Ludovico Lazzarelli nato nel 1447 a San Severino Marche l’uomo “divino” dei Tarocchi del Mantegna

Venerdì 30 Luglio 2021 di Anna Maria Morsucci
I Tarocchi del Mantegna

ANCONA - In questo periodo si è molto parlato di personaggi nati nelle Marche, complice anche la vittoria agli Europei dell’Italia sotto la guida dello jesino Roberto Mancini. Tra i marchigiani illustri ce n’è uno che ha avuto un ruolo molto importante nel Rinascimento italiano e anche nella storia dei Tarocchi, degno di stare accanto a Marsilio Ficino e a Pico della Mirandola. È Ludovico Lazzarelli. Nato nel 1447 a San Severino Marche, all’età di 13 anni ricevette da Alessandro Sforza, signore di Pesaro, un premio per un poema da lui scritto ed ebbe contatti con i più importanti studiosi dell’epoca.

 

Tradusse il Corpus Hermeticum, che rappresenta la principale fonte d’ispirazione del pensiero rinascimentale, in una versione che amplia i testi già tradotti da Ficino e fu autore di opere che fondevano Cabala e Cristianesimo e di poemetti a carattere allegorico. A lui vengono attribuiti i Tarocchi Sola Busca e i Tarocchi del Mantegna. Questa attribuzione scaturisce da lunghi e appassionati studi della storica dell’arte Laura Paola Gnaccolini che, già nel 2012, aveva curato la mostra dedicata ai Tarocchi Sola Busca, il primo mazzo di Tarocchi di 78 carte giunto completo fino a noi alla Pinacoteca di Brera e, nel 2019, la mostra dedicata a quelli che vengono comunemente chiamati Tarocchi del Mantegna alla Pinacoteca Ambrosiana, entrambe a Milano.


I Tarocchi del Mantegna
Se i Tarocchi Sola Busca hanno una forma solo leggermente superiore a quella delle carte attuali, i Tarocchi del Mantegna hanno delle dimensioni decisamente più grandi. Sono chiamati “del Mantegna” perché, in un primo tempo, furono attribuiti al pittore e incisore Andrea Mantegna. La serie di immagini – in realtà non si tratta di Tarocchi veri e propri - rientra nel novero di quelle meraviglie che solo raramente si ha la possibilità di vedere, dato che normalmente non sono esposte al pubblico per ragioni conservative.

Rappresentano un capolavoro grafico e simbolico e una raffinatissima testimonianza del Rinascimento italiano. Le immagini, che descrivono una visione del mondo e una via di illuminazione spirituale, furono probabilmente realizzate con un intento didascalico ed educativo, visto che Ludovico Lazzarelli era precettore di molti giovani rampolli di nobili casate.

Il fatto che alcune incisioni della serie vennero utilizzate da Lazzarelli come spunto per comporre un poemetto didascalico-enciclopedico, con una perfetta corrispondenza tra il testo poetico e le immagini delle incisioni, fa ipotizzare a Gnaccolini che egli sia stato autore di queste immagini, o meglio di quella che oggi con termini moderni definiremmo la sceneggiatura, mentre l’autore delle incisioni potrebbe essere l’artista veneziano Lazzaro Bastiani. 


I soggetti
I Tarocchi del Mantegna sono in tutto 50 stampe, divise in cinque serie di 10 elementi (il dieci è il numero perfetto alla luce della filosofia neopitagorica). Rappresentano le condizioni umane in un percorso di personaggi che parte dal Misero e arriva al Papa. Nella visione del mondo che sta alla base delle immagini”, l’uomo è posto al centro di un sistema immutabile di corrispondenze e di relazioni, sotto l’influsso delle forze cosmiche che deve imparare a conoscere per prevederne gli effetti e le conseguenze. I cieli, con i pianeti disposti secondo il sistema tolemaico, avvolgono la Terra e ognuno è sede di una divinità che esercita in vario modo la sua influenza sul sugli esseri viventi, imprimendo dei tratti caratteristici in chi è nato sotto una particolare configurazione astrale, al punto che questi si possono definire figli del pianeta. Da qui l’importanza dell’astrologia che ha il potere di comprendere e interpretare sia il mondo celeste che la realtà terrena.

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