Terremoto, cinque anni dopo cosa non funziona. Parlano i sindaci del cratere: «I lavori sono indietro, mancano progetti»

Mercoledì 27 Ottobre 2021
Pescara del Tronto dopo il terremoto del 2016

Non siamo più all’Anno Zero, ma la strada da percorrere è ancora lunga e piena di insidie. Cinque anni fa, le due violente scosse di terremoto del 26 ottobre hanno finito quello che il sisma di agosto aveva iniziato, distruggendo i borghi marchigiani già pesantemente danneggiati. A che punto siamo arrivati oggi? Lo spiegano i sindaci dei comuni colpiti, il giorno in cui il commissario straordinario alla Ricostruzione, Legnini, ha tirato le fila a Camerino su quanto fatto fino ad oggi.

L’accelerata si è vista, con lo snellimento della burocrazia, l’avanzare delle richieste per le opere private, i passi in avanti per quelle pubbliche. Ma dal 2016 ad oggi di cantieri se ne vedono ancora pochi. Si sono sfoltite le scartoffie, per così dire, ma ancora i progetti devono essere messi nero su bianco. I cittadini terremotati vivono ancora nelle Sae, e questo per loro sarà il sesto inverno fuori dalle abitazioni: le strade, le piazze, le chiese, i teatri, i municipi.

Sono ancora tutti lì e vengono tecnicamente chiamati progetti in itinere. Da Arquata a Camerino, da Acquasanta a Castelsantangelo sul Nera, la lentezza di una programmazione che sembrava invece partire a razzo subito dopo le prime scosse, ha fatto sentire tutto il suo peso. Tanto che adesso non sono solo i muri a mancare. I borghi si stanno spopolando perchè in cinque anni l’economia ha segnato il passo fino a quasi scomparire. C’è chi ha tenuto duro fino all’arrivo del Covid poi, con l’ennesima ondata, ha alzato bandiera bianca. Una bandiera che va ammainata, adesso basta.

Ecco cosa hanno detto Mauro Falcucci, sindaco di Castel Sant'Angelo sul Nera; Michele Franchi, sindaco di Arquata del Tronto; Sandro Sborgia, sindaco di Camerino e Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta

 

MAURO FALCUCCI
Sindaco di Castelsantangelo sul Nera

«Borgo e frazioni sono al palo rivogliamo la casa di riposo»

La scossa del 26 ottobre 2016 alle 19.11 e 36 secondi - magnitudo 5.4 - ha avuto come epicentro il piccolo borgo maceratese di Castelsantangelo sul Nera. Un paese in alcune zone completamente devastato dal sisma, con monumenti, chiese, palazzi e singole abitazioni danneggiate in maniera irreversibile.
Sindaco Mauro Falcucci, sono trascorsi cinque anni dall’incubo del terremoto. A che punto siamo arrivati con la ricostruzione, ma soprattutto cosa manca?
«Dopo l’approvazione del piano urbanistico attuativo possiamo dire che gran parte del nostro lavoro come Comune è stato fatto. Ora bisogna sbrigarsi a presentare i progetti e far quindi partire la vera e propria fase operativa. Abbiamo tutte le carte in regola per ricostruire il nostro paese, ma dobbiamo accelerare perché tra i vari bonus e il rincaro dei materiali, rischiamo di incappare in ulteriori ritardi».
Qual è la situazione nel capoluogo?
«Abbiamo un grande condominio in via di completamento e fuori dalla zona perimetrata sono partiti i lavori in diverse zone. All’intero della perimetrazione invece siamo stati fermi praticamente fino a poco fa, ora siamo nella fase progettuale e dobbiamo ragionare su una ricostruzione unitaria pubblico-privato».
Nelle tante frazioni la situazione è la stessa?
«Per certi versi sì, in quanto ne abbiamo perimetrate parecchie. Al di fuori delle perimetrazioni abbiamo quasi una decina di case completate, mentre all’interno bisogna partire ancora con i lavori».
Una delle opere più importanti da ricostruire a Castelsantangelo è la casa di riposo.
«Sì, perché oltre al fatto di riportare a casa i nostri anziani, c’era anche una forza lavoro importante che era una ricchezza per la città. Parliamo di più di 20 operatori. Fortunatamente da questo punto di vista le aziende del territorio hanno tenuto bene, parlo ad esempio di imprese come Nerea, Svila e la Roana, che hanno continuato a dare lavoro alla nostra gente. Tornando alla casa di riposo, la progettazione è stata finanziata, ora stiamo perfezionando il tutto insieme al commissario Legnini per avere una procedura più veloce per la ricostruzione».
(Riccardo Antonelli)

