Ciao ciao smart working, i dipendenti pubblici dal 15 ottobre in presenza. La Regione accorcia i tempi dopo l’emendamento Brunetta

Sabato 25 Settembre 2021 di Martina Marinangeli
Il palazzo della giunta regionale ad Ancona

ANCONA - Addio allo smart working - o almeno, al suo uso prevalente – per gli statali: dal 15 ottobre, i lavoratori pubblici torneranno in presenza ed a fare da apripista saranno gli addetti agli sportelli.

Ad imprimere un’accelerata sul rientro dei dipendenti della Pubblica amministrazione nei canonici luoghi di lavoro è stato lo stesso premier Mario Draghi, firmando ieri il decreto che fa cessare lo smart working come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pa.

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Tradotto: la presenza fisica sul posto di lavoro tornerà ad essere la regola, mentre il lavoro agile viene limitato a casi eccezionali, al contrario di quanto stabilito dalle normative che si sono succedute dal febbraio del 2020 per contrastare le ondate epidemiche. Il provvedimento va a completare il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro, anch’essa operativa dal 15 ottobre. Entro il 31 gennaio 2022, inoltre, ogni amministrazione dovrà presentare il Piano integrato di attività ed organizzazione, all’interno del quale confluirà anche il Pola (Piano organizzativo del lavoro agile), così da ridisegnare i confini del mondo del lavoro in tempi di Covid, garantendo almeno una parvenza di ritorno alla normalità.


Le condizioni di sicurezza
Per il rientro degli statali in ufficio, le Pubbliche amministrazioni si impegnano ad assicurare le condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti-Covid. Il ministro alla Pa, Renato Brunetta, ha inoltre fatto sapere che, con successivo decreto ministeriale, verranno fornite apposite indicazioni operative affinché il rientro nei luoghi di lavoro sia «rispettoso delle misure di contrasto al Covid-19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti». Il primo passo, si diceva, sarà la riattivazione degli sportelli aperti al pubblico, fino ad ora per la maggior parte chiusi – prevedendo soltanto la possibilità di usufruire dei servizi su prenotazione – per evitare code ed assembramenti. Secondo una bozza del 15 settembre, l’eventuale accordo sullo smart working dovrebbe essere individuale ed andrebbero concordati la durata, le giornate di lavoro a distanza, il luogo dove lavorare (che non potrà essere al di fuori dei confini nazionali). 


Tre fasce del tempo di lavoro
Il tempo di lavoro, inoltre, potrebbe essere diviso in tre fasce - operatività, contattabilità e inoperabilità – e l’accesso allo smart working dovrebbe essere facilitato per chi si trova in condizioni di oggettiva difficoltà, come i genitori con figli minori di 3 anni o disabili, o lavoratori con disabilità. Il cambio di paradigma, nelle intenzioni del governo, aiuterebbe a superare una serie di resistenze, riducendo a dimensioni più fisiologiche il lavoro a distanza. Nelle Marche, un percorso di rientro era già stato impostato all’inizio di settembre, con un incontro tra l’assessore regionale al Personale Guido Castelli e le organizzazioni sindacali, durante il quale si era stabilito che tutti i dipendenti tornassero in ufficio entro l’anno. 


L’emendamento superato
In quei giorni, aleggiava già l’ipotesi di un emendamento Brunetta al decreto Green pass per i luoghi di lavoro volto ad accelerare i tempi di rientro per gli statali, ma con il decreto firmato ieri dal premier Draghi, i termini si sono di molto accorciati. La deadline non è più fissata al 31 dicembre ma al 15 ottobre ovvero tra una manciata di giorni. Così il telelavoro non è più contemplabile come modalità sostitutiva per ragioni di emergenza sanitaria.

Ultimo aggiornamento: 14:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA