Neonato morto 50 minuti dopo il parto, nel reparto 3 ore di tensione con i familiari

Giovedì 3 Giugno 2021 di Lorenzo Furlani
L'ospedale di Urbino

URBINO  - «Il dramma della famiglia del neonato morto dopo il parto è anche il nostro dramma di sanitari, è una sconfitta. L’ho detto ai parenti e lo ripeto pubblicamente: questo è un evento raro per noi, forse è la prima volta che accade da ciò che ricordo. È un evento che deve essere indagato in tutti i suoi aspetti, se ci sono stati dei deficit della nostra assistenza, che ora non conosciamo, devono venire fuori perché dobbiamo garantire la sicurezza alle donne che vengono a partorire nel nostro reparto».

 

 

Così il primario di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Urbino, Leone Condemi, reagisce alla tragedia che ha sconvolto la giovane coppia di Urbania (30 anni lui, agricoltore, 29 anni lei, barista), alla prima esperienza di genitori. Un evento choc per l’intero reparto, fiore all’occhiello del Santa Maria della Misericordia. Per accertarne la causa e le eventuali colpe la procura della Repubblica di Urbino ha aperto un’indagine per l’ipotesi di reato di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, notificando avvisi di garanzia a nove sanitari affinché potessero nominare propri consulenti in occasione dell’autopsia sul corpicino del bimbo eseguita lunedì scorso. Si tratta di tutto il personale che nel pomeriggio di giovedì scorso ha operato su mamma e bambino: il ginecologo, tre pediatri, l’anestesista rianimatore, due ostetriche e due infermiere .

 


Il decesso del neonato è avvenuto 50 minuti dopo il parto. Secondo quanto ricostruisce il primario (non era presente ma ha analizzato dettagliatamente la procedura con i colleghi), dopo una gestazione normale il travaglio era stato regolare, dalle 13,30 alle 16,40. «Si consideri - osserva - che per una prima gravidanza può arrivare anche a 10 ore. Soprattutto il tracciato cardiotopografico, che ci dà i battiti del bambino, non ha manifestato alterazioni tanto da indurre a fare un taglio cesareo o ad accelerare il parto una volta incanalato il nascituro. Un attimo prima che venisse alla luce aveva 150/160 battiti al minuto, da ciò deriva la nostra perplessità su quanto è accaduto».

Perché appena nato la situazione è precipitata. Il piccolo ha avuto subito una crisi espiratoria. Erano presenti in sala parto (oltre al papà al fianco della mamma) il ginecologo, l’ostetrica e un pediatra. Condemi non rivela quale fosse l’indice di Apgar, che dà un punteggio ai parametri vitali del neonato: «Questo non lo posso dire perché fa parte delle indagini». Per quelle difficoltà sono accorsi altri due pediatri, il bambino è stato portato nella sala attigua ed è stato chiamato l’anestesista rianimatore.

«Tra l’altro è uno dei più esperti nella rianimazione neonatale - rivela il primario -. È stata contatta anche la terapia neonatale dell’ospedale pediatrico Salesi per avere indicazioni ». Con questa procedura i neonati solitamente si riprendono, ma in questo caso ciò non è accaduto: il battito cardiaco è andato via via scemando fino a spegnersi intorno alle 17,30. «Perché sia successo non lo sappiamo - afferma Condemi -, pensiamo a una piccola malformazione cardiaca o dei vasi cerebrali oppure a un’alterazione metabolica. Eseguita l’autopsia, saranno i periti a dircelo».


A quel punto si sono manifestati il disorientamento e la rabbia dei familiari contro i sanitari, tre ore pesanti nel reparto, con una tensione che si è sciolta solo all’indomani quando il primario ha convocato il personale nella sala riunioni per confrontarsi a viso aperto con i parenti del bimbo (i nonni e il papà) dicendo quello che era stato fatto e perché. Una scelta apprezzata dalla famiglia. Sulla morte del neonato sarà aperta pure un’inchiesta interna con una segnalazione al Ministero della salute.

 

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