Il neo-direttore della Galleria di Urbino: «Questo palazzo sa raccontarsi»

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Lucilla Niccolini
Luigi Gallo, neo-direttore della Galleria Nazionale e del Polo museale delle Marche

URBINO - Ha fatto appena in tempo, Luigi Gallo, ad assumere l’incarico di direttore della Galleria Nazionale e del Polo museale delle Marche, che si sono chiuse le porte del Palazzo Ducale di Urbino. L’effetto del Dpcm, indotto dalla recrudescenza della pandemia, è scattato subito dopo il suo arrivo. 
Direttore, un fulmine a ciel sereno? 

 
«No, era chiaro ormai che, stante il peggioramento della situazione, si dovesse ricorrere a estremi rimedi. Aggirarmi nel Palazzo Ducale, così vuoto di pubblico, mi mette tristezza. Tuttavia, a porte chiuse, alla Galleria Nazionale non ci fermiamo: il lavoro ferve, con i miei collaboratori, alcuni dei quali in sede con me, e altri in smart working».
E ha già prodotto le prime tre puntate de “Il Museo si racconta. Arte e architettura nel Palazzo Ducale di Urbino”. Un modo per guidare i visitatori in Galleria, virtualmente.
«Da qualche mese, ho cominciato, assieme ai funzionari, a lavorare a nuovi progetti. Tra questi, la web serie di interventi filmati, da lunedì 9 pubblicati sul nostro sito, e sul canale YouTube istituzionale, su Instagram, Facebook e Twitter. Non solo capolavori, ma anche opere minori, particolari dell’architettura, curiosità, illustrati di volta in volta, da noi della Galleria e da personalità della cultura, che si sono rese disponibili. Intendiamo “far parlare” il museo, e suscitare la voglia di conoscere meglio: di persona, non appena sarà di nuovo possibile. Con noi collabora un giovane regista, Claudio Ripalti, una grande risorsa, l’autore delle eccellenti foto del sito. Nel primo “episodio”, Giovanni Russo, un giovane storico dell’arte da poco nel nostro staff, fa apprezzare lo scultore Gregorio di Lorenzo, il “Maestro delle Madonne di marmo”. Nel secondo, Luigi Bravi, presidente dell’Accademia Raffaello, racconta la “Annunciazione” di Giovanni Santi. È uscito lunedì il terzo, in cui parlo della splendida “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca».
Qualche anticipazione sui prossimi episodi? 
«È prevista una passeggiata virtuale nel museo, in due o tre puntate. E l’intervento su Barocci, con Luca Baroni, un dottorando in storia dell’arte alla Normale di Pisa». 
Che situazione ha trovato alla Galleria Nazionale? 
«Il mio predecessore, Peter Aufreiter, investendo molto sul marketing, ha fatto crescere il numero dei visitatori. Ora mi sembra opportuno incidere sul corpo pulsante del museo. Vorrei dare nuova linfa, ripensando il percorso, senza alterare l’organizzazione, che risale a un’idea di Paolo Dal Poggetto. Bisogna ripartire da lui, riflettendo sulla storia museografica della collezione. E sono da riscrivere i pannelli esplicativi. Poi, va ripensata l’illuminazione».
Un’impresa fondamentale, ma anche un consistente investimento.
«Mi aspetto sostegno e disponibilità da parte della Regione. E l’intervento di qualche privato di buona volontà sarebbe quantomai gradito. Per ridare luce al Palazzo Ducale, l’orgoglio delle Marche».
È uno dei suoi sogni da realizzare? 
«Il primo e più rilevante. Intanto, lavoriamo al percorso e alla narrazione del museo. Ho un cronoprogramma, che spero di riuscire a seguire: la riapertura, entro il 2021, del secondo piano, con nuove sale del Settecento, e quella del Cinquecento, ora sacrificata, con la collezione Volponi. Poi, il restauro del secondo piano del Castellare, dove disporre meglio l’Ottocento».
Per il Polo Museale delle Marche, che progetti? 
«Tra tutti, merita una cura particolare il bellissimo Museo Archeologico Nazionale di Ancona, per il quale ho in programma, assieme alla direttrice Nicoletta Frapiccini, un tavolo di lavoro, che preveda anche consulenti esterni. Forse possono eliminati gli schermi digitali accanto alle teche: tendono a distrarre dall’osservazione dal vero dei reperti. Possiamo provare a “farli parlare”, con nuovi pannelli e audio guide da scaricare sul cellulare». 
Come sta vivendo questa nuova esperienza? 
«Chiunque ha saputo della mia nomina, ha esclamato: Urbino, che meraviglia! Orgoglio e responsabilità».
E come si trova nelle Marche?
«Benissimo, circondato da persone valide, attive e motivate. Unico cruccio, i collegamenti stradali con Roma, dove ogni tanto torno a trovare mia madre. Continue interruzioni, deviazioni, ore e ore in auto. Un disastro».

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