Alla moglie ha imposto anche l'amante: il tribunale condanna il marito violento

Venerdì 26 Novembre 2021 di Luigi benelli
Alla moglie ha imposto anche l'amante: il tribunale condanna il marito violento

PESARO - Umiliazioni, minacce, prevaricazioni: fino a imporre l’amante alla moglie. Ieri la condanna per un 57enne di Pesaro accusato dei reati di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, lesioni. La sentenza in una giornata non banale, quella della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E l’avvocata Pia Perricci, che tutelava la vittima, parla di una «vittoria che dimostra come si può porre fine alla violenza».

 

Il lockdown

La storia è quella di un rapporto diventato teso nel 2019 ma che durante il lockdown ha avuto le conseguenze più delicate. Un crescendo di insulti che lui avrebbe rivolto alla moglie, in presenza della figlia minorenne. Frasi come «Non vali nulla, non sei una donna, non sei brava a fare nulla, sparisci». Umiliazioni crescenti: «Non mi hai mai soddisfatto». Il tutto mentre lui aveva già l’amante. Tutt’altro che un segreto, anzi ne avrebbe ostentato la presenza. Una presenza imposta con la minaccia di “togliere la figlia” alla signora. Un clima invivibile con ripetute occasioni di scontro. Una volta lui avrebbe staccato la televisione dal muro minacciando di tirarla contro la donna. E quando lei provò a reagire lui le avrebbe scaraventato una bici addosso. Poi iniziò la pandemia. 

Frasi choc e sputi

«Di una come te non importa niente a nessuno, neppure se crepi di Covid». Finchè una volta le avrebbe persino sputato in faccia dicendo: «Ti attacco il Coronavirus». Scene di rabbia infinita con pentole rovesciate a terra, davanti alla figlia minorenne, turbata dall’accaduto. Nonostante lui si era trasferito dall’amante avrebbe continuato a perseguitare la ex. Atti persecutori tanto da far piombare la donna in uno stato d’ansia, costringendola a cambiare abitudini. Intrusioni notturne, la porta del garage presa a picconate. «Ti faccio vedere che succede, è solo l’inizio». Poi le botte in pancia, al viso e al naso tanto da spedire la donna in ospedale con una prognosi di 20 giorni. 

Risarcimento

Un’altra volta l’aveva sbattuta contro il muro più volte. Il collegio del tribunale di Pesaro ha condannato l’uomo a 3 anni e 3 mesi oltre al risarcimento di 10.000 euro in favore della madre e 20.000 in favore della figlia. L’avvocatessa Perricci si dice «estremamente soddisfatta della sentenza che è giunta in una giornata simbolo, quella contro la violenza delle donne. Un punto fermo in una triste vicenda che consentirà alla mia assistita di ricominciare a vivere, di avere speranza e fiducia nella vita. Deve essere un punto di riferimento per tutte le donne che quotidianamente subiscono le violenze: un grido di vittoria che irrompe nel silenzio assoluto delle giornate paurose, che dimostra che alla ciò si può porre fine. Assieme alla mia assistita abbiamo lottato insieme per far riconoscere i suoi diritti, abbiamo affrontato le sue paure e abbiamo ricostruito la sua dignità di donna, e di madre momento per momento ripercorrendo tutti i tragici eventi della sua vita matrimoniale. Spero che questa sentenza, dia la forza a tutte coloro che subiscono quotidianamente violenze domestiche, economiche, familiari di ribellarsi e di prendere con forza le redini della propria vita senza paura e oppressione». 

La speranza

«Un grazie particolare - conclude - alla sensibilità del pm Silvia Cecchi. La legge esiste ed è tangibile con questa sentenza. Vorrei solo che tutte coloro che si trovano in queste situazioni abbiano la forza di denunciare perché nelle aule di tribunale c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltare, disposto ad aiutare, disposto a ricomporre i pezzi di una vita infranta».

 

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