La trappola della coppietta rom: finti amici per truffare i disabili che adesso verranno rimborsati

Martedì 11 Maggio 2021
La trappola della coppietta rom: Finti amici per truffare i disabili che adesso verranno rimborsati

ANCONA  - Con la complicità della fidanzata dell’epoca, avrebbe approfittato dei deficit psichici di alcuni ragazzi per indurli ad acquistare prodotti di ultima generazione, come tv e smartphone, quasi mai finiti nelle mani dei compratori. In un caso, si sarebbe appropriato dell’auto di una vittima per rivenderla a sua insaputa; in un altro avrebbe incassato al suo posto il premio assicurativo derivato dal risarcimento di un doppio incidente stradale. Sono questi i contorni del quadro accusatorio che nel novembre 2018 aveva portato la Squadra Mobile ad arrestare una coppietta di fidanzati per il reato di circonvenzione di incapace.

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Entrambi di origine rom, lei – oggi 20enne – era finita in una comunità per minori. Lui, 25enne (A.S. le sue iniziali), era stato condotto a Montacuto per poi essere scarcerato a stretto giro. Ieri, era presente in aula alla lettura della sentenza emessa dal giudice Francesca Grassi: tre anni e sei mesi di reclusione per lo stesso reato contestato dalla procura. Per la fidanzata procede il tribunale dei minori. L’imputato, difeso dall’avvocato Silvia Pennucci, dovrà anche risarcire le vittime con complessivi 12.300 euro. Erano tre le parti civili costituite, tutte rappresentate dall’avvocato Michele Zuccaro e condizionate da deficit psichici o problemi di inserimento sociale alle spalle. È tra l’inverno e l’estate del 2018 che erano venute a contatto con la coppia di fidanzati a cui erano legate da un rapporto di conoscenza e, in alcuni casi, di amicizia.

Stando alla procura, in due giorni consecutivi (7 e 8 febbraio 2018) un 29enne anconetano sarebbe stato indotto ad acquistare due mega televisori (uno curvo da 65 pollici) per un importo complessivo di circa 2.700 euro. Tali dispositivi – contestava il pm Valentina Bavai – sarebbero stati consegnati alla coppietta e mai utilizzati dal legittimo proprietario. Una 23enne sarebbe stata invece indotta ad accendere due falsi finanziamenti (non andati a buon fine), falsificando la busta paga del fidanzato. Uno, da Unieuro, doveva servire a comprare un iPhone X. Un altro, all’Auchan, avrebbe garantito l’acquisto di un aspirapolvere da mille euro. 


Una 27enne, come emerso nel corso del dibattimento, sarebbe finita nella tela della coppia per via della sua auto: una Skoda City del valore, all’epoca, di circa 15mila euro. Nel luglio del 2018 la parte offesa aveva subito un incidente stradale: lei guidava, i fidanzati erano passeggeri. 


«Dovevo incassare una polizza di 4mila e 800 euro, ma non avendo un codice Iban, l’imputato si è offerto di far veicolare i soldi sul suo conto. Io ne ho presi solo 800. Non ho mai visto gli altri soldi che mi spettavano» aveva raccontato all’epoca della testimonianza in aula. E ancora: «In un secondo momento ho lasciato la Skoda all’imputato perché mi aveva detto che l’avrebbe fatta riparare da un suo amico meccanico». 


Secondo la procura sarebbe stata venduta per circa 5mila euro a un campano. L’auto era stata poi ritrovata dalla polizia a Caserta. «Io pensavo che fosse ancora in officina» aveva specificato la vittima. La difesa pensa già al ricorso in appello per smontare il verdetto di prima grado. Durante l’arringa, l’avvocato Pennucci ha fatto leva sul rapporto di conoscenza tra le parti, sulla non forzatura negli acquisiti dei prodotti e sulla situazione dell’imputato: non si sarebbe mai reso conto dei deficit delle vittime. Non ci sarebbe mai stata quindi la volontà di lederle. I finanziamenti, inoltre, sarebbero stati solo tentati. La difesa aveva invocato l’assoluzione per la circonvenzione. 

 

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