Gestione irregolare delle discariche, il vertice dell'Ata convocato in Regione. «Anomalia e previsione arbitraria»

La discarica di Monteschiantello per la Regione non deve essere ampliata
La discarica di Monteschiantello per la Regione non deve essere ampliata
di Lorenzo Furlani
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Sabato 2 Aprile 2022, 08:30

PESARO - Una gestione ambientale irregolare con il riempimento delle discariche tramite gli scarti industriali provenienti da fuori regione in violazione del piano dei rifiuti delle Marche; la chiusura accelerata degli impianti di Ca’ Lucio di Urbino e Ca’ Asprete di Tavullia disposta 5 anni fa con un accordo territoriale sottoscritto tra Provincia, Unione Montana alta valle del Metauro, Comuni di Tavullia e di Urbino e Marche Multiservizi per mitigare l’investimento sul trattamento meccanico biologico dei rifiuti (prima del conferimento a Ca’ Asprete), che in realtà non è mai stato realizzato.

 

L’inchiesta giornalistica
La Regione Marche conferma nei suoi atti ufficiali le criticità e le vistose incongruenze documentate dall’inchiesta giornalistica del Corriere Adriatico, con le conseguenze di un aumento degli introiti per Marche Multiservizi e di un danno ambientale per il consumo di altro suolo agricolo nel prospettato ampliamento della discarica di Monteschiantello di Fano.

Un’analisi di documenti e dati pubblicata nel silenzio di tutte le istituzioni territoriali e dei sindaci che compongono l’Assemblea territoriale d’ambito, a cui è affidata l’organizzazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani. «Una situazione senz’altro anomala» ha scritto il dirigente regionale Nardo Goffi nella relazione per l’assessore Stefano Aguzzi, che ha risposto in consiglio regionale all’interrogazione della capogruppo del M5s Marta Ruggeri, che chiedeva conto di questa distorsione.

Il piano in ritardo di 5 anni
Il piano d’ambito approvato con 5 anni di ritardo il 30 settembre 2021, assume «una previsione del tutto arbitraria - è scritto nelle prescrizioni che la Regione ha inviato all’Ata rifiuti di Pesaro Urbino nel dicembre scorso - che evidenzia uno scenario attuativo assolutamente non conforme al piano regionale di gestione rifiuti e tantomeno alla direttiva 851/2018 (dell’Unione Europea, ndr), privo di coerenza interna anche con alcune premesse e finalità del piano di ambito».

La censura, peraltro, non è nuova, perché i medesimi rilievi erano stati comunicati dalla Regione Marche all’Autorità pesarese di ambito già nel 2017, per la verifica di congruità del documento preliminare del piano di ambito, con il dirigente Massimo Sbriscia che aveva segnalato come il mantenimento di quelle previsioni «in sede di formulazione del piano di ambito costituirà elemento giustificativo sufficiente alla non conformità dello stesso». Perché tutte tre le discariche avrebbero dovuto concorrere «al soddisfacimento del bisogno di smaltimento dei rifiuti urbani» con il conferimento dei rifiuti industriali non pericolosi limitato alla provenienza marchigiana e al 50% dei rifiuti urbani, «al fine di evitare impegno di nuovo territorio».

Le indicazioni non rispettate
Quelle indicazioni non sono state rispettate tanto che nella nota degli uffici della Regione si legge che «la necessità di un ampliamento delle discariche esistenti e nello specifico di quella in comune di Fano in località Monteschiantello al momento non è giustificata e si pone ben oltre lo stesso orizzonte di piano, per cui se ne prescrive lo stralcio dalla proposta di piano d’ambito». Il lasso temporale residuo per lo smaltimento dei rifiuti nei tre impianti della provincia, secondo le regole del piano regionale, viene valutato in 10 anni.

Ieri il presidente Giuseppe Paolini e il direttore Michele Ranocchi dell’Ata sono stati convocati in Regione dall’assessore all’ambiente per chiarimenti sulla gestione. «Mi hanno riferito le loro argomentazioni - dichiara Stefano Aguzzi -, che vertono sugli alti costi di gestione delle discariche. La riduzione dei rifiuti urbani conferiti, per la raccolta differenziata ormai oltre il 70%, produrrebbe un aumento delle tariffe» senza la compensazione con i rifiuti speciali.

Riguardo al mancato investimento sul Tmb, «hanno detto che non ce n’è più bisogno per la riduzione del secco - continua l’assessore -. Io ho ricordato loro le prescrizioni degli uffici, invitandoli a mettere per iscritto le loro osservazioni per trovare una soluzione plausibile. Ciò che a me preme è garantire una gestione sostenibile sul piano ambientale nel rispetto delle regole. Per il resto è vero come dicono, e l’ho detto per primo, che il piano regionale vecchio di 6 anni è ormai superato nelle sue previsioni».

Il conflitto di interessi
Dai rilievi degli uffici emerge anche l’anomalia della posizione di Paolini, che assomma in sé le funzioni di presidente della Provincia e di presidente dell’Ata, con un potenziale conflitto di interessi, laddove si rileva che «la Regione resta in attesa di un’auspicabile espressione da parte dell’autorità competente in relazione alle funzioni di vigilanza e controllo in materia (Provincia)».

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