Car-T, la cura anti-tumori approda a Torrette. La mamma di Lollo, ucciso da un linfoma: «Grazie a mio figlio, più speranza per molti»

Sabato 29 Maggio 2021 di Stefano Rispoli
Lorenzo Farinelli, il medico ucciso a 34 anni da un linfoma

ANCONA - «È una conquista che da una parte ci rende felici perché regalerà gioia a tante persone, dall’altra ci fa male perché se mio figlio avesse potuto sperimentarla, forse si sarebbe salvato». Parla con il cuore gonfio di speranza e spezzato dal dolore Amalia Dusmet, mamma di Lorenzo Farinelli, il medico anconetano sconfitto a 34 anni da un male spietato difficile pure a pronunciarsi, il linfoma non-Hodgkin.

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Grazie anche all’impegno della Fondazione Lorenzo Farinelli, di cui è presidentessa, a breve, forse già tra un mese, l’ospedale di Torrette potrà avviare la Car-T Cells, definita «un nuovo farmaco vivo» dal professor Attilio Olivieri, primario del reparto di Ematologia della Clinica universitaria degli Ospedali Riuniti. La cura sperimentale fino a poco tempo fa era accessibile solo negli Stati Uniti, ma a prezzi esorbitanti. Il dramma vissuto da Lollo commosse il web, al punto che fu raccolta una cifra importantissima per consentirgli di sostenere le spese per la terapia a cui si sarebbe voluto sottoporre negli States.

«Purtroppo il tempo non ha giocato a nostro favore: la malattia ha ucciso mio figlio prima ancora che potesse cominciare la cura» racconta la madre Amalia che giovedì è stata ospite in Regione nell’ambito della presentazione della terapia anti-tumorale in arrivo a Torrette. 


«Lorenzo aveva deciso di rimanere ad Ancona per curarsi, fino a quando non gli è stato diagnosticato il linfoma non-Hodgking. A Torrette è stato seguito come un figlio dai medici. Dopo i primi cicli di chemio, purtroppo la malattia si è riproposta con tutta la sua recrudescenza e l’unica soluzione era andare a Milano, dove da qualche tempo veniva svolta la terapia Car-T. Tuttavia - prosegue la mamma di Lorenzo - la sperimentazione fu sospesa per un periodo per il rinnovo dei vertici dell’Aifa, proprio quando mio figlio era stato ritenuto idoneo alla terapia. È morto non appena avrebbe potuto sottoporsi alla cura». 


Ma come spesso accade, da una tragedia possono nascere cose buone, come l’approdo della Car-T Cells nelle Marche, tra le prime tre regioni in Italia a poter garantire la sperimentazione che si fonda sulla modificazione genetica delle cellule immunitarie del paziente per poi essere re-infuse in modo da attivare la risposta del sistema immunitario contro la malattia. Il merito è anche della Fondazione Lorenzo Farinelli, impegnata a 360 gradi sul fronte della solidarietà.

«I fondi che avevamo raccolto per le spese da sostenere negli Stati Uniti li abbiamo destinati alla ricerca medico-scientifica attraverso la nostra Onlus, nata il 4 ottobre 2019 - spiega Amalia Dusmet -. Il primo atto è stato istituire una borsa di studio da destinare alla clinica di Ematologia per approfondire lo studio sulle Car-T Cells». Il bando è in via di svolgimento e a breve la borsa di studio verrà assegnata a un giovane ricercatore. La seconda iniziativa consiste in un crowdfunding per finanziare l’acquisto di un estrattore automatico di acidi nucleici a favore del nuovo laboratorio di Immuno-Biologia dei Trapianti (Ibt) presso l’Irccs, azienda ospedaliera di Bologna, grazie alla collaborazione con il dottor Pier Luigi Zinzani del Dipartimento di Medicina specialistica di Bologna. Ma è ricco il pacchetto di iniziative che la Fondazione Lorenzo Farinelli ha in mente di organizzare. «Il Covid ha rallentato la nostra corsa, ma non ci ha fermato», promette Amalia. 

 

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