Maxi rissa al Miu, il ritratto delle belve: il dandy che ama sigari e champagne e l'ex calciatore elettricista

Markeljan Sojati chiede protezione a un carabiniere
Markeljan Sojati chiede protezione a un carabiniere
di Federica Serfilippi
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Martedì 10 Agosto 2021, 08:50

ANCONA - Di fatto incensurati, anche se con qualche problema giudiziario pregresso. Inseriti nel tessuto sociale della città, ma profondamente legati alle loro origini e alle loro famiglie. Uno più schivo, l’altro orgoglioso di mostrare la “bella vita” sui social, tra cene nei ristoranti superlusso, bottiglie di champagne e sigari, pur essendo formalmente disoccupato.

 

Sono i ritratti di Franc Gjoni e Markeljan Sojati, i due albanesi arrestati all’alba di sabato all’esterno del Miu Discodinner di Mondolfo al termine della maxi rissa che ha portato all’accoltellamento di un 25enne senegalese, al danneggiamento della gazzella dell’Arma e al ferimento di due carabinieri del Norm di Fano. Entrambi 25enni e residenti ad Ancona, i due albanesi – che avevano raggiunto insieme il Miu - hanno sostenuto ieri l’udienza di convalida dell’arresto, nel carcere di Pesaro. 


Le accuse, che condividono a vario titolo con altri due ragazzi arrestati (un senegalese di 23 anni e un dominicano di 33 domiciliato a Jesi), sono pesanti: resistenza a pubblico ufficiale, rissa, danneggiamento e lesioni personali. Gjoni, difeso dall’avvocato Michele Carluccio, deve rispondere anche di tentato omicidio e del possesso del coltello con cui, stando alla procura pesarese, avrebbe aggredito l’africano, ricoverato all’ospedale di Torrette e domiciliato a San Severino Marche. Il passato di Gjoni, stabilitosi nel capoluogo una decina di anni fa e residente agli Archi, lo si può carpire scorrendo il suo profilo social, pieno di foto-ricordo di serate passate con gli amici, nei locali notturni, negli chalet di grido, nei ristoranti più noti della città e in quelli d’eccellenza sulla riviera del Conero. Amante dei sigari, della moda e del buon vino (non rari i selfie con il Dom Perignon e altri champagne), il 25enne mostra fiero i momenti trascorsi nei luoghi simbolo del capoluogo e quelli vissuti in Albania, suo paese d’origine. L’ostentazione della vita lussuosa cozza con la disoccupazione. Chissà dove trova i soldi Gjoni, che alle spalle ha lavori saltuari. È incensurato ma non è un volto nuovo alle forze dell’ordine. Sojati, difeso dall’avvocato Gabriele Galeazzi, è ad Ancona stabilmente anche lui da una decina di anni. Vive a Collemarino, con il padre, la madre e il fratello minore. Ha a carico due procedimenti nati a seguito di denunce per maltrattamenti in famiglia (nei confronti dell’ex compagna) e resistenza a pubblico ufficiale. Si tratta di procedimenti non definiti. Calciatore per passione (ha un passato nella Dorica Torrette), fino a qualche mese fa era occupato come elettricista al cantiere navale, finendo poi in cassa integrazione. 
A legarlo a Gjoni non solo le origini, ma anche l’amicizia. I due, infatti, venerdì sera avevano raggiunto con la stessa auto il locale Miu, dove doveva tenersi l’evento Metropoly of Music. Quella stessa auto, una Lancia Delta nera guidata da Gjoni, che è stata praticamente distrutta da almeno due gruppi di ragazzi, in cerca di vendetta per l’accoltellamento del 25enne senegalese, colpito all’addome dalla lama trovata e sequestrata dai carabinieri. Il lunotto della vettura è stato sfondato a colpi di mattoni e transenne. 

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