Green pass, a ottobre partono le verifiche nelle aziende. Servirà in taxi o nelle chiese?

Lunedì 20 Settembre 2021 di Francesco Malfetano
Green pass, a ottobre partono le verifiche nelle aziende. Servirà in taxi o nelle chiese?

Il conto alla rovescia per l'entrata in vigore dell'estensione dell'obbligo di Green pass a tutti i lavoratori è ormai scattato. All'ora x del 15 ottobre però non mancano solo poco più di tre settimane, ma anche la definizione di tutti i protocolli che dovranno sostenere l'applicazione della misura. In altri termini, a fronte dell'impennata del «20-40% nelle prenotazioni del vaccino» annunciata dal generale Figliuolo, ci sono ancora tanti nodi da sciogliere. In primis quelli relativi ai controlli, tanto per il settore pubblico quanto per le piccole e grandi aziende private, nonché per le famiglie.

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Se però già oggi dovrebbe arrivare la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del testo del decreto, non è invece detto che le linee guida del governo «per la omogenea definizione delle modalità organizzative» saranno pronte entro la fine della settimana. Servirà infatti tempo per definire a pieno responsabilità e modus operandi. 

Per i lavoratori dipendenti non c'è particolare apprensione. Per loro il controllo è a carico del datore di lavoro che, in prima persona o attraverso un delegato, verificherà il Qr code, magari ricorrendo ai tornelli già esistenti all'ingresso di moltissime aziende.

Più complessa la situazione dei lavoratori autonomi, delle cosiddette prestazioni occasionali e dei servizi alla persona (gli esempi lampanti sono quelli dei tassisti, degli idraulici e di colf e badanti). Qui le linee di interpretazione sono due: la prima (prevalente al momento) vorrebbe che il cliente chiedesse di esibire il pass al professionista, rinunciando alla prestazione in caso di irregolarità. E quindi niente riparazione dell'idraulico e niente corsa in taxi. La seconda prevede invece che sia il professionista stesso, in quanto probabile titolare di un'azienda unipersonale o perché membro di cooperative, a garantire per sé.

A questo punto però bisognerà capire chi verificherà a sua volta che i controlli siano stati svolti. Un'attività a cui si dedicheranno tutti i pubblici ufficiali. «Ovviamente, dati gli uomini a disposizione e la platea di 23 milioni di lavoratori da controllare, si procederà con ispezioni a campione» spiega un dirigente delle forze dell'ordine (che intanto stanno lavorando ad una circolare, attesa in settimana proprio, per chiarire il punto) e, soprattutto, «affiancando all'attività ordinaria anche il controllo del Green pass» come sottolineano invece dalle Asl romane. «Quando ci recheremo in un'azienda per verificare una qualunque altra situazione - spiega Enrico Di Rosa, dirigente dell'Asl Roma 1 - chiederemo ai dipendenti anche la certificazione verde».

Bisognerà poi decidere se rivedere altre misure per garantire il ritorno in presenza del maggior numero dei lavoratori negli uffici. Con l'annunciato addio allo smart working di massa per la pubblica amministrazione, uno dei punti più spinosi sarà chiarire se grazie al Green pass si potrà derogare al distanziamento di un metro tra le scrivania, anche se sempre indossando la mascherine. Anche qui la partita è piuttosto difficile. Serve però, come per la scuola, un parere del Cts (che il governo si prepara già a chiedere) e soprattutto la definizione di un protocollo d'intesa che coinvolga tutte le associazioni di categoria, i sindacati e i medici aziendali, integrando quello attualmente in vigore siglato lo scorso aprile.

Ma quello della capienza è un nodo che riguarda anche il mondo della cultura e dell'intrattenimento. Cinema, teatri e stadi ad oggi possono infatti riempire solo fino al 50% dei posti disponibili. Da metà ottobre però, come sta chiedendo fortemente il ministro della Cultura Dario Franceschini (appello a «superare i limiti di capienza attuali» a cui si è accodato ieri anche l'ex premier Giuseppe Conte), si vorrebbe ampliare la possibilità d'accesso, arrivando magari fino all'80%.

Non servirà invece il Green pass per entrare in chiesa. Come ha precisato ieri la Conferenza episcopale italiana, le uniche regole anti-Covid previste per i fedeli restano distanziamento nei banchi, mascherine obbligatorie e igienizzazione delle mani. In ogni caso però la Cei, già qualche giorno fa, in coincidenza con l'apertura dell'anno pastorale, ha dato indicazione a tutti i vescovi a sollecitare i fedeli a vaccinarsi, con un «invito» particolare per gli operatori, sacerdoti in primis, ma anche catechisti, cantori, volontari a vario titolo. Nessun obbligo vero e proprio ma una sorta di moral suasion' da parte dei vertici di una Chiesa. Una spinta gentile, un po' come il Green pass.

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