Massacrato di botte e rapinato in casa: «Segregato in una stanza. I banditi avevano anche una pistola»

Massacrato di botte e rapinato in casa: «Segregato in una stanza. I banditi avevano anche una pistola»
​Massacrato di botte e rapinato in casa: «Segregato in una stanza. I banditi avevano anche una pistola»
di Federica Serfilippi
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Sabato 1 Ottobre 2022, 03:45 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 08:43

 ANCONA - «Appena ho aperto la porta di casa mi hanno fracassato di botte, colpendomi al volto e alla testa. Mi hanno gettato a terra e minacciato: “Ti ammazziamo, dicci dove sono i soldi”. Poi mi hanno chiuso dentro la cucina e immobilizzato con il nastro adesivo». Ha la voce tremante quando ripensa agli attimi tremendi della rapina subita il 60enne anconetano che giovedì sera è stato massacrato in casa, in via del Cardeto, da due banditi che sono riusciti a trafugare un bottino di circa 1.500 euro. Dimesso dall’ospedale con 25 giorni di prognosi (ha due costole rotte e varie contusioni), ieri mattina l’impiegato ha sporto denuncia in questura, venendo sentito dagli agenti della Squadra Mobile.

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 «Ho sentito suonare il campanello di casa - racconta il 60enne - attorno alle 20. Ho pensato che fosse il vicino di casa, arrivato per portarmi i soldi dell’affitto. Ho così aperto la porta». Ad attendere l’anconetano c’erano due sconosciuti, «con la pelle olivastra, forse nordafricani. Indossavano dei giubbetti catarifrangenti e le mascherine anti Covid. Sulla soglia di casa mi hanno chiesto se fossi la persona indicata sul campanello. Come ho risposto di sì hanno iniziato a massacrarmi di botte». Colpi in faccia e in testa, fino a far cadere a terra la vittima. Le minacce: «Dicci dove sono i soldi o ti uccidiamo».

I malviventi «mi hanno anche mostrato una pistola, probabilmente giocattolo, non sono riuscito bene a vederla, tanto era la concitazione del momento. Una volta tramortito il padrone di casa, i banditi sono andati alla ricerca dei soldi. Hanno messo l’appartamento a soqquadro. Prima di andarsene, per guadagnare minuti durante la fuga, hanno chiuso il 60enne in cucina, immobilizzandolo a una sedia e mettendogli sulla bocca lo scotch per impedirgli di urlare.

«Per legarmi hanno utilizzato il nastro adesivo - ricorda l’impiegato -. Per liberarmi ho preso una bottiglia e l’ho tirata contro la porta a vetri della cucina, che era stata chiusa dall’esterno dai due malviventi. Per farlo mi sono ferito a un dito». Per tornare completamente libero, l’inquilino ha utilizzato un coltello da cucina: «Ho usato la lama - dice ancora concitato il 60enne - per tagliare via lo scotch da mani e piedi, poi ho chiamato aiuto». Quando è tornato libero, i due rapinatori erano già fuggiti via. Forse ad aspettarli in strada c’era un complice alla guida di un’auto pronta per la fuga. Chiamato il 118, in via Cardeto sono piombati i militi della Croce Gialla e la polizia: Volanti, Squadra Mobile e Scientifica. La vittima è stata condotta al pronto soccorso di Torrette per sottoporsi agli accertamenti medici. La prognosi è di 25 giorni per due costole rotte varie contusioni.

«Se ho avuto paura? È stata tanta». Anche perché l’azione della coppia di banditi non è stata neanche tanto fulminea. Ci hanno messo almeno 20 minuti a immobilizzare il padrone di casa, a trovare i soldi e fuggire. Ora la palla passa agli agenti diretti dal vice questore Carlo Pinto. Pare che nessuno degli inquilini del palazzo abbia sentito o visto nulla. Un assist alle indagini potrebbe darlo il sistema di videosorveglianza della Facoltà di Economia, a pochi passi dall’abitazione dove giovedì sera è sceso il terrore.

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