 

MICHELE FRANCHI
Sindaco di Arquata del Tronto

«Indietro con il piano attuativo e gli arquatani sono andati via»

 

Sindaco Michele Franchi, quali sono i traguardi da raggiungere per Arquata e il territorio?
«Si possono riassumere in tre parole: lavoro, scuola, famiglia. Il terremoto ha devastato i nostri paesi. Oggi avremmo bisogno di una zona franca per tutti i comuni più colpiti. Ma una zona franca con la “f” maiuscola: penso ad esempi come Livigno o altri paesi nel resto d’Italia». 
L’ipotesi potrebbe finalmente tornare a dare respiro alle zone del cratere? 
«Sarebbe un volano fortissimo per noi e per l’intero territorio. Dopo il terribile sisma che ci ha colpiti, ad Arquata tutto è finito a terra: sarebbe la marcia migliore per poter ripartire».
Il lavoro resta uno dei primari obiettivi da perseguire, uno degli strumenti soprattutto per evitare lo spopolamento? 
«Ci sono tanti arquatani che lavorano fuori e con il tempo hanno deciso di trasferirsi altrove. Se ci fossero simili incentivi o agevolazioni potrebbero tornare ad abitare i nostri luoghi». 
Cosa c’è da migliorare inoltre nell’ottica della ricostruzione? 
«Stiamo aspettando la presentazione di un piano attuativo: speriamo di poterlo approvare entro la prossima primavera. È necessario accelerare il miglioramento delle infrastrutture per la viabilità. E poi abbiamo bisogno di qualche ditta in più».
La questione della scuola è diventata negli ultimi mesi una priorità. Ad Arquata il rischio di una pluriclasse è stato scongiurato solo a pochi giorni dalla ripresa delle lezioni. Cosa ne pensa?
«Ribadiamo con forza il nostro no alla pluriclasse. Oggi e domani. Chiediamo una deroga seria per tutti i comuni del cratere per almeno quattro o cinque anni, in modo da poter ripartire nel modo migliore. La scuola è per noi fondamentale: abbiamo diritto a tutti i servizi».
Oggi finalmente si vedono i primi segnali di ripartenza reale nella ricostruzione. Quali sono le mete ancora da ottenere? 
«Con l’arrivo del commissario Legnini, attraverso le ordinanze speciali, si sono snellite diverse problematiche soprattutto per quanto riguarda la burocrazia. Sono trascorsi cinque anni, oggi stiamo lavorando per poter tornare nelle nostre abitazioni il più presto possibile. Per questo quando abbandoneremo le casette avremo bisogno di tutti quanti i servizi. È una questione di rispetto».
(Marco Vannozzi)

 

SANDRO SBORGIA
Sindaco di Camerino

«Dal teatro al parcheggio anni persi dietro alle parole»

Sandro Sborgia, sindaco di Camerino. A cinque anni dal sisma cosa resta da fare? 
«Tantissimo. Dobbiamo affrontare la ricostruzione di tutto il centro storico dove sono stati aperti cinque cantieri, le messe in sicurezza sono quasi al termine. Stiamo lavorando perché possano partire i cantieri degli immobili ricompresi nell’ordinanza speciale firmata dal commissario Legnini: il Comune ed il teatro, il parcheggio meccanizzato, l’ex palazzo Banca Marche, la rocca Borgesca, tutti quelli già finanziati. L’università e la curia stanno procedendo alla ricostruzione di immobili di loro proprietà, le istituzioni si muovono insieme, questo è positivo».
Come giudica la situazione attuale? 
«Cinque anni sono un tempo enorme, un’eternità per quanto riguarda la vita quotidiana della gente, cinque anni si sono persi in chiacchiere, in promesse e buone intenzioni. Intanto le persone vivono nelle Sae, hanno vissuto distanti dalle loro case. Oggi però c’è un barlume di speranza, si iniziano a vedere i cantieri che partono, arrivano le sollecitazioni, le pressioni. Oggi c’è una possibilità di ricostruzione, ma non possiamo permetterci di perdere un solo minuto, non ci si può più fermare, per problemi come le macerie, l’aumento dei prezzi delle materie prime: tutte criticità che si devono affrontare prima dell’avvio della ricostruzione. Questi problemi non devono ricadere sulle persone terremotate».
Come si potrebbe agire secondo lei?
«È il momento di anticipare i problemi che si possono presentare. Il problema delle imprese va affrontato con intelligenza, cercando di far sì che siano resi sicuri i luoghi di lavoro, bisogna pensare allo snellimento delle attività burocratiche. Dove serve personale, va mandato».
Per esempio?
«Servono mille persone per le attività legate al Pnrr, per le zone terremotate dove gli uffici comunali sono intasati di pratiche: qui vanno inviate persone preparate perché altrimenti sarà impossibile attuare quanto necessario, solo con le forze a disposizione».
Il solito balletto di responsabilità?
«Ci deve essere piena assunzione di responsabilità, basta con i rimpalli: è ora che la politica dia le risposte che i terremotati stanno aspettando».
(Monia Orazi)

 

SANTE STANGONI
Sindaco di Acquasanta

«Abitazioni e nuove aziende oppure qui non si sopravvive»

Sindaco Sante Stangoni, a cinque anni dal terribile sisma che ha colpito così duramente Acquasanta e gli altri comuni vicini, cosa non va? 
«Bisogna creare lavoro. Ci siamo battuti e ci stiamo battendo per la ricostruzione. Dopo diverso tempo i primi frutti ora si cominciano a vedere, ma non basta. Serve di più: le persone devono tornare a popolare i nostri luoghi».
La strada principale è quindi la creazione di nuove opportunità di lavoro. Quali sono gli obiettivi?
«Abbiamo un commissario straordinario, c’è un assessore regionale alla ricostruzione. Ma è necessario portare le industrie e le fabbriche nei nostri territori. L’arrivo di Della Valle ad Arquata è l’esempio da seguire».

L’imprenditore marchigiano in soli undici mesi dopo il terremoto del 2016 mise su uno stabilimento Tod’s nella zona. Oggi si chiede ad altri imprenditori di fare lo stesso?
«Lo continuo a ripetere: non si può pensare all’idea di ricostruzione senza accostare la ripresa economica. Il Pnrr è importante, ma abbiamo necessità che filiali di aziende importanti trovino casa qui e possano creare nuovi posti di lavoro, ad Acquasanta e negli altri comuni interessati. Altrimenti nel giro di pochi anni nei nostri paesi lo spopolamento sarà difficilmente reversibile e rimarranno solo le persone anziane». 


Nella vicina Arquata ci sono state diverse preoccupazioni negli ultimi mesi per la possibile istituzione di una pluriclasse. L’ipotesi è stata per il momento scongiurata. Ad Acquasanta invece?

«Qui non abbiamo avuto questo tipo di problemi. Ma se non si riuscisse ad invertire la rotta, tra qualche tempo anche noi ci troveremo nella medesima situazione».

La scorsa settimana il vice sindaco di Acquasanta, Luigi Capriotti, è diventato il nuovo presidente della Provincia di Ascoli al posto di Sergio Fabiani. La sua figura potrà dare una spinta in più anche se in carica solo per pochi mesi?
«Sono orgoglioso. Porterà a termine il bilancio e le ultime questioni su viabilità e scuole».
(Marco Vannozzi)

Ultimo aggiornamento: 08:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA