Perugino maestro di Raffaello, inaugurata a Urbino la grande mostra curata da Vittorio Sgarbi

Martedì 20 Luglio 2021 di Lucilla Niccolini
Vittorio Sgarbi ieri alla presentazione della mostra su Perugino

URBINO - A Urbino, le celebrazioni per il V centenario della morte di Raffaello si erano aperte, in anteprima nel 2018, con una mostra dedicata al padre naturale del Divin Pittore, Giovanni Santi. E si chiudono con un evento espositivo del suo padre “artistico”: Pietro Vannucci, il Perugino. Al lui, che all’epoca era uno dei più quotati pittori, già impegnato nella decorazione della Cappella Sistina, il Santi affidò il talentuoso figlio undicenne. Giovanni per suo figlio Raffaello voleva il meglio, capiva che il suo magistero non era più sufficiente perché diventasse un campione.

 

Ce lo racconta il Vasari, con accenti tenerissimi, in un passo che Vittorio Sgarbi, prosindaco di Urbino, ha voluto leggere ieri in piazza Duca Federico, all’inaugurazione della mostra, da lui curata, “Perugino. Il maestro di Raffaello” (fino al 17 ottobre).


Il vulnus
Com’è nel suo stile, lo storico dell’arte nel suo discorso ha preso le mosse dal “vulnus” della chiusura forzata dei musei, a suo dire inutile e mortificante, per arrivare a toccare, con toni di scanzonata polemica, il dl Zan e la “gentaglia” della politica. «Prima o poi – ha annunciato – io e il sindaco di Urbino organizzeremo in questa città un forum per rafforzare il concetto che senza cultura non esisterebbe la politica. E che niente è più politico della cultura». Tant’è che lo Sgarbi non perde occasione di lanciare strali, neanche nell’atto inaugurale e festoso di una sua mostra. «Dopo quella del 2020, dedicata al “Cortegiano” di Baldassar Castiglione, vero manifesto del Rinascimento, e quella, prima ancora, sugli “Amici di Raffaello”, non poteva mancare un omaggio a chi è stato il vero padre della sua arte, il Perugino».

Nelle sale del Castellare, Vittorio Sgarbi, in camicia rossa, ha apprezzato l’allestimento, a cura di Civita Mostre e Maggioli Cultura, focalizzando i particolari di ognuno dei venti dipinti esposti. Le prime due sale rivelano, attraverso artisti ispiratori del Perugino, il passaggio, a cavallo tra Gotico internazionale e Rinascimento, dalla frontalità algida dei santi su fondali dorati, all’ambientazione nella natura delle sacre conversazioni. Per arrivare alla perizia con cui il Perugino seppe “sfondare” le sue immagini con panorami senza fine, come nel “Gonfalone della Giustizia”, che domina la terza sala. Qui, al di sotto dei piedi della Vergine in gloria, il profilo di Perugia è ben riconoscibile, tra i santi Francesco e Bernardino.

Poi, accanto a quattro quadri superstiti della predella del Polittico di Sant’Agostino, si staglia l’Arcangelo Gabriele, eletto a logo della mostra. Tutti i dipinti provengono dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, chiusa in questo periodo, a eccezione di due opere, che si aggiungeranno nei prossimi giorni, provenienti da Fano. In uno spazio sono proiettati due video, uno dei quali, attraverso le due versioni, del Perugino e di Raffaello, dello “Sposalizio della Vergine”, illustra come il discepolo abbia ben presto superato il maestro, i cui “lasciti” sono documentati nell’ultima sala. «Tra i valori di questa mostra – ha chiosato nel suo intervento l’assessore regionale Giorgia Latini – c’è la sottolineatura dell’importanza dell’educazione, della consegna del testimone tra maestri e allievi». 

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