Viaggi, da Menfi a Selinunte: vino, spiagge, bici e archeologia

Sabato 17 Luglio 2021 di Maria Serena Patriarca
Viaggi: Menfi e Selinunte

Distese di vigneti a perdita d’occhio, su colline che degradano verso il mare: benvenuti nel territorio siciliano di Menfi, in provincia di Agrigento, così suggestivo (e ancora tutto da scoprire) da meritare l’appellativo di “Menfishire” proprio perché è uno dei distretti vitivinicoli più importanti dell’isola. L’enologia di qualità, la gastronomia all’insegna delle tradizioni tramandate di madre in figlia da generazioni, il ricco patrimonio storico e culturale del vicino Parco Archeologico di Selinunte fanno di ques’area della Sicilia una vera “perla” da esplorare.

 

Undici chilomentri di pista ciclabile (una panoramica greenway, nata dalla conversione della vecchia ferrovia), fra il verde dei vigneti, gli ultiveti e il blu cobalto del mare, attraversano fra pianura e collina la campagna di Menfi: un’area che è Bandiera Verde Coldiretti e che si coniuga bene con la Bandiera Blu del mare, primato che queste coste detengono da ben 22 anni. Le spiagge di Porto Palo di Menfi (un arenile lungo ben 10 chilometri), così come la Riserva Naturale Foce del Fiume Belice a Marinella di Selinunte, con le caratteristiche dune, sono anche il paradiso delle famiglie con bambini, perché i fondali sabbiosi restano poco profondi per un lungo tratto dalla battigia verso il mare aperto, e permettono ai piccoli di giocare in tranquillità. «Qui le spiagge sono integre, e la campagna ha un fascino unico, un vero patrimonio da valorizzare», dichiara Giuseppe Bursi, presidente della Cooperativa Cantine Settesoli, che raduna 2000 soci su una superficie di vigneti e uliveti di 6000 ettari su questo territorio: «puntiamo sempre di più sul biologico e sul sostenibile, per valorizzare al massimo proprio l’uva biologica, forti anche della certificazione Viva, conferita dal Ministero dell’Ambiente nel 2020».

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La Cooperativa rappresenta la più grande realtà vitivinicola siciliana e il più esteso vigneto d’Europa, una sorta di distretto del vino che si espande tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice, dando lavoro al 70 per cento famiglie di queste comunità. I turisti italiani ed europei (ma in tempi preCovid canadesi, statunitensi e asiatici) che scelgono di venire in quest'area per la villeggiatura non sono fan della formula “mordi e fuggi”: sono invece amanti della natura e del silenzio, e curiosi di sperimentare percorsi enogastronomici di qualità lontano dalla movida. Un’idea di vacanza rilassante e diversa dal solito che richiede, come specifica Bursi, «un impegno per garantire servizi all’insegna dell’eccellenza e della crescita culturale». La nuova tendenza è quella dei wine tour che abbinano percorsi in bicicletta nel verde a soste di degustazione dei vini nella Mandrarossa Winery (cha ha aperto a giugno di quest’anno) a cui fanno capo anche 1000 ettari coltivati a vigne biologiche.

La winery rappresenta una novità assoluta nel suo genere; un esperimento di costruzione quasi “futuristica” all’insegna dell’ecosostenibilità: 700 metri quadri realizzati con materiali ecocompatibili, disposti su più livelli, fra il bosco Magaggiaro (dove convivono conifere e palme nane), regno della biodiversità, lo spettacolare canyon di roccia calcarea antico di 30 milioni di anni, i vigneti e il mare.

La winery è anche sede della mission di tutela della cucina tradizionale del territorio, e raduna nella brigata di cucina le signore di Menfi che ancora oggi sono custodi di antiche ricette tipiche, come la “rota menfitana”, caratteristico dolce di pasta fritta (ideale da abbinare al Passito di Pantelleria) farcito di ricotta, che ricorda la ruota del carretto siciliano. Una particolare attenzione viene data ai prodotti a chilometro zero: fra le eccellenze del territorio, infatti, oltre al vino ci sono l’olio, il pane, i formaggi, gli ortaggi, la frutta. Dopo una tappa nel delizioso borgo di Sambuca, con i suoi vicoli saraceni, spostiamoci ora nel vicino Parco Archeologico di Selinunte, una meraviglia a cielo aperto, in una terrazza naturale sul mare, che rappresenta l'area archeologica più grande d'Europa, nodo di congiunzione fra civiltà greca e punica. Maestosi templi, santuari, necropoli in un'area con oltre 2500 anni di storia rivivono agli occhi del visitatore in 270 ettari, percorribili attraverso trenini elettrici: e ci sono nuovi scavi in corso.

La prima tappa è al tempio greco (più grande del Partenone) che era dedicato a Hera, simbolo della fedeltà matrimoniale, con suggestive colonne alte 10 metri. Il tempio risale al 460 a.C. e fu bruciato dai Cartaginesi nel 409 a.C.. Poco più avanti ecco il tempio più grande del Parco, uno dei templi dorici più grandiosi della storia, crollato in seguito al terremoto del Belice: era lungo 112 metri, con le colonne alte 16 metri e i capitelli che avevano una superficie di 16 metri quadri: al centro vi era un'enorme statua di Giove crisoelefantino, in avorio e oro, che i Cartaginesi portarono via quando saccheggiarono città. Nel 560 a.C. fu costruito invece il tempio più importante di Selinunte (costruito fra il IV e III scolo a.C.), sull'Acropoli, in origine policromo e dedicato forse ad Apollo: intorno ad esso gli altari dei sacrifici votivi e i resti delle abitazioni e della cittadella vera e propria, che ne testimoniano l’antico splendore.

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Ultimo aggiornamento: 17:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA