Castelli: «Pnrr, siamo pronti. Ma servono nuove regole. Impostazione troppo verticistica e tempi stretti»

Domenica 15 Maggio 2022 di di Martina Marinangeli
L'assessore regionale al Bilancio Guido Castelli

 Assessore Guido Castelli, titolare delle deleghe al Bilancio ed alle Finanze della Regione, da qui al 2026 vi troverete a gestire poco meno di mezzo miliardo di euro tra Pnrr e Piano complementare: come vi state organizzando?
«Stiamo costruendo un cruscotto per avere una visuale sempre aggiornata di quelli che sono i finanziamenti Missione per Missione. Abbiamo inoltre costituito una cabina di regia presso il dipartimento Politiche comunitarie ed Aiuti di stato, che porterà avanti una ricognizione delle somme e coordinerà gli interventi. Poi ovviamente ogni dipartimento avrà la propria autonomia nei segmenti di sua competenza».

 

 
Basterà questo per far sì che la macchina regionale riesca a spendere presto e bene queste risorse? Il cronoprogramma è a dir poco serrato
«La mole è importante e, anche per questo, abbiamo sviluppato un piano di rafforzamento della macchina amministrativa, che passa, tra le altre cose, per 85 nuove assunzioni nel 2022, come definito nel piano del fabbisogno di personale. Inoltre, abbiamo avviato fin da subito una riorganizzazione interna per rendere l’ente più efficiente, altrimenti non ce l’avremmo fatta. Detto questo, le tempistiche del Pnrr rischiano comunque di essere un problema».
Può spiegare?
«Andrebbero riviste le milestone perché così sembra di essere alle Olimpiadi. I tempi del cronoprogramma sono troppo stretti: va bene spendere in fretta, siamo tutti d’accordo, ma pretendere che, dopo essere state ferme in garage per anni, le macchine amministrative comunali e regionali vadano a 250 Km/h, non è molto realistico. In ogni caso, la Regione sta correndo e cerca di fare il meglio sia come soggetto attuatore che attrezzandosi attraverso la riorganizzazione interna, ma le regole sono troppo stringenti».
Tempistiche a parte, ci sono altre criticità?
«Mi sembra ci sia un clima non approntato sulla leale collaborazione. Il Pnrr si basa su un meccanismo centralistico e verticistico: gli obiettivi sono stati predeterminati dall’Europa e calati dall’alto dai ministeri senza una condivisione con i territori. Noi siamo meri attuatori: riceviamo le pec che ci dicono cosa dobbiamo fare, ma così il rischio è di non spendere tutto o di non spenderlo in maniera adeguata».
Quali intoppi avete incontrato finora?
«Faccio un esempio: inizialmente eravamo stati esclusi dal finanziamento per le ciclovie perché il Pnrr prevede che il 40% delle risorse vada al Sud e la nostra condizione di regione in transizione non sarà ufficiale fino all’Accordo di parternariato che slitta a settembre. Abbiamo dovuto sgomitare per farci riconoscere i 27 milioni di euro con decreto interministeriale. Inoltre, il fatto che le decisioni non siano state prese di concerto con i territori ha fatto sì che le risorse per l’infrastrutturazione sanitaria siano state destinate a Case ed Ospedali di comunità, e dunque non possiamo usarle per la realizzazione dei nuovi ospedali in cui siamo impegnati».
Il Pnrr era stato studiato per rilanciare l’economia nel post Covid: ora rincaro dei prezzi, costo dell’energia e guerra hanno peggiorato sensibilmente lo scenario. Non rischia di essere obsoleto?
«Il rischio c’è, in particolare per la questione del caro prezzi. C’è una richiesta generalizzata di adeguamento di tempistiche e fondi da parte degli enti territoriali, ma su questo, per il momento, sia l’Unione europea che il governo Draghi stanno nicchiando».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA