per far ritirare le denunce. Mia figlia aveva paura anche di prendere il treno per andare a scuola, perché incontrava spesso due degli aggressori che le davano occhiatacce. Il suo fidanzato è stato costretto a un esilio forzato da Ancona, gli avevano intimato di non farsi vedere perché loro lo avrebbero aspettato per picchiarlo ancora». 
 
Il lavoro saltato
Così è stato, la notte del 30 maggio. Dopo il secondo pestaggio di piazza Roma i due fidanzati sono chiusi in casa da quasi tre settimane. Finita la scuola avrebbero dovuto fare la stagione, in locali della zona, ma sono alle prese con gessi e paure. «Le prime notti mia figlia non riusciva a dormire, si risvegliava di soprassalto, ha chiesto addirittura di chiudere la finestra piazzandoci davanti una scrivania per timore che qui balordi salissero dal balcone, visto che stanno cercando i loro indirizzi. Sono sempre gli stessi, quelli della prima aggressione al porto».
Da lunedì prossimo i due fidanzatini inizieranno un percorso di sostegno psicologico. «Sono sconvolti, hanno bisogno di un supporto per riprendere una vita normale - racconta la mamma di Angelica -, il fidanzato di mia figlia ripete continuamente che è vivo per miracolo. Mia figlia dev’essere assistita in tutto, dobbiamo imboccarla e lavarla, ha paura anche di prendere un gelato nel bar sotto casa, si copre con il cappuccio della felpa. Sono ragazzi per bene, pensano a studiare, non sono abituati neanche lontanamente alla violenza. Mi chiedo dove siano i genitori di quei baby-bulli. Alcune mamme le conosco di vista, ho provato a fargli capire che i figli erano in un brutto giro, che l’avevano combinata grossa e andavano aiutati a capire, ma si sono arroccate dicendo che quella sera erano da un’altra parte». Soltanto un papà ha dimostrato di capire la situazione. «Uno solo - ricorda la mamma della studentessa ferita -, ma è disperato per quel figlio senza freni, che ha picchiato anche lui e la madre. Mi ha detto di denunciarlo, perché forse era l’unico modo di salvarlo, prima che si renda responsabile di reati più gravi».

Ultimo aggiornamento: 09:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA