Baraccola, tanta voglia di shopping: messi all'angolo anche la paura e i divieti

Domenica 8 Novembre 2020 di Andrea Maccarone
Baraccola, tanta voglia di shopping: messi all'angolo anche la paura e i divieti

ANCONA  - Primo weekend dei centri commerciali senza il traino dei retailers. Si spengono le insegne dei rivenditori nelle gallerie della Baraccola. Si accede solo al comparto ipermercato, senza, peraltro, alcuno sbarramento per il non food. Ma se il decreto è stato varato a livello nazionale per scongiurare la gita nelle gallerie durante il fine settimana, basta deviare negli iperstore di settore per trascorrere un pomeriggio curiosando tra scaffali e reparti.

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La misura, infatti, non tocca le grandi aree commerciali come Trony, Mediaworld, Globo, Decathlon, Ikea e molte altre. Una mossa che, seppure strategica, è stata recepita dal piccolo commercio come una discriminazione che potrebbe portarli al collasso. 


Il primo effetto della misura introdotta dall’ultimo Dpcm si vede già dalle centinaia di posti auto liberi nei parcheggi. Ieri pomeriggio alle 16 erano 500 le persone presenti all’interno del Centro Commerciale Conero, alla Baraccola. Il contapersone posto all’ingresso indicava 1.400 posti liberi. Infatti, secondo le nuove misure di sicurezza, appena la galleria raggiunge la compresenza di 1.950 persone, automaticamente si bloccano le porte d’ingresso in attesa del deflusso. Ma in un normale sabato pomeriggio di altri tempi si sarebbe andati molto al di sopra del tetto massimo stabilito per l’attuale capienza. 


Che si sia diffuso un certo timore di frequentare i grandi spazi commerciali? Non proprio. Poco distante, il parcheggio dell’Ikea è un via-vai di auto. E’, più che altro, la diretta conseguenza della serrata imposta ai negozi all’interno delle gallerie. Il Grotte Center ieri pomeriggio non ha neanche aperto. E’ andata meglio al Carrefour, che ieri, intorno alle 15, segnava un flusso addirittura migliore rispetto ad un normale sabato. Tutto sempre nel pieno rispetto del protocollo di sicurezza: security posizionata all’accesso dell’area iper, termoscanner, segnaletica per distanziamento ovunque. Insomma, nessun assembramento. «La gente sta dimostrando di aver recepito e metabolizzato le nuove regole – afferma Maria Bruno, direttore della galleria Carrefour – tutto procede senza problemi». Ma il bel tempo non ha tenuto lontani gli avventori dagli iperstore di settore. Il parcheggio dell’Ikea, ad esempio, è stato un continuo andirivieni di auto. All’interno, sempre tutto ben regolamentato e monitorato dal personale, centinaia di clienti a distanza di sicurezza. 
 


Non tutti sono arrivati per fare grandi acquisti. Piuttosto qualche oggetto per la casa. O un semplice giro per osservare e riflettere su un investimento da fare più avanti. Insomma, un modo anche per cercare di alleviare il peso della condizione a cui tutti sono sottoposti. Mascherine ben indossate. Una spruzzata di gel igienizzante, all’ingresso e all’uscita. E via verso la prossima destinazione. Affluenza nella norma anche nei megastore dello sport. La chiusura delle palestre ha sicuramente cambiato le abitudini di molti. Infatti al Decathlon vanno per la maggiore i capi per l’attività all’aria aperta: running, escursionismo. Ma dietro la sostanziale tenuta delle grandi catene, si disvela uno scenario alquanto preoccupante per le piccole realtà. Secondo una stima della società Ceetrus, che gestisce molte delle maggiori gallerie commerciali italiane tra cui i centri Conad (ex Auchan) nelle Marche, sarebbero circa il 10% i retailers a rischio chiusura. 

«Non si capisce la ratio con cui è stata formulata la norma che prevede lo stop nei fine settimana dei negozi interni alle gallerie – sbotta la segretaria generale Fist Cisl Marche, Selena Soleggiati – se ciò è stato fatto per evitare le passeggiate del weekend in questi spazi, è un controsenso. Perchè basta dirigersi verso gli altri megastore aperti». Quindi? Cosa si sarebbe dovuto fare? «Si doveva chiudere tutte le grandi aree commerciali – continua Soleggiati – per non creare disparità e concorrenza sleale. Faccio un esempio: il maxistore Mediaworld di Ancona, alla Baraccola, resta aperto. A Chieti, in una galleria commerciale, c’è un negozio Mediaworld che, invece, deve stare chiuso. Le pare normale?». Una norma che senz’altro fa discutere. «Abbiamo sollecitato la Regione per un incontro urgente – prosegue – il piccolo commercio è stato gravemente penalizzato, e si tratta di un settore già duramente provato».

 

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