Pesaro, cella distrutta e guardia mandata all'ospedale: la folle notte in carcere dell'imam radicalizzato

Giovedì 14 Novembre 2019 di Luigi Benelli
Pesaro, cella distrutta e guardia mandata all'ospedale: la folle notte in carcere dell'imam radicalizzato

PESARO - Il calibro del personaggio è conosciuto a livello nazionale. Ben Mohamed Ayaru Borhane potrebbe essere un nome qualunque, ma la sua fama lo precede. Un anno fa fu protagonista di una rocambolesca evasione dal Carcere di Opera di Milano, fu ricercato per giorni. L’uomo era considerato al “livello 1” del rischio di radicalizzazione in quanto si era autoproclamato imam e si presume facesse proselitismi in carcere. Ad oggi ha una condanna con fine pena 2032. 

LEGGI ANCHE:
Terrorismo, 10 arresti in Abruzzo: anche un Imam e una commercialista italiana

Consigliere della Lega investe sulle strisce L'imam di Rimini: grave. «Non l'ho visto»

Ma potrebbe essere anche aumentata perché anche a Pesaro ha un precedente, motivo per cui ieri mattina si è aperto il processo a suo carico per danneggiamenti a una cella del carcere e resistenza a pubblico ufficiale, difeso dall’avvocato Salvatore Asole. Fu portato in carcere a Pesaro per poter partecipare a un processo a suo carico a Urbino, ma gli bastò una notte, quella del 12 dicembre, per combinarne delle altre. Finse un malore e chiese l’intervento di un agente della polizia penitenziaria. Ma qui iniziò il suo show. Ruppe il lavandino, il water, il tavolino e sfondò il vetro della finestra. 
 
Prese un pezzo di ceramica appuntita del lavandino appena rotto e ferì un agente che fu costretto a chiamare i rinforzi per calmarlo. Il giorno successivo, al passaggio dello stesso agente, disse di voler tornare subito a Sassari per vendicarsi e far male a qualche agente di polizia penitenziaria. 
«E’ un personaggio molto complicato – spiega l’avvocato Salvatore Asole – lo seguo già da quando oppose resistenza a un agente a Fossombrone. Anche durante la celebre fuga, dovetti andare a Palermo dove fu riacciuffato per l’udienza di convalida». Ieri l’imputato ovviamente non c’era, ci sarebbe voluta una scorta troppo importante. «Oggi è detenuto a Sassari, un carcere di massima sicurezza». 
Ayari fu protagonista della fuga la notte tra il 17 e il 18 maggio 2018 a Milano. Anche in quel caso, come a Pesaro, finse un malore, dicendo di aver ingerito una lametta, circostanza falsa. Così fu portato all’ospedale Fatebenefratelli, ma da qui riuscì a scappare eludendo i controlli di tre agenti su cui in seguito era stata avviata un’indagine amministrativa interna per verificare eventuali responsabilità o mancanze nella condotta. Fuggì in treno, fece tappa a Bologna, città in cui fu arrestato in passato per spaccio di droga. Sembra che muovesse importanti quantitativi. Alla fine, dopo giorni di ricerche nazionali e internazionali fu catturato a Palermo. 
Alta pericolosità
 Si era procurato un passaporto falso e stava per imbarcarsi, ma ad attenderlo in biglietteria e in fila c’erano le forze di polizia, in borghese che lo catturarono. «Durante l’udienza di convalida – chiude Asole – ammise tutto, ma aggiunse che aveva pagato tutti i biglietti del treno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA