Droga dello stupro, il pusher non spiega e il giudice decide di lasciarlo in carcere

Droga dello stupro, il pusher non spiega e il giudice decide di lasciarlo in carcere
di Federica Seffilippi
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Martedì 2 Novembre 2021, 11:07

ANCONA - Arresto convalidato e conferma della misura cautelare in carcere. Deve rimanere a Montacuto il 46enne anconetano (D.A. le sue iniziali) arrestato sabato mattina dalla Squadra Mobile subito dopo aver ritirato un pacco, arrivato al fronte office di un corriere espresso, contenente dieci flaconi di Gamma-butirrolattone (Gbl), sostanza simile ai barbiturici che rientra nello spettro delle cosiddette “droghe dello stupro” per la sua capacità di stordire chi la assume e di distruggere i freni inibitori. 

L’udienza

Ieri mattina, l’uomo – difeso dall’avvocato Ennio Tomassoni – ha affrontato l’udienza di convalida davanti al gip Sonia Piermartini. Non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma in maniera vaga ha provato a rispondere alle domande del giudice in merito al possesso della sostanza, di cui sono stati sequestrati dieci litri. Il ricavo sarebbe stato di 12mila dosi. Al termine dell’udienza, l’arresto è stato convalidato e il gip ha disposto la misura del carcere per il 46enne, che lavora in un centro estetico, attività del tutto estranea all’inchiesta della polizia. È stato ravvisato dal gip il pericolo di inquinamento delle prove fin qui raccolte dagli investigatori diretti dal vice questore Carlo Pinto. 

I nodi

Tanti sono ancora i nodi da sciogliere attorno al maxi sequestro, tra i primi eseguiti sotto il coordinamento del questore Cesare Capocasa. In primis, c’è da capire il mittente dei dieci litri di Gbl. La bolla del pacco fatto arrivare ad Ancona, dopo un passaggio a Fiumicino, non riportava il nome dello speditore ma solo il destinatario, il 46enne arrestato, appunto. Di certo c’è che la sostanza è stata fatta arrivare da un paese dell’Europa Centrale dopo un ordine fatto presumibilmente attraverso canali telematici. Altro punto da sciogliere: a chi era destinata la sostanza? Gli investigatori tendono ad escludere il “classico” uso della droga, solitamente sciolta nelle bevande di vittime inconsapevoli. L’ipotesi è che la Gbl sequestrata fosse destinata all’auto-somministrazione e non direttamente indotta a ignare vittime. Sarebbe dunque stata venduta dal 46enne, questa l’idea della polizia, a persone a lui vicine. Ma anche su questo punto, gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza, anche per capire quanto sia alto il livello di emergenza legato al consumo di Gbl. Il ricavo delle 12mila dosi avrebbe sfiorato i 40mila euro. Oltre alla Gbl, i poliziotti hanno sequestrato a casa dell’anconetano numerose siringhe da insulina prive di ago, utili per il dosaggio della sostanza, e 7 bustine di polvere cristallizzata (mefedrone). 

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