A14, nello schianto morirono due volontari dell'Enpa. Il giovane autista del camion patteggia 2 anni e 3 mesi

L'incidente sull'A14 risale al 7 febbraio 2021
L'incidente sull'A14 risale al 7 febbraio 2021
di Luigi Benelli
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Mercoledì 19 Gennaio 2022, 08:00

PESARO - Incidente in autostrada costato la vita a due volontari della staffetta degli animali, condannato l’autista del camion che ha causato lo schianto, il 7 febbraio dell’anno scorso. Ieri mattina davanti al Gup di Pesaro l’udienza preliminare che ha visto un patteggiamento per Sebastien Marco Titta il 24enne di Racale in provincia di Lecce, autista accusato di aver provocato l’incidente in cui sono morti Federico Tonin ed Elisabetta Barbieri, due volontari Enpa, questi ultimi assistiti da Studio3A. Lo schianto era avvenuto sull'A14 tra Pesaro e Gradara ed era costato la vita alle due vittime, oltre al ferimento di altre due persone. L’autista ha patteggiato due anni e tre mesi. 

La richiesta
Inizialmente il suo legale aveva chiesto una pena di 1 anno e 4 mesi per beneficiare della sospensione condizionale, ma sia il giudice Giacomo Gasparini, sia il pubblico ministero titolare del procedimento penale, Giovanni Fabrizio Narbone, hanno ritenuto troppo esigua la proposta, che è stata riformulata. Per l’imputato era contestato il reato di omicidio stradale con l’aggravante di aver causato il decesso di più persone che comporterebbe il triplo della pena base. Gli è stata sospesa la patente per due anni.

La tragedia all’epoca aveva destato sgomento e profonda commozione soprattutto tra le associazioni animaliste. Le due vittime si dedicavano anima e corpo agli animali, erano “staffettisti” per le adozioni di cani e gatti e stavano effettuando uno di questi viaggi per accompagnare diversi esemplari dai loro nuovi padroni. Come è emerso dall’inchiesta, basatasi sui rapporti degli agenti della polizia stradale di Pesaro, il camionista, alle 4.55 stava percorrendo l’A14 alla guida di un autoarticolato Scania con semirimorchio con direzione sud/nord. Il capo di accusa parla di «colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza di norme della circolazione stradale».

La difesa
Il camionista si era giustificato sostenendo di aver accusato un colpo di sonno. Aveva sbandato a destra, invaso la piazzola di sosta e colpito un altro articolato in sosta. Come impazzito, il mezzo pesante condotto dall’indagato, a seguito dell’urto ha deviato verso sinistra e impattato contro il muro di cemento che delimita le due carreggiate autostradali ponendosi in posizione obliqua rispetto all’asse stradale e ostruendo in pratica la viabilità su tutte le corsie di marcia. 


Il passeggero dell’autoarticolato, un quarantaduenne di origini albanesi residente a Copertino (Lecce), trasportato in qualità di secondo autista professionale, fu sbalzato all’esterno dell’abitacolo: si era salvato per miracolo ma riportando gravi fratture multiple in tutto il corpo per una prognosi di oltre 60 giorni. Non erano stati invece così fortunati i volontari milanesi dell’Organizzazione no profit di tutela ambientale “4Zampe nel Cuore” sul Fiat Ducato.

Le vittime
Federico Tonin, 46 anni ed Elisabetta Barbieri, 62 anni sono morti. Alessandro Porta, 48 anni, di Busto Garofalo (Mi) era uscito ferito ma vivo da quel groviglio di lamiere. Nel terribile impatto era morto anche un pastore tedesco. I familiari di Tonin erano assistiti dal legale Simona Agostini.


I familiari
I familiari di Barbieri e Porta, attraverso l’Area Manager e consulente legale Sabino De Benedictis si sono affidati a Studio3A-Valore Spa., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. «La sentenza di oggi rende loro almeno un po’ di giustizia consentendo anche di chiudere il doloroso capitolo giudiziario di una ferita che per il resto non potrà mai rimarginarsi» sottolinea lo Studio 3A.

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