Litigi e reciproche accuse tra vicini di casa. Denunciato da una donna ma viene assolto

La sentenza davanti al giudice monocratico del tribunale di Pesaro
La sentenza davanti al giudice monocratico del tribunale di Pesaro
di Luigi Benelli
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Mercoledì 2 Febbraio 2022, 09:40

PESARO - Le chiacchere sotto la sua finestra, cosa mal sopportata fino a prendere la vicina a brutto muso. Finisce a processo, ieri la sentenza davanti al giudice monocratico del tribunale di Pesaro. Una 50enne pesarese non sopportava più che quei due amici si fermassero sempre a parlare sotto la sua finestra, in una delle case di via Massimi.

Un vociare che spesso iniziava a tarda notte, cosa che le avrebbe persino impedito di dormire. Una situazione per lei insopportabile tanto che non l’aveva mandato a dire ai due amici, tra cui un pensionato 60enne pesarese. Sarebbero così nate più liti dai toni molto accesi. Fino al giorno in cui, a detta della donna, presunta vittima di quel chiacchiericcio fastidioso, uno dei due, vicino di casa, l’avrebbe affrontata faccia a faccia, minacciandola di morte e addirittura aggredendola.

La donna l’ha denunciato, portando a riprova anche un referto del pronto soccorso. Sulla base della sua versione relativa a fatti successi tra giugno ed agosto 2019 e di quel certificato, il 60enne (difeso dall’avvocato Giovanni Di Colli) è finito a processo a Pesaro per minacce e lesioni. Ieri la discussione in tribunale a Pesaro. L’avvocato Di Colli ha contestato quel referto che riportava una prognosi di 25 giorni.

«La diagnosi riferita dalla paziente parlava di un trauma cervico-brachiale. Parliamo di una patologia che non deve avere necessariamente una natura traumatica, ma che può essere occorsa per altra ragione. Per noi la prognosi di 25 giorni era incompatibile col trauma. Anche perché il referto parla di zero giorni di prognosi lavorativa, cosa che faceva presumere una patologia pregressa cronica, giustamente refertata ma dovuta ad altra natura. Inoltre la signore non è andata subito al pronto soccorso, ma lo ha fatto dopo aver presentato la denuncia». Il pubblico ministero ha chiesto 5 mesi di condanna, il giudice ha assolto perché il fatto non sussiste.

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