Una movida a ostacoli, tra multe e chiusure. Operatori esasperati: «Così è un incubo, impossibile lavorare»

Martedì 29 Giugno 2021 di Stefano Rispoli
La Banchina al porto antico

ANCONA - Movida a singhiozzo, tra controlli e continui stop&go. «Lavorare così è impossibile» lamentano gli operatori del divertimento. Organizzare eventi è sempre più un’impresa: chi ci prova, spesso incappa in controlli, sanzioni e ordinanze di chiusura, sia pure temporanee. È successo a La Banchina, la nuova area di entertainment al porto antico. Potrebbe accadere lo stesso al Lazzabaretto, dove in un blitz di sabato sera la polizia ha riscontrato una situazione al limite, con una marea di giovani assembrati, in diversi casi senza mascherina protettiva, ai piedi della Mole vanvitelliana.

 

Al di là dei torti, delle ragioni e delle responsabilità, obiettivamente chi prova ad organizzare eventi di massa per gli amanti del by night si trova ad intraprendere un percorso a ostacoli nel quale è complicato districarsi. 
E siamo solo all’inizio perché da ieri è decaduto anche l’obbligo della mascherina all’aperto, che però va indossata nelle situazioni «in cui non possa essere garantito il distanziamento interpersonale o si configurino assembramenti o affollamenti». Un problema in più per i gestori dei locali, vista la normativa suscettibile di interpretazione. E dal 10 luglio (ma la data è ancora indicativa) il Governo dovrebbe dare il via libera all’unico settore ancora off limits, quello delle discoteche, dopo il parere positivo del Cts, ora che tutta Italia è in zona bianca.

«Ma conviene riaprire in queste condizioni?» si chiede Alessandro Sartarelli, amministratore unico di E20 Divertenti. «Ci propongono di riaprire le discoteche con una capienza massima del 50% e il green pass o un tampone molecolare, ma pochi giovani si sono vaccinati con entrambe le dosi, dunque una serata verrebbe a costare un occhio della testa - continua Sartarelli -. Ci sono troppe incertezze: paradossalmente è meglio aspettare l’estate prossima per le feste da ballo e concentrarsi solo su happening, aperitivi e cene». Le limitazioni rischiano di soffocare ogni iniziativa. «Le discoteche vengono trattate alla stessa stregua di un paese straniero, sembra una persecuzione - protesta Francesco Sabbatini Rossetti, direttore del Mamamia -. Apparteniamo all’unico settore che non è ancora ripartito, sbeffeggiati dall’abusivismo: ci sono chalet e ristoranti in spiaggia dove si continua a ballare, senza rispetto delle regole, mentre a noi che potremmo garantire feste in totale sicurezza chiedono il green pass. È assurdo». 


Chi ha la fortuna di lavorare, invece, lo fa sul filo di un precario equilibrio, con il rischio di cadere. Trema il Lazzabaretto dopo l’ultimo blitz delle Volanti: si teme un provvedimento restrittivo da un momento all’altro. «Lavorare così è un incubo - ammette l’avvocato Michele Cantarini, presidente del comitato Arci di Ancona -. Siamo arrivati al punto di sperare che nel locale da noi gestito non venga troppa gente e che ne vengano aperti altri, in modo da suddividere la clientela». Un mondo alla rovescia, in antitesi a qualunque logica imprenditoriale: funziona così, nell’estate della post pandemia. «La soluzione che abbiamo adottato è molto semplice: abbiamo interrotto al lumicino le attività di intrattenimento, staccando in anticipo la musica, nella speranza che sia sufficiente. Quanto alle mascherine, noi continueremo a chiedere di indossarle ai clienti che vengono a prendere da bere al bancone».

E poi ci si mette la burocrazia, come nel caso del Posabar, riaffidato in gestione alla famiglia Ramazzotti. Per il chiosco del parco di Posatora non c’è ancora una data di apertura perché «aspettiamo che si risolvano le ultime pratiche - spiega Lorenzo Ramazzotti -. Riapriremo con un po’ di paura e ci comporteremo come l’anno scorso: se vediamo che la situazione diventa incontrollabile, chiudiamo le porte del bar, anche perché non possiamo permetterci subito una multa. Stiamo lavorando sull’organizzazione di date per eventi culturali e di giocoleria, musica, aperitivi e piccoli concerti: chiediamo solo di poter lavorare». 

 

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